Conte prova a archiviare Comunali ma c’è tensione nel M5s

Conte prova a archiviare Comunali ma c’è tensione nel M5s
Giuseppe Conte
18 ottobre 2021

“Il Movimento 5 stelle ha il dovere di dare una risposta a chi non crede più nella Politica come soluzione”: in queste parole di Giuseppe Conte c’è tutta la consapevolezza del momento difficile che attraversa la forza che ancora oggi è quella di maggioranza relativa in Parlamento. In sostanza, il presidente stellato (prima designato poi sfiduciato poi confermato dal fondatore e garante Beppe Grillo) si intesta il problema dell’astensionismo e ammette che nel bacino degli elettori che sostengono il governo Draghi e in quello di quanti vi si oppongono, di fatto il M5S non ha speranze di recuperare voti.

Il risultato dei ballottaggi non sposta il dato emerso in modo piuttosto crudo nel primo turno delle elezioni comunali: il M5S è stato travolto dove ha governato (a parte qualche sparuto comune: Noicattaro e Ginosa in Puglia, Pinerolo in Piemonte, dove ha confermato i suoi al ballottaggio) ed è stato al più una modesta forza di supporto ai candidati del Pd nelle grandi città nelle quali ha trovato intese col centrosinistra. Gualtieri e Lo Russo, candidati dem molto caratterizzati in chiave anti-M5S hanno vinto facilmente a Roma e Torino contro le deboli proposte del centrodestra, mentre a Benevento all’eterno Clemente Mastella è bastato il discreto appoggio di pezzi del centrosinistra tradizionale per sconfiggere al secondo turno il candidato del Pd per il quale il Movimento aveva fatto un endorsement di fatto mettendo in campo anche dei parlamentari locali.

La linea di Conte sul peso dell’astensionismo viene ripresa dal ministro stellato Federico D’Incà, per il quale si tratta di un “dato drammatico”. Luigi Di Maio invece preferisce limitarsi a considerazioni di tono istituzionale: a parte gli scontati ringraziamenti alle sindache uscenti di Torino e Roma, Chiara Appendino e Virginia Raggi, il ministro degli Esteri lancia un generico appello a “remare, compatti, nella stessa direzione. Rimaniamo concentrati sul rilancio del Paese, c’è tanta voglia di tornare a vivere normalmente, a lavorare e a progettare il futuro”. Ma nei prossimi giorni toccherà a Conte riprendere il filo del discorso interno, con le attese nomine dei vertici nazionali e locali del Movimento.

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Che, comunque, difficilmente saranno sufficienti a sedare i malumori nei gruppi parlamentari; e certamente non avranno effetti a breve termine sull’elettorato. Il vero compito al quale dovrà mettere mano l’ex presidente del Consiglio sarà quello di restituire un profilo politico riconoscibile al M5S: in linea con la sua lettura secondo la quale il Movimento deve dare risposte a chi si è allontanato dalle urne. E dovrà farlo senza avere la forza e la legittimazione popolare per poter ambire a diventare una sorta di “forza critica” della maggioranza draghiana, una sorta di contraltare dell’attivismo salviniano sull’altro fronte. Quasi una “mission impossibile”.

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