Cronaca

Escalation di minacce Isis a Roma

“Loro vogliono Raqqa e noi vogliamo Roma”. Con questo titolo lo Stato Islamico (Isis) ha pubblicato in rete un documento che contiene minacce dirette alla capitale d’Italia definita “covo” del Vaticano. Si tratta della seconda minaccia alla città eterna in quattro giorni. La minaccia postata sui social media oggi segue infatti un video diffuso da jihadisti sabato scorso nel quale, tra l’altro, si afferma che le strade di Roma “saranno inondate dal vostro sangue”. Il documento di oggi è un PDF con una “copertina” con immagine del Colosseo e del Teatro Marcello che è stato postato su Twitter dalla Fondazione al Wafa, un organo media dell’Isis. Assoluta novità è il fatto che l’autore ddel documento è una donna che si fa chiamare “Um al Samh al Qureishyah” (che in arabo significa “Madre della Tolleranza di al Qureish”, che il nome di una tribù della Mecca ai tempi del profeta Maommetto) “Voi volete Raqqa perché è governata dalla legge di Allah e noi vogliamo Roma perchè sia governata dalla legge di Allah”, scrive l’autrice prima di ribadire: “Si è Roma che vogliamo, città covo del Vaticano che è il punto di riferimento dei nazareni, dalla quale un uomo impuro noto come Papa delle guerre crociate lanciate sempre contro i musulmani”.

Quindi i dettagli delle minacce: Umilieremo i miscredenti di Roma, stupreremo le loro donne (…). Si salverà solo chi abbraccerà l’Islam o si sottometterà all’Islam. Non vi è altra fede che l’Islam. Di questo vi ricrederete presto”. E dopo una lunga premessa sulla guerra lanciata contro il Califfato da “ben 60 Paesi” della coalizione per la ripresa di quella che è la capitale del califafto, l’autore ricorda le macerie lasciate dai jihadisti a Kobane prima di ritirarsi dalla città curda-siriana liberata dopo un lungo assedio nel gennaio del 2015 grazie all’eroica difesa della popolazione civile guidate dalle milizie curde delle Unita di Difesa del Popolo (Ypg). “Come hanno lasciato i nostri jihadisti la città di Kobane”? Un cumulo di macerie senza neanche un solo muro eretto che indichi che una volta vi erano costruzioni”, si legge ancora nel documento che definisce “idioti” coloro che credono nella caduta di Raqqa. L’autore ricorda infine che “sulla faccia della terra del nostro Signore non devono riamanere che musulmani e sottomessi all’Islam”.

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