Ferilli riprende il personaggio di Gloria, un’attrice scomoda che non riesce a essere madre né moglie né compiacente
L’attrice nel film Rai del 3 marzo firmato Manfredonia è una donna in carcere che, attraverso i servizi sociali, si ritrova faccia a faccia con le radici che aveva sepolto.
Sabrina Ferilli
Sabrina Ferilli torna in prima serata su Rai1 il 3 marzo nei panni di Gloria, attrice cinematografica un tempo celebre e ora in fase calante, che aveva già interpretato in una precedente serie televisiva. Il film è diretto da Giulio Manfredonia, ha un registro da commedia e vede Ferilli protagonista assoluta, senza controcampi di peso che possano distogliere l’attenzione dal personaggio.
La storia riprende da un punto preciso: Gloria è in carcere, in attesa di essere affidata ai servizi socialmente utili. Anche in quel contesto compresso e ostile, il suo temperamento non si piega. Riesce, con la stessa verve irritante e magnetica che la contraddistingue, a conquistare persino le detenute più chiuse. Quando l’incarico comunitario le verrà assegnato, sarà costretta a tornare nei luoghi delle proprie origini. Lì, il passato che aveva scelto di seppellire si ripresenta senza preavviso.
Un personaggio scomodo, autentico, necessario
Ferilli descrive Gloria con precisione chirurgica: “È un personaggio femminile che snocciola anche tutte le debolezze dell’essere umano in primis, ma della donna poi: una certa incapacità ad essere madre, una certa incapacità ad essere moglie, una certa incapacità a digerire ciò che non è bello, ciò che è ingiusto.” Non è un’eroina. Non cerca redenzione a tappe. È fastidiosa, ammette l’attrice, soprattutto all’inizio, “per come si rapporta con tutti”. Eppure è lei il motore narrativo: “È il motore della vita di tutti quelli che le stanno intorno”.
È una figura che non concede nulla al compiacimento. Non si normalizza, non si addolcisce per risultare più digeribile. Manfredonia la lascia essere quello che è, e la commedia nasce proprio da questo attrito: tra Gloria e il mondo, tra ciò che lei è e ciò che ci si aspetterebbe da lei.
Ferilli e il rifiuto della maschera
Il confine tra l’attrice e il personaggio, in questo caso, è sottile. Ferilli non lo nega. “Io non potrei mai accettare di fare una vita o di essere diversa da quello che sono. La mia vita è esattamente come sono io, e io sono come è la mia vita”. È una dichiarazione di coerenza, non di vanità. Conferma la ragione per cui Gloria le calza con precisione: entrambe si sottraggono alla recita sociale dell’adeguatezza.
Ne emerge il ritratto di una donna reale, con i suoi angoli vivi e le sue zone d’ombra. È la stessa percezione che il pubblico ha di Ferilli da anni: un’interprete che non ha mai costruito un’immagine di facciata. “Difficilmente si possono fare personaggi così”, dice. E ha ragione. Gloria è un’eccezione nel panorama della fiction italiana: non è funzionale a un messaggio, non ha un arco di crescita prevedibile. È, semplicemente, umana.
