Cronaca

Migliaia in piazza: “Non è abbastanza”. Il caso Breonna Taylor rilancia le proteste

Proteste in decine di città in tutti gli Stati Uniti, violenze, spari contro i poliziotti e agenti chimici usati contro i manifestanti. E’ un clima di guerra quello che si respira negli Stati Uniti dopo che ieri il Gran giurì ha incriminato uno dei tre poliziotti coinvolti nella morte della 26enne Breonna Taylor a Louisville, ma soltanto per “negligenza” e “condotta pericolosa”, non per omicidio. Migliaia di persone sono così scese in piazza nella città, urlando “Non è abbastanza” e due agenti sono rimasti feriti nella protesta, ma non sono in pericolo di vita. Il presidente Donald Trump ha twittato offrendo l’aiuto del governo federale.

Il procuratore generale del Kentucky Daniel Cameron è tornato sulla questione dell’incriminazione di Brett Hankison, uno dei tre poliziotti che è stato licenziato a giugno, in una conferenza sottolineando che le prove mostrano che i poliziotti che sono entrati nella casa di Breonna Taylor hanno annunciato la loro presenza e gli agenti Mattingly e Cosgrove (che ha sparato il proiettile fatale secondo la balistica) erano “giustificati” nell’aver sparato dopo il fidanzato della ragazza aveva aperto il fuoco contro di loro. Lo scorso 13 marzo, Breonna Taylor e il fidanzato si trovavano a letto quando gli agenti, con un mandato di perquisizione nell’ambito di un raid anti-droga, avevano fatto irruzione nell’appartamento. I poliziotti ritenevano che l’ex fidanzato della ragazza utilizzasse la casa come deposito per le consegne di droga. Il compagno di Breonna, pensando che fosse entrato proprio uno spacciatore, aveva aperto il fuoco. Nella sparatoria la donna è stata colpita da sei proiettili, uno dei quali mortale.

Ora, dopo mesi, e all’avvicinarsi delle presidenziali, la protesta non si placa. A Louisville, dove il sindaco ha imposto tre giorni di coprifuoco ed è stato dichiarato lo stato di emergenza con la Guardia nazionale in campo, sono oltre 115 i giorni consecutivi di manifestazioni. Il caso di Breonna Taylor, infatti, non ha fatto che rafforzare il movimento anti-razzista “Black Lives Matter” nato dopo la morte dell’afroamericano George Floyd durante un fermo di polizia a Minneapolis a maggio. Nonostante il coprifuoco, ieri dopo le 21:00 ora locale una folla si è riunita a Louisville. Il governatore democratico del Kentucky Andy Beshear ha chiesto ai manifestanti di tornare a casa: “Sappiamo che la risposta alla violenza non è mai la violenza stessa e pensiamo agli agenti e alle loro famiglie stasera. Quindi vi chiedo: andate a casa”. Proteste si sono scatenate anche a Washington, New York, Los Angeles, Chicago, Philapdelphia e Atlanta. In quest’ultimo centro la polizia ha dichiarato di aver usato agenti chimici contro i manifestanti “turbolenti” che hanno cercato di salire sul tetto di un veicolo della SWAT.

“Prego per i due poliziotti che sono stati feriti stanotte a Louisville, Kentucky. Il governo federale è al loro fianco ed è pronto ad aiutare. Ho parlato con il governatore Andy Beshear e siamo pronti a lavorare insieme, immediatamente se richiesto”, ha scritto su Twitter il presidente americano Trump dopo le violenze. Trump aveva anche lodato le parole del Procuratore generale del Kentucky parlando di “un lavoro magnifico” nella gestione del caso Taylor. Anche il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden ha twittato sull’accaduto, sottolineando “che la violenza non è mai e non potrà mai essere la risposta”. askanews

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