Cronaca

Corte Appello cancella assegno mensile: Veronica aveva mezzi per mantenersi

La Corte d’Appello di Milano ha revocato l’assegno divorzile che Silvio Berlusconi era stato chiamato a pagare alla ex moglie Vewronica Lario, all’anagrafe Miriam Bartolini. I giudici milanesi hanno quindi ribaltato la sentenza del 23 giugno 2015 emessa inter partes dal Tribunale di Monza, nella quale era previsto che l’ex premier versasse 1,4 milioni di euro al mese. La Corte d’Appello ha dichiarato “la insussistenza dei presupposti per il riconoscimento di un assegno divorzile a favore di Miriam Bartolini”, per cui ha revocato l’assegno divorzile già disposto a favore di Bartolini e a carico di Berlusconi a far tempo dalla mensilità successiva alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio e quindi da marzo 2014″, infine ha disposto di compensare “tra le parti per un quarto le spese di lite del primo e del secondo grado e condanna Miriam Bartolini a rifondere a Silvio Berlusconi i tre quarti delle spese di lite del primo e del secondo grado di giudizio, quota liquidata in euro 20.250,00 per il primo grado e in 24.000,00 per il presente grado di giudizio, oltre spese forfettarie, IVA e CPA”. In sostanza Veronica Lario è chiamata a rendere all’ex coniuge oltre 46 milioni già ricevuti, ai quali vanno aggiunti i 44.250.000 euro di spese legali.

Uno dei punti centrali della sentenza della Corte d’Appello di Milano è che Veronica Lario aveva tutte le capacità per mantenersi dopo il divorzio da Silvio Berlusconi. “La sentenza del Tribunale di Monza impugnata è erronea – si legge nella sentenza d’appello – nella parte in cui ha costituito l’obbligazione di mantenimento ritenendo genericamente inadeguati i mezzi della signora Bartolini, riconosciuta titolare dei soli proventi della società immobiliare il Poggio s.r.l., che sarebbero appena sufficienti a fronteggiare il prelievo fiscale. Le disponibilità della appellata sono in realtà enormemente maggiori”. “Il pagamento, da parte di Silvio Berlusconi, di una somma complessiva di oltre 110 milioni di euro – hanno aggiunto i giudici milanesi – costituisce nei fatti un indebito trasferimento di ricchezza, non consentito dall’ordinamento; inoltre una disponibilità così ingente di liquidità, accumulata in un arco temporale estremamente contenuto, ha consentito alla signora Bartolini una ulteriore produzione di ricchezza mediante patrimonializzazione della misura non consumata”. “Miriam Bartolini – si legge ancora nel dispositivo – svolge, di fatto, l’attività di imprenditrice immobiliare per il tramite della società il Poggio s.r.l. e, in ogni caso, è abile allo svolgimento di attività lavorativa; peraltro dispone di fonti reddituali non lavorative ma di provenienza finanziaria. Ella pertanto amministra la propria ricchezza con conseguente percepimento di rendite finanziarie e di posizione, avendone le capacità”.

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