Mondiali Brasile 2014, la sfida dei due mondi

Domani Argentina-Germania, terza finale dopo quelle ’86 e ’90 Si confrontano il talento sudamericano con il pragmatismo tedesco

Argentina contro Germania, due mondi a confronto, così lontani, così diversi. Da una parte l’istinto e il talento sudamericano, dall’altra il pragmatismo tedesco. Buenos Aires contro Berlino, asado contro wurstel e crauti, tango contro danza bavarese, stivale gaucho contro “birkenstock”, il tipico sandalo che i tedeschi sfoggiano con il pedalino corto (purtroppo) per le vie di tutto il globo, la volatilità del pesos argentino contro l’austerità della “Bundesbank”. E ancora il genio di Maradona, compresa la furbata di mano contro l’Inghilterra del 1986 e il rigore di Brehme quattro anni dopo a certificare la rivincita della Germania.

Domenica alle 21 l’epilogo di un mondiale bello e possibile. Forse l’unica eccezione resta la sbornia brasiliana contro i tedeschi, per il resto tutto scontato. Quattro semifinaliste abituate a vincere o ad arrivare in fondo, nessuna africana nei quarti nonostante si dica da vent’anni che il calcio di quei paesi sarà protagonista al mondiale successivo e presto dominerà la rassegna iridata. Bei gol, sfide interessanti e spettacolari ma anche qualche partita finita ai rigori dove ha prevalso la paura di perdere sulla voglia di vincere. Tant’è, tocca a loro, l’Argentina di Messi sfida la Germania di Muller. Per la terza volta la finale vedrà queste due protagoniste, il bilancio è in parità con un successo per uno mentre, nel computo generale, sono in vantaggio 3-2 i tedeschi.

In mezzo, i brasiliani delusi e distrutti dalla certezza di dover tifare per i propri carnefici. Una scelta difficile anche se alla fine prevarrà il provincialismo sudamericano contro i vicini di casa. Si tureranno il naso nei sambodromi, cancelleranno i sette colpi al cuore ricevuti dalle truppe germaniche e quei sorrisetti irriverenti tra i giocatori sul 5-0 che hanno fatto piangere di rabbia una nazione. E allora tutti a sperare in un’altra magia di Ozil e Klose perché, dopo l’Uruguay nel 1950 e quella tragica finale persa in casa, sarebbe troppo vedere l’odiata Argentina alzare la coppa del mondo dentro al Maracanà, il tempio brasiliano. Sul lungomare di Copacabana solo un grido: forza Germania anche perché gli argentini saranno tanti. E sono rumorosi soprattutto quando fanno quel coro, mutuato dai napoletani urlando “Maradona è meglio di Pelé”. Si calcola che ne possano arrivare più di 50mila, molti dei quali sprovvisti di biglietto della partita, che comunque sperano di acquistare dai tanti brasiliani pronti a disertare il Maracanà con l’assenza della Selecao.

Intanto il Cristo del Corcovado sarà illuminato dei colori delle squadre finaliste. Twitter ha infatti annunciato di aver raggiunto un accordo con le autorità locali e con l’Arcidiocesi di Rio, secondo cui a partire da ieri si potrà scegliere se vogliono vedere il Cristo illuminato con i colori della Germania o con quelli dell’Argentina. Il numero di voti ricevuti dalle due nazionali determinerà per quanto tempo la celebre statua sarà illuminata con i colori delle due squadre. C’è da giurare che i brasiliani tiferanno Germania anche per evitare quello che per loro sarebbe un ulteriore scempio dopo i sette palloni raccolti da Julio Cesar nella propria porta dopo la sconfitta del secolo per la nazionale verdoro.

La partita vede una sola favorita, la squadra di Loew che avrà anche un giorno in più di riposo per preparare l’atto conclusivo del mondiale dei mondiali. Il ct Sabella (la sua somiglianza al Marlon Brando che interpretava il «Padrino» è ormai un cult) cercherà di non lasciare troppo spazio al centrocampo tedesco che può fare a pezzetti qualsiasi avversario e poi palla a Messi che deve inventarsi la giocata vincente sfruttando la lentezza dei difensori teutonici. Ancora poche ore e il destino sarà compiuto, tra lacrime, rimpianti e gioia sfrenata. Argentina-Germania, solo un popolo farà festa per il mondiale vinto a casa dei maestri del calcio. (Il Tempo)

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