Youssef Siher, 30enne ricercatore e amministratore dei canali Telegram e Instagram del “Movimento 17 ottobre”, è stato scarcerato dalla gip di Milano Tiziana Landoni, che ha respinto la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura.
La decisione, depositata in 37 pagine, ribalta l’impianto accusatorio: per la giudice non ci sono “gravi indizi di colpevolezza” per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, il nuovo reato introdotto dal più recente decreto sicurezza. La linea dei legali Ciccarone e Abu Sharar è stata accolta.
La lettura ribaltata delle chat
La gip analizza uno ad uno i post dell’esponente dei Giovani palestinesi e conclude che non si è mai “ispirato alle gravi violenze” di Milano, “neppure menzionate quale modello delle forme di protesta da lui proposte”. Nei suoi messaggi, secondo la Procura, c’erano sostegno e organizzazione di una “sommossa”; per la giudice Siher si è “di fatto limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, ‘consapevole'” e “la formazione di una coscienza collettiva”.
Non voleva “arrecare un grave danno allo Stato” né “intimidire la popolazione”. La “generica ‘dichiarazione di guerra’ ad un ‘presente infame'” non era rivolta “alle istituzioni dello Stato” e non era “accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente”. Il “vademecum” per la “difesa in piazza” non conteneva “riferimenti a strumenti offensivi”. Non risulta che lo studioso dell’Islam politico abbia “caldeggiato o in qualche modo sostenuto i comportamenti violenti menzionati” da altri utenti, che parlavano di blitz “a danno di banche, edifici pubblici”. Il riferimento alle azioni in Francia era “assolutamente generico”.
Le esigenze cautelari escluse
La giudice non ha riconosciuto nemmeno le esigenze cautelari, a partire dal pericolo di fuga. Ha scritto che non è vero che Siher volesse “rendersi irreperibile”: quando è stato perquisito il 24 ottobre era a Milano a casa di amici “in vista della manifestazione”. Per la gip, la libertà d’espressione sancita dalla Costituzione può essere limitata solo quando “è effettivamente in gioco la tutela di altri beni”, come “la sicurezza pubblica”, e l’istigazione a delinquere esiste solo quando le parole sono “concretamente” idonee a “provocare la commissione” di reati. Nel caso di Siher, pur con “toni aspri ed espressioni volgari”, l’obiettivo era portare avanti forme di protesta “pacifiche” o “evocare azioni di ‘disobbedienza civile'”.
L’attacco della premier
“Lo dico senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre'”. Così in un video sui suoi social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del Ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente per bene”, ha aggiunto la premier, affermando di non sapere “come possa uno Stato normale difendere le persone per bene di fronte a queste decisioni di certa magistratura”.
Tiziana Landoni è diventata suo malgrado protagonista di una polemica. Cercando il suo nome è emerso che la giudice è nell’elenco dei sottoscrittori dell’appello dei giuristi per Gaza pubblicato dalla rivista Giustizia Insieme. La scoperta ha alimentato le critiche politiche alla decisione, mentre la magistratura ha chiuso i ranghi attorno alla gip.
La difesa dell’Anm
“La nostra piena solidarietà alla gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della Presidente del Consiglio dei ministri”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati. “Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”, ha aggiunto l’Anm, sottolineando che “autonomia e indipendenza della magistratura sono due capisaldi della democrazia” e che “questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni”.
Le reazioni del governo e dei sindacati
“Una decisione che mi lascia sconcertata”, ha dichiarato sui social la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. “Le decisioni della magistratura si rispettano, ma dopo giorni di violenze e attacchi alle Forze dell’Ordine, e di fronte ad accuse molto pesanti, con la Procura che aveva indicato anche il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione dei reati contestati, è difficile comprendere una decisione di questo tipo”, ha aggiunto.
“La scarcerazione di Siher, ideologo del Movimento 17 ottobre, è la palese dimostrazione di un pericoloso disallineamento tra l’operato delle forze dell’ordine e la risposta del sistema giudiziario”. Lo ha dichiarato in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp. “I poliziotti li arrestano e i giudici li liberano”, ha sintetizzato Pianese, parlando di “profondo rammarico e forte amarezza” per il sacrificio dei colleghi e di “schiaffo all’impegno di chi veste una divisa”.
Il quadro giudiziario e gli scenari
Il provvedimento della gip non chiude il procedimento: la Procura può ricorrere in Cassazione contro la mancata convalida, mentre resta da verificare se il fascicolo proseguirà verso il rinvio a giudizio o l’archiviazione. La decisione arriva a pochi giorni dalla guerriglia urbana del fine settimana 17-18 ottobre, che ha portato alla devastazione di esercizi commerciali a Milano e che ha ispirato il nuovo decreto sicurezza. Il caso Siher diventa così un precedente sul confine tra libertà di espressione e istigazione, tema su cui la Consulta si era già pronunciata nel 1970. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sui tempi dell’eventuale ricorso della Procura.

