Canada al voto per nuovo primo ministro ma torna spettro secessione del Quebec

21 ottobre 2019

Gli elettori canadesi sono attesi oggi, lunedì 21 ottobre, alle urne per eleggere un nuovo primo ministro, mettendo fine a sei settimane di una insolita campagna elettorale incentrata sulle personalità più che sui programmi dei vari leader politici. Il dato più evidente è che il primo ministro uscente Justin Trudeau rischia di perdere la maggioranza. Dagli ultimi sondaggi emerge infatti che i Liberali di Trudeau e i Conservatori gudiati da Andrew Scheer sono praticamente testa a testa, anche se nessuno dei due sembra in grado di ottenere la maggioranza assoluta. Per questo si prospetta la possibilità che uno dei partiti minori del Canada diventi l’ago della bilancia già dall’indomani delle elezioni. Come fa notare l’emittente americana Cnbc, nonostante livelli di disoccupazione vicini ai minimi storici, la lotta di Trudeau per rimanere al potere ha visto molti nel Paese mettere in dubbio la sua persona.

A metà settembre è emerso che il leader del partito liberale si era truccato la faccia di nero in almeno tre occasioni decenni fa. Un netto contrasto con la sua posizione spesso dichiarata di leader progressista e protettore delle minoranze in Canada. Trudeau si è più volte scusato per queste immagini razziste, descrivendo il suo comportamento passato come “inaccettabile”. In suo aiuto, mercoledì è arrivato l’endorsement dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. In un tweet, Obama ha affermato di essere stato “orgoglioso” di lavorare con Trudeau quando era in carica, prima di aggiungere: “il mondo ha bisogno della sua leadership progressista ora”. Nelle settimane successive allo scandalo della “blackface”, Trudeau ha cercato di spostare l’attenzione su altre questioni, inquadrando le elezioni come un referendum di fatto sull’approccio del Paese alla crisi climatica.

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Parlando nell’unico dibattito ufficiale in lingua inglese prima delle elezioni, Trudeau ha affermato che i canadesi possono scegliere “tra due partiti che hanno opinioni molto diverse sui cambiamenti climatici”. I liberali hanno affermato che, se rieletti, proveranno a raggiungere emissioni zero entro il 2050 e supereranno gli obiettivi fissati per il 2030. I conservatori hanno proposto di eliminare la controversa tassa sulle emissioni introdotta dal governo di Trudeau e di concentrarsi sugli incentivi piuttosto che sulle punizioni per chi superi i limiti. Con i liberali e i conservatori in lotta per tentare di governare da soli, alcuni dei partiti più piccoli del Canada potrebbero diventare i ‘kingmaker’ per formare un nuovo governo. Un sondaggio di Nanos Research pubblicato mercoledì pone i conservatori di Scheer al 33%, seguiti dai liberali di Trudeau a circa il 32%.

Il neo Partito democratico di sinistra, guidato da Jagmeet Singh, un Sikh di origini indiane, sembra essere la scelta più ovvia come partner per un governo di minoranza guidato dai Liberali, con il 19%. Singh ha dichiarato che sarebbe aperto a formare un governo con Trudeau, anche se il premier uscente ha insistito sul fatto che ha bisogno della maggioranza per opporre resistenza al presidente americano Donald Trump. Un altro possibile contendente per lo status di ago della bilancia potrebbe essere il Green Party of Canada. Guidato da Elizabeth May, il partito si attesta intorno al 9% delle intenzioni di voto. May ha rifiutato di escludere la formazione di un governo di maggioranza con i liberali o i conservatori. Anche un partito separatista del Quebec, provincia francofona del Canada, potrebbe ottenere consensi a sorpresa.

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Ma il Bloc Quebecois, dato al 6%, ha affermato di non avere interesse a formare un governo di coalizione con nessuno. Guardando al voto del 21 ottobre, Barry Kay, politologo presso la Wilfrid Laurier University ha affermato che il motivo principale per cui nessuno dei principali partiti sembra in grado di raggiungere la maggioranza è abbastanza semplice: “Nessuno dei leader è molto popolare”. E intanto torna lo spettro della secessione del Quebec nelle elezioni canadesi. Qualcuno torna gia’ a parlare di Quebexit, come se non bastasse la saga infinita della Brexit. “Il Quebec dovra’ considerare nuovamente di darsi tutti gli attributi della sovranita’”, ha dichiarato in un comizio alla fine della sua campagna elettorale Yves-Francois Blanchet, leader del Bloc Quebecois che si presenta solo nella provincia a maggioranza francofona, dove e’ testa a testa con i liberali del premier uscente Justin Trudeau nelle intenzioni di voto (intorno al 32%).

Una provincia diventata un campo di battaglia cruciale per l’esito del voto, con i suoi 78 seggi a disposizione su 388. Ma questa volta i due frontrunner, Trudeau e il leader conservatore Andrew Scheer, si sono ritrovati uniti nel condannare Blanchet. “I canadesi devono stare uniti”, ha ammonito il capo del governo da Vancouver, condannando l’idea che la sovranita’ del Quebec sia ora la priorita’ numero uno del Bloc Quebecois. “Un voto per il blocco e’ un voto per un altro referendum”, ha avvisato Scheer, ricordando il fallimento dei primi due, di cui l’ultimo nel 1995, conclusosi sul filo di lana col 50,6% a favore del “no”. Il Canada e’ stato percorso storicamente da istanza separatiste, che riemergono in modo carsico, soprattutto durante le elezioni, come anche nel caso della provincia dell’Alberta, una delle aree piu’ ricche di petrolio al mondo.

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