Politica

Autonomia, i paletti della Meloni: no cittadini serie A e B. Nervosismo Lega

Non la nomina mai, ma la scelta stessa della frase – quel riferimento alla necessità di non creare cittadini, territori o servizi “di serie A e serie B” – basta da sola a evocare il tema: quell’autonomia differenziata tanto cara alla Lega che preoccupa le Regioni del Sud (comprese quelle a guida centrodestra) e non solo, viste le critiche di opposizioni, sindacati, Confindustria. A fornire l’occasione a Giorgia Meloni per tornare sul cavallo di battaglia della “unità della nazione” è l’evento ‘Polis’ di Poste italiane, una sorta di ‘sportello unico’ per l’erogazione di servizi della pubblica amministrazione rivolto ai 16 milioni di italiani residenti nei circa 7000 comuni con meno di 15.000 abitanti. “Noi – spiega – vogliamo unire l’Italia, vogliamo garantire a tutti i cittadini, indipendentemente da dove vivono e lavorano, lo stesso identico diritto ad accedere ai servizi in maniera semplice e veloce”.

D’altra parte, sin dall’inizio del suo governo la premier ha imposto che l’iter del ddl sull’autonomia differenziata, di cui si sta occupando il ministro Roberto Calderoli, procedesse di pari passo con quello delle altre riforme costituzionali, a cominciare dal (semi)presidenzialismo. La premier non vuole tornare indietro su un impegno preso nel programma elettorale ma allo stesso tempo cerca un difficile equilibrio rispetto ai forti timori che serpeggiano in alcuni dei suoi più ricchi bacini di voti, ovvero il Centro – con Roma capitale in testa – e il Sud. Una esigenza ancora più sentita ora, con le Regionali alle porte.
Il Carroccio ha chiesto e ottenuto che almeno l’esame preliminare arrivasse in Consiglio dei ministri prima del voto in Lombardia, su cui Matteo Salvini si gioca molto della sua leadership: una bandierina da sventolare in faccia a chi dice che il segretario ha perso per strada la vocazione originaria della Lega.

Il provvedimento arriverà effettivamente sul tavolo dell’Esecutivo nella riunione prevista per il 2 febbraio. Per questo, le parole della presidente del Consiglio hanno suscitato un certo nervosismo nel Carroccio, sebbene ufficialmente la direttiva sia quella di gettare acqua sul fuoco facendo filtrare la piena sintonia con la presidente del Consiglio sulla necessità di unire il Paese “all’insegna dell’efficienza e dell’autonomia”. D’altra parte, la premier pronuncia altre frasi che possono facilmente essere lette più che come una esortazione, come un monito agli alleati. “Io penso che di fronte alle sfide che abbiamo, tutti i livelli istituzionali debbano darsi lealmente aiuto a vicenda”, “penso che non ci sia spazio per i personalismi, penso che non ci sia spazio per le piccole beghe politiche sulla pelle dei cittadini”.

Alle parole della presidente del Consiglio, d’altra parte, si affiancano – di fronte alla stessa platea – anche quelle del garante dell’unità nazionale per eccellenza: il presidente della Repubblica. Sergio Mattarella ha infatti messo in guardia dal pericolo di danneggiare vaste porzioni di territorio sottraendo servizi essenziali, un rischio di “impoverimento del nostro Paese, di privazione di opportunità”. Quella dei piccoli Comuni, afferma il capo dello Stato – è “un Italia fondamentale che copre l’80% del nostro territorio, una parte decisiva dell’Italia, per il suo sviluppo, per il suo equilibrio”.

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