Decreto Sicurezza: fino a tre anni per chi porta coltelli, responsabilità dei genitori. Meloni: “Stato che non gira la testa”

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Coltelli, machete, lame affilate. Da oggi portarli fuori casa senza motivo costa caro: da sei mesi a tre anni di carcere. Il governo stringe la morsa sulle armi da taglio con il nuovo Decreto Sicurezza approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Un pacchetto di norme che inasprisce le pene per il porto di strumenti atti a offendere, introduce sanzioni pesanti per chi vende lame ai minori e colpisce con durezza le rapine dei gruppi organizzati. Obiettivo dichiarato: restituire sicurezza alle strade italiane.

Il primo articolo del decreto è categorico: chiunque porti fuori dalla propria abitazione strumenti con lama superiore agli otto centimetri senza giustificato motivo rischia la reclusione da sei mesi a tre anni. Una stretta pensata per contrastare il fenomeno delle aggressioni con armi da taglio, in aumento negli ultimi anni nelle grandi città.

La norma conferisce ai prefetti ampi poteri sanzionatori. Una volta ricevuti gli atti dalla polizia giudiziaria, il prefetto può disporre per un periodo fino a un anno la sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per motoveicoli e ciclomotori, oppure della licenza di porto d’armi. In alternativa, può vietarne il conseguimento.

Responsabilità dei genitori e sanzioni economiche

Quando il reato è commesso da un minorenne, il decreto prevede sanzioni amministrative pecuniarie a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale. L’ammontare va da duecento a mille euro. L’obiettivo è responsabilizzare le famiglie e spingerle a una maggiore vigilanza sui comportamenti dei figli.

Parallelamente, viene introdotto il divieto assoluto di vendita ai minori di strumenti atti a offendere. I commercianti hanno l’obbligo di richiedere un documento d’identità all’acquirente, salvo nei casi in cui la maggiore età sia manifesta. Anche i gestori di siti web e piattaforme di e-commerce dovranno adottare sistemi efficaci di verifica dell’età prima di concludere la vendita.

Chi viola il divieto rischia una sanzione da cinquecento a tremila euro. In caso di vendita illegale, può scattare la chiusura dell’esercizio per un periodo non superiore a quindici giorni. Se la violazione si ripete, la multa raddoppia: da mille a seimila euro.

Gli esercenti che vendono strumenti con lama superiore ai quindici centimetri sono inoltre obbligati a tenere un registro giornaliero delle operazioni, annotando le generalità degli acquirenti. Una misura di tracciabilità che facilita i controlli delle forze dell’ordine.

Divieto di partecipare a manifestazioni pubbliche

Il decreto introduce anche il divieto di partecipazione a pubbliche riunioni e assembramenti per chi viene condannato per reati gravi come attentati terroristici, eversione, devastazione, saccheggio o lesioni contro agenti delle forze dell’ordine.

Il giudice può disporre il divieto per un periodo da uno a tre anni, oppure per un tempo equivalente alla pena inflitta, fino a un massimo di dieci anni se la condanna supera i tre anni. Il questore, in presenza di specifiche ragioni di pericolosità, può imporre al condannato di presentarsi personalmente presso l’ufficio o il comando di polizia competente negli orari indicati, soprattutto durante le giornate in cui si svolgono le riunioni vietate. Una forma di controllo rafforzato per prevenire episodi di violenza o turbamento dell’ordine pubblico.

Rapine aggravate e gruppi organizzati

Un altro articolo del decreto inasprisce le pene per la rapina commessa da un gruppo organizzato. Se il fatto è perpetrato in danno di istituti di credito, uffici postali, sportelli automatici, veicoli per il trasporto di valori o locali adibiti alla custodia di valori, la pena sale da dieci a venticinque anni di reclusione, più una multa da seimila a novemila euro.

La sanzione si applica quando il gruppo organizzato scorre armato per le campagne o le strade, fa uso di esplosivi o armi micidiali, sostanze chimiche o batteriologiche, oppure impiega tecniche di violenza o sabotaggio. L’obiettivo è colpire con durezza le bande specializzate negli assalti ai furgoni portavalori e alle filiali bancarie, fenomeno ancora presente in alcune aree del Paese.

Zone a vigilanza rafforzata e arresto differito

Il prefetto potrà individuare specifiche zone urbane caratterizzate da gravi o ripetuti episodi di criminalità, disponendo l’allontanamento dei soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio. Si tratta delle cosiddette “zone a vigilanza rafforzata”, strumento pensato per bonificare aree degradate delle città.

Viene inoltre potenziato il divieto di accesso ai centri urbani e introdotta la possibilità di arresto in flagranza differita per i danneggiamenti commessi in occasione di manifestazioni pubbliche. Una novità che mira a contrastare le violenze durante cortei e proteste, consentendo alle forze dell’ordine di intervenire anche a distanza di tempo grazie alle immagini delle telecamere.

Aggravante per reati contro i giornalisti

Il decreto prevede un’aggravante per i delitti non colposi commessi contro i giornalisti iscritti all’albo o i direttori di testate quotidiane e periodiche, quando il fatto avviene nell’esercizio dell’attività giornalistica o a causa dell’incarico di direzione.

La norma tutela la libertà di stampa e l’incolumità degli operatori dell’informazione, spesso esposti a minacce e intimidazioni. Sul fronte dello spaccio di stupefacenti, il decreto dispone la confisca obbligatoria di autoveicoli e altri beni mobili, registrati e non, utilizzati per commettere il reato o che abbiano agevolato la commissione dello stesso, purché non appartengano a persone estranee al fatto.

Meloni: “Stato che non gira la testa”

Al termine del Consiglio dei ministri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato su X la scelta del governo: “Continuiamo così ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”.

Meloni ha sottolineato che non si tratta di misure isolate, ma di un ulteriore tassello della strategia portata avanti fin dall’insediamento dell’esecutivo. “In questi anni abbiamo costruito un impianto chiaro: difendere i cittadini e mettere le forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele”, ha scritto la premier, ricordando le assunzioni di quasi quarantamila operatori e il rinnovo dei contratti rimasti bloccati per anni, con risorse mai stanziate prima.