Amministrative in Francia, Macron rischia debacle elettorale

Amministrative in Francia, Macron rischia debacle elettorale
27 giugno 2020

Circa 16,5 milioni di francesi sono chiamati alle urne domenica per il secondo turno delle elezioni amministrative. Sono 4.827 in totale i comuni dove il primo turno non è stato decisivo. Come è solito per le elezioni amministrative in Francia, anche questa edizione, seppur compromessa dalla crisi sanitaria ancora in corso, sono considerate un test pro o contro l’operato del presidente. E in molti di questi comuni, il partito di Emmanuel Macron, La République en Marche, rischia di perdere la battaglia.

Una sconfitta per Lrem infliggerebbe un duro colpo alla proposta del presidente Macron di tracciare un nuovo corso per i restanti due anni del suo mandato a seguito della crisi del coronavirus. Del resto gli sforzi di Lrem di costruirsi una base non sono andati da nessuna parte nei primi tre anni del suo mandato. La stragrande maggioranza dei suoi candidati non è riuscita a superare il primo turno del 15 marzo. Si prevede che Parigi, Marsiglia e altre città chiave rimarranno nelle mani socialiste o di destra. Perfino il primo ministro Edouard Philippe, la cui popolarità è aumentata in modo evidente durante l’epidemia di Covid-19, deve affrontare un ballottaggio per riconquistare la poltrona di sindaco che fu già sua a Le Havre. Un sondaggio Ifop pubblicato domenica ha visto i consensi per Philippe salire al 50% mentre Macron è sceso ulteriormente al 38% percento.

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A Parigi, la sindaca uscente socialista Anne Hidalgo è la favorita per vincere il ballottaggio per un secondo mandato di sei anni, avendo superato il primo turno con il 29,33%, davanti alla candidata della destra Rachida Dati, che ha ottenuto il 22,72% dei volti e alla candidata Lrem, Agnes Buzyn, che ha portato a casa un magro 17,26%. Il vantaggio di Hidalgo è aumentato ulteriormente dopo aver siglato un’alleanza con il leader dei Verdi David Belliard, il candidato europeo Ecologie-Les Verts, che il 15 marzo è arrivato quarto con il 10,79%. Buzyn è arrivata terza, ma in netto distacco da Hidalgo e Dati a marzo, dopo essersi dimessa da ministro della Sanità a febbraio, in piena crisi del coronavirus, per sostituire Benjamin Griveaux come candidato del partito rimasto travolto in uno scandalo sessuale. Dopo il 15 marzo, Buzyn era scomparsa dai radar per settimane, dopo aver definito la campagna una “farsa”. Alla fine è tornata sotto i riflettori a fine maggio, per confermare che sarebbe rimasta candidata del partito per Parigi nel secondo turno.

Buzyn sta scommettendo sul sostegno dei parigini al governo, con una vasta campagna postale rivolta a metà delle famiglie della città. “Anne Hidalgo e Rachida Dati criticano sistematicamente le azioni del governo. Tutti i parigini che pensano che il governo stia agendo per proteggere la nostra economia e le persone vulnerabili devono mobilitarsi” per i candidati di Buzyn, ha detto il portavoce Pierre-Yves Bournazel. Macron sembra a malapena preoccupato della sconfitta quasi certa, secondo gli analisti, riflettendo un disprezzo della politica del partito che potrebbe rivelarsi rischioso. L’approccio autonomo ha già dimostrato i suoi limiti, tuttavia, con la rivolta dei “Gilet gialli” del 2018-19, che ha visto i manifestanti accusare il presidente di essere insensibile alla quotidiana lotta per la vita di milioni di cittadini. Più di recente, una decisione di adottare una riforma pensionistica tramite decreto, annullando l’opposizione dei sindacati e perfino dei deputati del suo stesso partito, ha ulteriormente esaurito il suo capitale politico.

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Inoltre, diversi deputati Lrem hanno fatto defezione nelle ultime settimane, privandolo della maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. La debacle elettorale di domenica potrebbe spingere altri ad abbandonare la nave, fornendo entusiasmo agli avversari che sperano di posizionarsi come rivali per le presidenziali del 2022. Macron rischia anche di vedere un altro tasso di astensione record. Nel primo turno delle elezioni, il tasso di astensione è stato del 54,5%, il più alto per queste elezioni dalla fondazione della Quinta Repubblica francese nel 1958. Il presidente ha rifiutato di rinviare il voto anche se il governo aveva vietato le riunioni di massa e chiuso tutte le scuole pochi giorni prima. Il secondo turno è stato rinviato da fine marzo a causa della crisi, e i candidati sono stati costretti a organizzare campagne da remoto o via telefono. Oltre tre mesi dopo, gli elettori sembrano altrettanto riluttanti ad andare alle urne.

In un sondaggio Ifop pubblicato il 15 giugno, solo il 38% ha dichiarato di voler votare contro il 29% che è reticente “esclusivamente al rischio di essere colpiti dal coronavirus”. Qualunque sia il risultato di domenica, gli analisti si aspettano che Macron si muoverà rapidamente per cercare di spostare l’attenzione, spingendo per l’unità a fronte delle sfide della pandemia in Francia. Il suo ufficio ha già detto che una “prima risposta” sarà annunciata il 29 giugno, il giorno dopo il voto, a decine di proposte presentate la scorsa settimana dal Consiglio dei cittadini sul clima.

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