Fabrizio Corona
Fabrizio Corona ha provato ieri mattina a riaffacciarsi sui social dopo la cancellazione di massa subita martedì scorso. Inutilmente: Meta, Google e TikTok lo hanno bloccato di nuovo nel giro di minuti, applicando le stesse policy che lo avevano espulso per violazione di diritto d’autore, diffamazione, tutela della dignità personale, privacy e contrasto all’hate speech. Mentre l’ex re dei paparazzi resta silenziato digitalmente, il suo legale Ivano Chiesa ha alzato il tiro annunciando denuncia contro Mediaset per tentata estorsione. L’azienda ha replicato in poche ore: querela per calunnia in arrivo e richiesta danni complessiva da 160 milioni di euro.
La lettera alle discoteche diventa il casus belli
Al centro dello scontro la presunta missiva inviata – secondo la difesa di Corona – dall’ufficio legale di Mediaset ai gestori di discoteche italiane. Il testo, senza nominare esplicitamente Fabrizio Corona, li inviterebbe a valutare con attenzione i comportamenti degli ospiti invitati dall’influencer, avvertendo del rischio di corresponsabilità in “condotte oltraggiose”. Per l’avvocato Chiesa si tratta di un “grave tentativo di silenziarlo”, lesivo della libertà di espressione e del diritto al lavoro. Da qui la decisione di querelare Mediaset per tentata estorsione o per il reato che la Procura riterrà configurabile.
Mediaset smentisce con forza. Fonti vicine all’azienda negano qualsiasi forma di veto o pressione sulle discoteche: “Non esiste traccia di minacce o divieti. Non è dato comprendere dove stia l’estorsione ipotizzata”. In parallelo annunciano querela per calunnia contro le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal legale di Corona.
Sul piano civile la posta in gioco è senza precedenti. Mediaset, insieme a Mfe-Mediaforeurope e ai singoli soggetti ritenuti danneggiati, ha avviato azioni risarcitorie per un totale di 160 milioni di euro nei confronti di Fabrizio Corona e delle società a lui collegate. L’accusa è di aver diffuso, attraverso il format “Falsissimo” e i canali social, un “insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di fondamento”, accompagnate da “violenza verbale inaudita” che avrebbe provocato gravi danni reputazionali e patrimoniali a persone, famiglie e realtà aziendali coinvolte.
La rimozione sistematica non è un fatto isolato. Il 30 gennaio scorso YouTube aveva già eliminato l’ultima puntata di “Falsissimo” (“Il prezzo del successo – parte finale”) su segnalazione di Mediaset per violazione di copyright: Corona avrebbe utilizzato senza autorizzazione video e immagini di proprietà dell’azienda. La piattaforma di Google ha agito in autonomia, applicando le proprie regole.
Le big tech decidono in base alle policy interne
La cancellazione dei profili social di Corona – Instagram su tutti, ma anche YouTube e TikTok – non deriva da un ordine diretto di Mediaset, bensì da valutazioni autonome delle piattaforme. Le motivazioni indicate riguardano hate speech, diffamazione, tutela della privacy, dignità personale e uso non autorizzato di contenuti protetti. Il profilo Instagram, un tempo tra i più seguiti in Italia, è sparito insieme all’intero ecosistema digitale costruito attorno all’ex agente fotografico.
Il fronte giudiziario milanese si complica
La vicenda si innesta su un panorama investigativo già denso. Fabrizio Corona risulta indagato dalla Procura di Milano in diversi fascicoli, con accuse che in passato hanno spaziato dalla diffamazione all’estorsione, fino alla violazione di segreto. Le nuove denunce incrociate – estorsione da una parte, calunnia dall’altra – rischiano di trasformare lo scontro in una lunga battaglia giudiziaria su più fronti.
Da un lato l’accusa di censura preventiva e museruola al diritto di critica; dall’altro la difesa intransigente di reputazione, asset aziendali e persone coinvolte. Con 160 milioni di euro sul tavolo e profili social azzerati, la guerra tra Corona e Mediaset entra nella fase più aspra.
