Bebe Vio accende il braciere, Mattarella apre i Giochi: Verona abbraccia le Paralimpiadi

La schermitrice campionessa ha illuminato la fiamma all’anfiteatro scaligero venerdì sera, mentre il capo dello Stato ha dato avvio ufficiale alla manifestazione invernale dedicata agli atleti con disabilità, in collegamento simultaneo con le altre città ospitanti.

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Sergio Mattarella ha dato il via ufficiale alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Il capo dello Stato ha pronunciato la formula rituale all’Arena di Verona. In tribuna sedeva anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Sul palco, prima che il capo dello Stato prendesse la parola, era già emerso il tono della serata: non una celebrazione sportiva qualunque, ma una dichiarazione d’intenti in un contesto internazionale che non consente distrazioni.

Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, ha scelto parole nette: “Non possiamo ignorare che questi Giochi si svolgono in un momento profondamente diviso, lacerato da guerre, dolore e sofferenza.” La frase era un riconoscimento esplicito dell’impossibilità di separare la competizione atletica dal suo sfondo geopolitico. Il “messaggio di pace, inclusione e solidarietà del movimento paralimpico”, ha aggiunto Malagò, “è più importante che mai”. Una dichiarazione che suona sia come imperativo morale sia come argomento politico.

La sfilata: applausi per l’Ucraina, Russia e Bielorussia presenti

Ventinove Paesi hanno sfilato con i propri atleti nell’anfiteatro. Altre nazioni hanno affidato la propria bandiera a volontari, misura che riflette le complessità logistiche e diplomatiche di una manifestazione globale in tempo di conflitto. La tensione più evidente si è manifestata quando hanno sfilato le delegazioni di Russia e Bielorussia, ammesse con le rispettive bandiere. Il momento ha generato reazioni contenute nel pubblico. L’intensità degli applausi, però, è stata un dato politico in sé: la delegazione ucraina ha ricevuto l’ovazione più prolungata e convinta della serata.

Andrew Parsons, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, ha colto l’occasione per una riflessione che trascende il protocollo. “Ai Paesi conosciuti per i nomi dei loro leader preferisco quelli conosciuti per i loro atleti”: una frase costruita per durare, pensata per essere riletta. È la rivendicazione di una gerarchia dei valori in cui la prestazione fisica conta più dell’identità del potere.

Prima della sfilata, la cerimonia si era aperta con l’ingresso del tricolore, consegnato da Carlotta Bertotti all’atleta paralimpica Veronica Yoko Plebani. L’inno nazionale è stato eseguito da Mimì Caruso, Ginevra Nervi e dal Gruppo Vocale Novecento.

Il palco come manifesto: protesi, musica, danza e distrofia

Lo spettacolo ha costruito con coerenza la sua tesi. Il pianista e compositore Dardust ha guidato una performance scenografica con proiezioni e danzatori; tra questi, Daniele Terenzi, ballerino con protesi transfemorale. Il dj Miky Bionic si è esibito con una mano bionica mioelettrica. Non accessori, non effetti scenici: corpi che lavorano, che producono arte, che competono con gli strumenti che hanno a disposizione.

Il momento di maggiore densità emotiva ha visto insieme la violoncellista Valentina Irlando, affetta da distrofia muscolare, e la danzatrice non udente Carmen Diodato, sulle note della Campanella di Paganini. Due forme di silenzio — quello imposto dalla malattia, quello della sordità — trasformate in un dialogo artistico davanti a un’Arena piena. Era la traduzione visiva e sonora di tutto ciò che la serata aveva proclamato a parole.

La chiusura è spettata a Bebe Vio. La schermitrice paralimpica, figura di riferimento del movimento italiano e internazionale, ha illuminato il braciere di Verona. In collegamento simultaneo, i fuochi di Milano e Cortina sono stati accesi dai campioni azzurri Gianmaria Dal Maistro e Francesca Porcellato. I Giochi sono ufficialmente in corso.

La serata si è conclusa con “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, eseguita in coro da artisti, atleti e pubblico. Una scelta non casuale: Volare è la canzone italiana che il mondo conosce meglio, un inno alla leggerezza che, in questo contesto, suonava come un desiderio collettivo e ostinato.