Cronaca

Caos vaccini, Commissione Ue scarica su Stati membri

La direttrice generale della Commissione europea responsabile della Dg Sante (direzione generale Salute e Sicurezza alimentare), Sandra Gallina, ha difeso con forza a Bruxelles gli Accordi di fornitura anticipata dei vaccini anti Covid che l’Ue ha stipulato con le aziende farmaceutiche produttrici, sottolineando in particolare che la consegna agli Stati membri dei quantitativi previsti di dosi secondo i calendari concordati nei contratti “è un obbligo”, nonostante la clausola sul “best effort”. Inoltre, ha sottolineato che il prezzo pagato dall”Ue per i vaccini è “pienamente giustificato” e che “pagando di più non avremmo avuto più dosi”. Gallina, che è stata in prima linea nel negoziato per l”elaborazione dei contratti, ha parlato durante una lunga audizione in videoconferenza della commissione Bilanci del Parlamento europeo.

La questione più problematica, come è noto, riguarda il vaccino di AstraZeneca, per via delle drastiche riduzioni annunciate dall”azienda nelle consegne previste nel primo trimestre dell”anno. Nel contratto di fornitura anticipata, pubblicato integralmente venerdì scorso (anche se con molte parti oscurate su richiesta di AstraZeneca che ha invocato il segreto commerciale), ricorre molto spesso la clausola “best effort”, che indicherebbe, secondo l”azienda, non un obbligo di consegnare il numero di dosi dei vaccini alle scadenze prefissate, ma solo un impegno a fare “il massimo sforzo” per riuscirci. Sandra Gallina ha ricordato che le aziende farmaceutiche che hanno firmato gli Accordi di fornitura anticipata dei vaccini con la Commissione, hanno poi stipulato anche un contratto riguardo agli ordinativi (“order form”) con ciascuno degli Stati membri. “Gli obblighi delle società – ha spiegato la direttrice generale – per noi sono molto chiari: gli “order form”, che sono in mano agli Stati membri, dicono dove si trova il centro di smistamento (“hub”, ndr)” in cui devono arrivare i vaccini in ogni paese, e contengono “un calendario settimanale con un giorno preferito per le consegne. E questi contratti con i calendari di consegna sono vincolanti, non c”è “best endeavour” ovvero l’impegno di fare il massimo sforzo.

Quanto al significato di questa controversa clausola negli Accordi europei di fornitura anticipata, la funzionaria ha poi ribadito in modo più dettagliato quanto aveva già detto qualche giorno fa la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: “So che nei contratti si parla di impegno per il “best endeavour”, ma questo è perché le aziende non potevano sapere se avrebbero avuto successo i trial clinici e se avrebbero ottenuto l”autorizzazione” per il vaccino. “Il “best endeavour” riguarda quella fase, il fatto che dovevano produrre “a rischio” vaccini che in caso di mancata autorizzazione avrebbero dovuto essere distrutti, e le consegne delle dosi secondo un certo calendario”. “Quando stavamo negoziando – ha ricordato Gallina -, non c’era alcuna possibilità di prevedere quando un vaccino sarebbe stato autorizzato, e quindi non avevamo modo di decidere la consegna del vaccino entro una certa data” in modo sicuro. “E’ per questo che c’è a volte una certa variabilità nei calendari previsti dai contratti. Ma è importante anche la premessa dei contratti: il fatto che stavamo finanziando una produzione a rischio”. Ovvero: “Noi stiamo spendendo denaro pubblico affinché voi (le aziende farmaceutiche, ndr) possiate produrre degli stock che saranno disponibili non appena arriverà l”autorizzazione. Non c”è alcun dubbio su questo”.

Oggi con AstraZeneca “c’è un problema”, ha riconosciuto la direttrice generale, ma non con le altre due aziende di cui sono stati autorizzati i vaccini, Pfizer-BioNTech e Moderna, “stiamo avendo le consegne secondo il calendario previsto”; e se consideriamo quando abbiamo cominciato, non siamo indietro” rispetto agli altri paesi che hanno vaccinato di più. “Per le vaccinazioni effettuate siamo a 12 milioni, siamo nella serie A e non abbiamo niente da invidiare” a Israele, Regno Unito, Usa, ha sottolineato. “Siamo – ha proseguito – attorno ai 15 milioni di dosi di vaccini consegnate in gennaio, 33 milioni a febbraio e 55 milioni a marzo, ma ci saranno quantità molto maggiori nel secondo trimestre, perché entreranno in azione nuovi contratti e molte più dosi. Non avremo più solo Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca, ma anche un nuovo contratto con BioNTech che raddoppierà i quantitativi di vaccini; avremo Johnson & Johnson che entrerà in campo, e poi attendiamo Curevac nel secondo trimestre”.

