Ancora tensioni in Catalogna, Barcellona verso la dichiarazione di indipendenza

4 ottobre 2017

Giornata tesa oggi in Spagna, dopo che il leader della Catalogna ha promesso che dichiarerà a giorni dl’indipendenza, sfidando così un allarme arrivato dal re Felipe IV, per il quale la stabilità e l’unità del paese è in pericolo. Mentre l’Unione europea ha lanciato per bocca del vicepresidente della Commissione Frans Timmermans un appello al dialogo, ufficiali della polizia catalana – Mossos de Esquadra – e leader civili indipedentisti vengono messi sotto inchiesta per “sedizione”. Il clima è quello di una profonda crisi politica, la peggiore da decenni in Spagna. Felipe IV ha definito le spinte indipendentiste come illegali e non democratiche, mettendo il peso della monarchia dietro il governo. I leader catalani, dal canto loro, hanno condannato la repressione della polizia spagnola contro gli elettori che domenica si sono recati a votare per il referendum sull’indipendenza dichiarato illegale dalla Corte costituzionale di Madrid. Il governo catalano “agirà alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima” per dichiarare l’indipendenza, ha detto il presidente Carles Puigdemont in un’intervista alla Bbc. Alle 21 di oggi il leader catalano terrà un discorso televisivo. Il portavoce del governo catalano Jordi Turull ha riferito che le autorità regionali hanno “quasi finito di contare i voti”. I risultati verranno sottoposti al parlamento regionale che avrà due giorni “per proclamare l’indipendenza della Catalogna”, ha detto in un’intervista televisiva.

Questo passaggio potrebbe ulteriormente inasprire la polemica tra Barcellona e Madrid e accrescere le tensioni. Il governo centrale ha il potere lo status semi-autonomo della Cataglona. Il primo ministro Mariano Rajoy deve ancora rispondere pubblicamente al voto di domenica, ma l’intervento del re potrebbe aprire la strada ai prossimi passaggi del premier. “E’ responsabilità dei legittimi poteri dello stato assicurare l’ordine costituzionale”, ha detto ieri Felipe. Il monarca, poi ha puntato il dito contro contro i leader catalani che, “con la loro condotta irresponsabile potrebbero mettere a rischio la stabilità economica e sociale della Catalogna e di tutta la Spagna”. La situazione, insomma, è tesa. La Commissione europea è intervenuta oggi con Timmermans durante una seduta d’emergenza dell’Europarlamento. “E’ tempo di parlare, cercare una via d’uscita all’impasse, lavorando entro l’ordine costituzionale della Spagna”, ha detto Timmermans. Tuttavia non sembra questo il momento del dialogo. Ieri centania di migliaia di catalani hanno dimostrato in occasion dello sciopero generale per protestare contro le violenze della polizia spagnola contro gli elettori. Sul fronte iberico, poi, un giudice ha posto il capo della polizia catalana Josep Luis Trapero sotto inchiesta, assieme ad altri tree, con il sospetto di “reato di sedizione”. La Catalogna ha 7,5 milioni di abitanti, che preservano le loro tradizioni linguistiche e culturali. Il Pil catalano equivale al 20 per cento di quello di tutta la Spagna. Puigdemont ha rivendicato che 2,26 milioni di persone hanno preso parte al voto, pari al solo il 42 per cento degli elettori. Nel voto non ci sono state regolari liste elettorali o osservatori.

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