Cronaca

Egitto, strage di copti e emergenza non fermano visita del Papa. Chiusa la frontiera

Dopo le stragi di copti della domenica delle Palme l`Egitto ha dichiarato tre mesi di stato d`emergenza. Un duplice attentato, rivendicato dallo Stato Islamico (Isis), che ha colpito due chiese copte a Tanta ed Alessandria, causando 47 morti e 126 feriti. Un massacro di cristiani che tuttavia non ha fatto saltare il viaggio del Papa Francesco nel grande Paese arabo in programma il 28 e 29 aprile prossimo. Intanto Israele ha annunciato la chiusura del valico di frontiera di Taba con l’Egitto per paura di possibili attacchi. Un massacro che ha fatto ripiombare l’Egitto del presidente Abdul Fattah Al Sisis nell’incubo terrorismo dei jihadisti a tre settimane dalla visita Jorge Mario Bergoglio e in una giornata altamente simbolica per tutto il mondo cristiano. Erano in duemila nella chiesa Mar Girgis di Tanta, sul delta del Nilo, a seguire le celebrazioni quando si è scatenato l’inferno. Con una dichiarazione solenne in televisione, il presidente ha decretato lo stato d’emergenza per tre mesi, per “proteggere” e “preservare” il Paese.

Il passo definitivo è l’approvazione da parte del Parlamento. Secondo la Costituzione, i deputati hanno sette giorni dall’annuncio del presidente per approvare o respingere la decisione. Intanto, ad Alessandria, una delle due città colpite, domenica sera si sono svolti i primi funerali. Lo stato d’emergenza sospende il diritto alle manifestazioni di ogni genere e le adunate di oltre cinque persone e estende i poteri delle forze di polizia. Nel Paese sono tante le misure di sicurezza rafforzate ai massimi livelli davanti a hotel, edifici pubblici e luoghi simbolo, come piazza Tahrir. Il ponte “6 Ottobre” è stato chiuso al traffico. La Presidenza della repubblica ha inoltre annunciato un lutto nazionale di tre giorni. “Il Papa è molto informato e ha confermato con grande fermezza il suo viaggio in Egitto. E poi ci ha anche detto della partenza del cardinale Koch per preparare il terreno e i discorsi che saranno fatti”. Così padre Marco Tasca, ministro generale dell’Ordine Francescano dei Frati Minori Conventuali, ricevuto ieri insieme agli altri vertici dei francescani da Francesco in Vaticano. Quindi, ha proseguito padre Tosca, “il Papa non si ferma di fronte a quello che purtroppo è successo, ma con grande fermezza e convinzione parte e va in Egitto per confermare e aiutare il dialogo e la comunione della vita cristiana”.

Da oggi, gli israeliani non potranno passare la frontiera con l’Egitto, che resterà chiusa fino al 18 aprile, fine della settimana di Pasqua ebraica, periodo tradizionale di viaggi. I cittadini israeliani sono stati invitati a rientrare immediatamente in patria nel caso si trovassero nella penisola del Sinai. La chiusura della frontiera, la prima da tempo, non riguarda i cittadini di altri Stati ma solo gli israeliani. La decisione è stata presa alla luce di “informazioni concrete” su un attacco programmato contro cittadini israeliani nella area del Sinai. Il valico di frontiera di Taba si trova a poca distanza di Eilat, nel sud del paese, che è la porta per la Penisola del Sinai. Colti, non più giovanissimi e entrambi hanno combattuto nelle file dell’Isis in Siria. E’ invece l’identikit fatto dalla tv satellitare al Arabiya dei due kamikaze. Il duplice attacco è stato subito rivendicato dallo Stato Islamico (Isis), il quale in un comunicato ha fornito i nomi di battaglia indicandoli come Abu Ishaq al Masry ed Abu al Bar’a al Masry.

Oggi l’emittente saudita riferisce di aver appreso che Abu Ishaq, autore dell’attacco ad Alessandria, “è nato il primo settembre 1990 a Manyat al Kamh”, cittadina a circa 100 chilometri a nord del Cairo dove ha perseguito “la laurea in Economia e Commercio”. Questo attentatore suicida, il cui nome vero non viene svelato da al Arabiya, “ha lavorato per quattro mesi come ragioniere in una società nel Kuwait, prima di partire per la Turchia e da lì in Siria dove è arrivato il 6 dicembre 2013”. L’altro kamikaze, Abu al Bar’a, autore della strage a Tanta, “è nato nel villaggio Abu Tabl (nella provincia settentrionale di Kafr al Sheikh), il 13 dicembre 1974”, come riferisce sempre la tv araba. Abu al Bar’a, “è diplomato in artigianato, sposato e padre di 3 figli”, afferma al Arabiya che aggiunge che anche questo attentatore “era entrato in Siria il 15 agosto del 2013, facendovi ritorno dopo un breve viaggio in Libano”. Le chiese sono finite nel mirino dei terroristi islamisti, in particolare dell`Isis, più volte negli ultimi sei anni, e in particolare dalla presa del potere da parte del generale al Sisi nel 2013. Lo scorso 11 dicembre un kamikaze del Califfato nero si era fatto esplodere alla Cattedrale copta di San Marco del Cairo uccidendo 25 persone. L`Isis è presente con cellule nella capitale e controlla parti della penisola del Sinai.

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