Alla fine, insomma, si dovrebbe raggiungere l’obiettivo indicato dalla Commissione di vaccinare entro l’estate il 70% dell”intera popolazione dell’Ue. “Avremo tutti i vaccini per riuscirci: 300 milioni nel secondo trimestre, da aggiungere ai 100 milioni di primo: in tutto 400 milioni, abbastanza da avere almeno 200 milioni di persone vaccinate”, considerando anche la dose di richiamo, che però non sarà necessaria per il vaccino Johnson & Johnson. “Ma mi è sempre stato chiaro – ha continuato Sandra Gallina – che il primo trimestre non sarebbe stato semplice”. Sui tagli annunciati alle aspettative di consegne dei vaccini di AstraZeneca, la funzionaria ha riconosciuto che “l’assenza di quel vaccino è un problema per il primo trimestre”, perché quello “avrebbe dovuto essere il vaccino per la vaccinazione di massa” in molti Stati membri. “Aspettavamo quantità a tre cifre (come numero di milioni, ndr), mentre saremo a un quarto, forse il 30-35%, dipende da quello che ci dirà AstraZeneca”.

L’azienda anglo-svedese ha annunciato che potrà consegnare 9 milioni aggiuntivi di dosi nel primo trimestre, rispetto a quanto aveva detto la settimana scorsa, e che aumenterà la sua capacità produttiva in Europa. Il numero totale delle consegne a fine marzo arriverebbe dunque a 40 milioni, come ha riferito ieri via Twitter la presidente von der Leyen. Il “messaggio finale” che Sandra Gallina ha voluto dare nella sua audizione riguarda la risposta alla questione che le è stata posta in diverse domande dagli eurodeputati: la Commissione avrebbe potuto ottenere più dosi di vaccini, e consegnate più rapidamente, se avesse pagato di più? “La risposta è no”, ha detto con decisione la direttrice generale: “Le aziende – ha spiegato – hanno problemi di capacità di produzione, le dosi sono state tutte già riservate, per lo più da noi. Nuove dosi da comprare non esistono. Abbiamo comprato tutte quelle che erano disponibili, e tempestivamente. Ma in un contratto come questo non si comprano semplicemente delle dosi; quello che compriamo sono dosi consegnate secondo un certo calendario nel tempo. Tutta la questione sta qui: avere l”azienda che consegni entro la scadenza per cui si è impegnata a consegnare”.

“Non avremmo ottenuto più vaccini con più soldi. Il problema è la capacità produttiva, che non si crea dalla sera alla mattina”, ha insistito la funzionaria, puntualizzando poi che non è vero, come è stato detto, che i britannici paghino molto più dell”Ue per il vaccino AstraZeneca, ovvero 2,50 euro contro 1,78. “Il nostro prezzo è pienamente paragonabile a quello che paga il Regno Unito, perché 1,78 euro non è il prezzo pieno, ma solo una delle due componenti che paghiamo”. “Io penso – ha sottolineato ancora la direttrice generale – che il prezzo che stiamo pagando sia pienamente giustificato, e non penso che dovremmo pagare di più. Quello che dobbiamo fare è ottenere che le aziende rispettino i loro impegni. Quello di cui abbiamo bisogno è più produzione, più ricerca, e aiutare le imprese a coordinare la ricerca. Abbiamo usato il denaro che c”era, e lo abbiamo usato bene, distribuendolo su diversi contratti e comprando tutte le dosi di cui avevamo bisogno. Alla fine dell”anno avremo 2,3 miliardi di vaccini. Il problema non saranno le dosi, ma – ha concluso Sandra Gallina – le vaccinazioni, che dovremo cercare di realizzare più rapidamente, con i vaccini che ci sono”.

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