Cronaca

Arresti nella sanità in Umbria, per Riesame c’è associazione delinquere

Nell’indagine sui concorsi all’ospedale di Perugia si configurano “gravi indizi” per il reato di associazione per delinquere ipotizzato dalla procura a carico degli ex vertici del Santa Maria della Misericordia. A ritenerlo (per sette indagati) e’ il Tribunale del riesame che ha accolto il ricorso dei magistrati dopo che il gip aveva escluso la sussistenza del reato nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare. Il collegio ha anche disposto il ripristino degli arresti domiciliari a carico dell’ex assessore regionale alla Sanita’ Luca Barberini (che comunque rimarra’ libero essendo il provvedimento appellabile dalla difesa) mentre dal giudice per le indagini preliminari e’ arrivato il rigetto della richiesta di revoca della custodia, sempre a casa, per l’ex segretario regionale del Pd Gianpiero Bocci.

Decisioni depositate ieri che sembrano consolidare il quadro accusatorio nell’inchiesta dalla quale sono scaturite le dimissioni, ormai confermate, della presidente della Regione Catiuscia Marini, lei stessa indagata nel procedimento. Le difese di Bocci, Barberini e dell’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Emilio Duca hanno comunque gia’ annunciato l’intenzione di impugnare le decisioni del Riesame. Non e’ comunque possibile definire perche’ il Riesame abbia ritenuto sussistere i “gravi indizi” per l’associazione per delinquere. Le motivazioni saranno infatti depositate entro 45 giorni. La procura ha pero’ ipotizzato che Duca, gli ex direttori amministrativo, Maurizio Valorosi, e sanitario, Diamante Pacchiarini, avessero operato per “eseguire le direttive impartite dalla classe politica locale” del Pd – Barberini, Marini e Bocci (che comunque non sono accusati del reato associativo) – “manipolando” i “concorsi a favore dei candidati raccomandati” o da loro “indicati”.

Una ricostruzione che riguardo all’associazione per delinquere non era stata ritenuta “pienamente persuasiva” dal gip mentre ora il Riesame ha affermato “sussistere gravi indizi di colpevolezza” al riguardo per sette dei nove indagati ai quali era stata contestata. Interrogato l’altro ieri dal giudice per le indagini preliminari, Bocci ha intanto negato si essersi mai interessato ai concorsi o di avere avuto le tracce delle prove, ma anche di avere fornito a Valorosi indicazioni sulle indagini in corso. Secondo il gip pero’ “non ha fornito interpretazioni alternative” a quanto ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare e non ha dato una spiegazione “sul perche’ gli interlocutori avrebbero dovuto mentire allorche’ riferivano di un suo interesse”. Per il gip le intercettazioni agli atti sono invece emblematiche della “dipendenza del destino dei dirigenti e di dipendenti pubblici” da quello “del politico di riferimento”. “Si comprende dunque che l’ipotesi di millanteria – scrive il gip nel suo provvedimento – resta del tutto inconsistente”.

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