Politica

Elezioni, è caos l’attribuzione dei seggi: aggiustamenti su 30 nomi. Chi entra e chi esce

Umberto Bossi è eletto e torna a Montecitorio. Il Senatùr è da ieri pomeriggio eletto nel plurinominale di Varese nonostante fino a martedì risultasse escluso. Tutto accade per un “errore”, denunciato da un altro leghista ed esperto di leggi elettorali, Roberto Calderoli, nell’attribuzione provvisoria dei seggi da parte del Viminale. Ma il caso Bossi è solo la punta dell’iceberg: la faccenda non riguarda solo il fondatore della Lega ma, a quanto si apprende, un’altra trentina di parlamentari che in queste ore potrebbero vedere avverati o delusi i propri sogni.

Nei partiti, come si può immaginare, si è scatenato il caos, tra telefonate, allarmi, sospiri di sollievo e poi tutti incollati con gli occhi alle schermate dell’applicazione Eligendo del sito del Viminale per capire chi è dentro e chi fuori. Il nome più conosciuto, si assicura, è quello di Bossi, ma sono già usciti anche quelli di altri parlamentari come il leghista Giulio Centemero, che come Bossi entra in Lombardia o la Dem Caterina Cerroni che esce in Molise, ma potrebbe rientrare in Parlamento da un’altra parte.

Il quadro, questa sera, non è per nulla chiaro e, a quanto viene riferito, riguarda tutti i partiti, dalla Lega al Pd, da Azione a Fratelli d’Italia, fino ai Verdi. Ma i partiti, spiegano al Viminale, non vedranno né aumenti né diminuzioni sul numero complessivo dei seggi conquistati con il voto di tre giorni fa. Il Carroccio, ad esempio, guadagna sì due seggi in Lombardia – Bossi e Centemero, appunto – ma ne perde uno in Emilia Romagna e uno in Sicilia. Una cosa analoga accade ad Azione di Carlo Calenda che ne guadagna uno in Abruzzo ma lo perde in Toscana.

Da cosa dipende tutto questo? Innanzitutto dal fatto che si tratta di dati provvisori perché la ripartizione definitiva, con la verifica dei verbali e il calcolo dei coefficienti, e la successiva proclamazione ufficiale degli eletti deve essere effettuata dall’Ufficio elettorale centrale nazionale della Cassazione e dai competenti Uffici presso le Corti di Appello. Che poi la storia non finirà nemmeno allora perché ci sarà da dirimere il nodo dei plurieletti, i parlamentari eletti in più collegi che dovranno optare per uno lasciando quindi il posto a un altro collega di partito. Un altro giro di nomi: solo Fdi, il partito che ha preso più voti, con questo meccanismo dovrebbe lasciare liberi venti posti. C’è da sperare, c’è da temere.

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