La maggioranza amplia i casi in cui può essere negata la cittadinanza italiana ai nati in Italia che intendono acquisirla al compimento dei 18 anni. La commissione Affari costituzionali ha approvato la riformulazione di un emendamento alla proposta della Lega, dopo una mediazione interna al centrodestra che ha modificato il testo precedente.
La misura, definita dai leghisti “anti-maranza”, introduce nuove cause ostative legate a specifiche condanne penali. La versione approvata restringe però il perimetro rispetto alla formulazione precedente, eliminando un elenco dettagliato di reati, compresi alcuni puniti con pene inferiori a tre anni.
Le condanne che bloccano l’acquisizione
Il testo include tra le cause ostative i delitti contro la personalità dello Stato e la condanna a una pena superiore a tre anni di reclusione per un delitto aggravato ai sensi dell’articolo 604-ter del codice penale. La norma riguarda i reati commessi con finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oltre a quelli diretti ad agevolare organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che perseguono gli stessi obiettivi.
Rientrano inoltre tra le fattispecie indicate i reati relativi alla produzione, al traffico e alla detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, nonché l’associazione finalizzata al traffico illecito delle stesse sostanze.
La riformulazione individua così alcune categorie di reati considerate incompatibili con il percorso di acquisizione della cittadinanza. Il criterio della pena superiore a tre anni si applica alla fattispecie relativa ai delitti aggravati dall’articolo 604-ter, mentre il testo richiama separatamente i delitti contro lo Stato e i reati in materia di stupefacenti.
Sospensione della procedura e riabilitazione
L’emendamento disciplina anche gli effetti della condanna e le situazioni in cui l’iter può proseguire. L’acquisizione non è preclusa quando la pena è sospesa, a condizione che il condannato non commetta altri reati durante il periodo previsto per la sospensione.
Se è stata promossa un’azione penale, invece, l’acquisizione della cittadinanza resta sospesa fino alla comunicazione della sentenza definitiva. La disposizione collega quindi la conclusione della procedura all’esito del procedimento giudiziario.
Il testo stabilisce inoltre che la riabilitazione fa cessare gli effetti preclusivi della condanna. La misura distingue così tra l’esistenza di una condanna rilevante ai fini della procedura, gli effetti della sospensione condizionale e quelli derivanti dalla successiva riabilitazione.
La mediazione divide il testo in due fasi
Il via libera è arrivato dopo un confronto nella maggioranza sulla versione presentata il giorno precedente. La riformulazione approvata ha abbandonato l’elenco puntuale dei reati contenuto nella proposta precedente, che comprendeva anche fattispecie punite con pene inferiori ai tre anni.
Il primo firmatario della proposta di legge, il leghista Igor Iezzi, ha spiegato la scelta facendo riferimento alle indicazioni ricevute durante il confronto istituzionale: “Alla fine abbiamo scelto le definizioni più ampie dove ci sono le aggravanti e le due fattispecie più importanti”.
La mediazione ha dunque portato a un testo più circoscritto rispetto alla precedente versione, ma non ha chiuso la partita sull’estensione dei reati che possono impedire l’acquisizione della cittadinanza.
I reati cancellati torneranno in Aula
Iezzi ha annunciato che la Lega riproporrà in Aula le fattispecie eliminate dalla riformulazione. “Gli altri li riproporremo in aula”, ha precisato il deputato, confermando la volontà del partito di riaprire il confronto parlamentare sul perimetro della norma.
Il passaggio in commissione rappresenta quindi una prima definizione del testo, non la conclusione dell’iter. Il dibattito parlamentare dovrà chiarire se e in quale misura l’elenco dei reati sarà ampliato rispetto alla formulazione approvata.
Il nodo politico riguarda l’equilibrio tra una disciplina più rigorosa per l’acquisizione della cittadinanza e la definizione precisa delle condanne che possono impedirla. La nuova formulazione fissa alcune categorie e soglie, mentre la Lega punta a recuperare le fattispecie cancellate nel corso della mediazione.

