Senato approva la legge contro l’antisemitismo: adottata la definizione dell’IHRA. E il centrosinistra si spacca

Il provvedimento, approvato con 105 voti favorevoli a Palazzo Madama, recepisce gli indicatori dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto; il centrosinistra si divide tra astensioni e voti contrari, mentre le comunità ebraiche italiane esultano, pur segnalando il preoccupante aumento degli atti di odio antiebraico.

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Aula del Senato

Il Senato ha approvato il disegno di legge contro l’antisemitismo con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni. Il testo passa ora all’esame della Camera. Al centro del provvedimento c’è il recepimento nell’ordinamento italiano della definizione operativa elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance, l’organismo internazionale dedicato alla memoria dell’Olocausto.

Un voto atteso, non privo di tensioni: il campo progressista si è presentato diviso, con il Partito Democratico spaccato tra la linea ufficiale dell’astensione e sei senatori che hanno invece scelto di votare a favore. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si sono schierati contro, con motivazioni sovrapponibili.

La definizione che divide il Parlamento

La definizione dell’IHRA risale al 26 maggio 2016, quando fu adottata nella plenaria dell’Alleanza. Recita: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.” A corredo della definizione, undici esempi operativi che ne precisano il perimetro.

Tra questi: incitare all’uccisione di ebrei in nome di ideologie radicali; fare insinuazioni stereotipate sul controllo ebraico di governi, economia e media; negare la Shoah o accusare gli ebrei di averne esagerato le proporzioni; sostenere che l’esistenza dello Stato di Israele costituisce un’espressione di razzismo; tracciare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista.

Il documento chiarisce però, in un passaggio cruciale, che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite”. È precisamente su questo crinale che si è consumata la frattura parlamentare.

Le ragioni del no: Avs e M5S

Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra a Palazzo Madama, Peppe De Cristofaro, ha sintetizzato il dissenso richiamando un episodio concreto: “In base a questa dichiarazione è stata vietata nell’università di Oxford una conferenza alla quale partecipava il regista Ken Loach.” La tesi è che nei Paesi in cui la definizione IHRA è stata adottata essa sia stata sistematicamente usata per silenziare il dissenso politico pro-palestinese, in contraddizione con la sua stessa lettera.

Sul medesimo terreno si è collocata la senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino. Nel suo intervento di dichiarazione di voto ha riconosciuto che l’antisemitismo “è una forma di razzismo odiosa e antica” e che “contrastarlo è una questione seria che richiede strumenti, anche normativi, seri e solidi.” Ma ha aggiunto che questa legge non risponde a quel requisito.

Secondo Maiorino, la definizione IHRA nasce come “strumento operativo di monitoraggio”, non come norma giuridica: trasformarla in legge “rischia di creare ambiguità interpretative e, soprattutto, di stabilire per via normativa una censura politica.” Il rifiuto della maggioranza di approvare un emendamento sulla libertà di critica allo Stato di Israele, ha concluso, dimostrerebbe che “quell’ambiguità è voluta”.

La replica della maggioranza

Maurizio Gasparri, presidente del gruppo di Forza Italia al Senato, ha difeso il testo rivendicando la coerenza interna della norma. “Con questa legge adottiamo la dichiarazione dell’International Holocaust Remembrance Alliance, inclusi i relativi indicatori che qualcuno voleva cancellare”. Ha poi spiegato la rinuncia a uno dei punti originari della proposta — la penalizzazione di chi inneggia alla distruzione di Israele — come un gesto di convergenza, giustificato dal fatto che la stessa definizione IHRA tutela il diritto di autodeterminazione del popolo ebraico e quindi l’esistenza di quello Stato.

Le comunità ebraiche: necessario, non sufficiente

La comunità ebraica di Roma e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane hanno accolto il voto con soddisfazione, ma senza euforia incauta. Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha definito l’approvazione “una notizia bella e importante”, sottolineando che la legge “diventerà uno strumento decisivo nel contrasto all’odio antiebraico in tutte le sue forme”. Ha però richiamato un dato che ridimensiona qualsiasi compiacimento: gli atti di violenza contro gli italiani di religione ebraica sono aumentati del 225 per cento dal 2023. “È inquietante qualsiasi discussione che punti a ottenere un compromesso al ribasso sull’antisemitismo”, ha dichiarato.

L’UCEI ha ricordato che il provvedimento “è il risultato di diverse iniziative parlamentari della maggioranza e dell’opposizione” e ha definito l’antisemitismo “un veleno strutturale della nostra società, una minaccia diretta ai principi democratici e alla convivenza civile.” Ha espresso apprezzamento per “lo sforzo e la collaborazione tra i diversi protagonisti” e ha ringraziato, tra gli altri, i senatori Balboni, Delrio, Gasparri, Gelmini, Mieli e Scalfarotto. Il giudizio finale è di cautela: la convergenza raggiunta è “purtroppo meno ampia di quanto auspicato”, ma “rappresenta un segnale forte e inequivocabile”. Il provvedimento è ora all’esame della Camera. Il dibattito politico che lo ha accompagnato al Senato prefigura un passaggio non meno accidentato.