Politica

Berlusconi stoppa Toti e striglia Parisi, serve unita’. Avanti tutta su proporzionale

“Questa riforma è pericolosa perché con la legge elettorale può portare a una deriva autoritaria. La storia del nostro Paese negli ultimi 25 anni è caratterizzata da 5 colpi di stato incruenti”. Ritorna alla carica Silvio Berlusconi impegnato in prima persona in questa campagna referendaria. “Voto no – aggiunge – perché il governo Renzi, che cerca con il referendum una legittimazione del voto che non ha avuto, è ora che vada a casa”. E’ convinto “che il buonsenso degli italiani prevarrà e che ci sarà una vittoria” del No. Sul fronte politico striglia Parisi, sottolineando che tra Mr Chili e Salvini “non sono rotture definitive, sono scontri personali. Parisi sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo”. Un messaggio chiaro e che serve anche a rassicurare i colonnelli di FI e lo stesso leader della Lega. “Il centrodestra è compatto – evidenzia il Cav -, tutti i partiti sanno bene che se rompono la coalizione si condannano all’irrilevanza. Stiamo lavorando tutti insieme al programma che presenteremo agli italiani. Per il resto, il teatrino delle schermaglie politiche e le ambizioni personali non interessano agli elettori”. In altri termini, gli elettori del centrodestra “vogliono protagonisti che vengono dalla cultura del fare non dal teatrino della politica Tutti insieme ci candideremo a guidare il Paese dopo il fallimento di questo governo. Cerchiamo protagonisti nuovi e senza fare rottamazioni”.

Poi c’è il capitolo Toti. Il governatore della Liguria viene considerato innanzitutto “un uomo azienda” e quindi c’e’ ottimismo tra gli azzurri sulla possibilita’ di convincerlo a non sposare le accelerazioni di Salvini. E’ sbagliato agitarsi ora, dobbiamo rimanere uniti per il NO al referendum, e’ la tesi che da tempo ripete il Cavaliere. Fino al 4 dicembre, dunque, l’ex premier non e’ intenzionato a consentire fughe in avanti: la carta Toti potrebbe servire per stringere un asse piu’ forte con il Carroccio; il ruolo di Parisi, invece, verrebbe speso come mediatore dopo la consultazione. Lo spartiacque e’ la legge elettorale. Se non dovesse cambiare – questo il ragionamento dell’ex premier – allora il centrodestra dovrebbe presentarsi unito. Ma ormai si punta sempre di piu’ sul proporzionale ed e’ in corso una trattativa sotto traccia con il Pd e con Area popolare per le modifiche all’Italicum, anche qualora dovesse vincere il Si’. La proposta fatta pervenire da Ap a FI prevede un mix tra due diversi sistemi: 500 seggi verrebbero assegnati secondo il modello del Provincellum, mentre i restanti 130 seggi verrebbero distribuiti con il sistema del Mattarellum, e un premio di maggioranza che verrebbe assegnato in questo modo alla coalizione che prende piu’ voti. Ma il partito azzurro e’ scettico sul Provincellum e comunque pone come base per cominciare a discutere una soglia di sbarramento dell’8%. Altro particolare non da poco: occorrera’ trovare i voti in Parlamento e diversi azzurri gia’ manifestano perplessita’ su questo orientamento.

In ogni caso l’offerta di Alfano di riunire i moderati e’ stata rimandata al mittente. “E’ nel governo e vota si’ al referendum”, taglia corto Brunetta. Lo schema della ‘grande coalizione’ tuttavia potrebbe – questo il convincimento di una parte di FI – riproporsi dopo la consultazione. Una strada che Salvini considera sbagliata: il leader del Carroccio e i ‘trumpisti’ sono pronti a scendere in piazza se Renzi – qualora il ddl Boschi non dovesse avere il via libera dei cittadini – decidesse di non dimettersi. “L’Italia sara’ stabile indipendentemente dall’esito del referendum”, sostiene invece Parisi. Il clima resta teso: “Con Salvini leader non si vince, noi rappresentiamo la maggioranza degli italiani che sono miti”, e’ il refrain di Mr Chili, “noi siamo liberali e popolari”. Il segretario del Carroccio, pero’, non ci sta: “Per me Parisi – sottolinea – vale come Alfano e come Verdini, io non lavoro con i voltagabbana, non ho nulla da dirgli”. Il fatto e’ che la maggioranza del partito, pur non credendo in un partito unico, intende porre un freno all’ex Ad di Fastweb. Matteoli, Gasparri, Romani, sono in prima fila in questa battaglia. Mentre altri ‘big’, in primis Gelmini e Carfagna, attendono il Cavaliere e non si espongono. “Noi non daremo a Salvini alcuna investitura”, la linea di Berlusconi che pero’ non vuole neanche lanciare strali contro la piazza di Firenze e intende invitare Parisi a smorzare i toni. “A gennaio ci sara’ la resa dei conti”, e’ la previsione dentro FI: il convincimento dei ‘berluscones’ e’ che il progetto di Parisi sia sostenuto dal presidente azzurro, ma il timore e’ che la rottamazione sia ampia, da qui il disorientamento e il malessere diffuso tra i parlamentari.

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