Gibellina capitale dell’arte contemporanea: dove il dolore diventa bellezza. Giuli: ha saputo rigenerarsi

Dal terremoto del 1968 alla rinascita attraverso le opere di Burri e Consagra

Gibellina è ufficialmente la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per il 2026. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha inaugurato oggi l’iniziativa del ministero, nata per promuovere l’arte come leva di rigenerazione urbana, sociale e territoriale.

Il luogo, devastato dal terremoto del Belice nel 1968, è diventato sacro: qui la tragedia si è tramutata in grandezza culturale grazie al Cretto di Alberto Burri e alla Stella di Pietro Consagra. Alla cerimonia sono intervenuti l’assessore regionale Francesco Paolo Scarpinato e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, a sancire l’impegno di Regione e governo nazionale.

Il tempio dell’arte sorto sulle macerie

Stella d’ingresso al Belice o porta del Belice è un’installazione in acciaio inox di Pietro Consagra eretta sulla strada che conduce alla città di Gibellina

Il ministro Giuli ha usato parole forti e dense di significato. “Gibellina non poteva che essere la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per le stesse ragioni per cui si costruisce un tempio: perché il luogo in cui lo si costruisce è sacro”. Ha descritto questa terra capace di rigenerarsi, di fare di un’immane tragedia qualcosa di intonato alla bellezza e all’arte. La Stella di Consagra, installazione simbolica all’ingresso del Belice, è per Giuli “il simbolo della nostra Repubblica, una porta d’ingresso nelle istituzioni italiane, nell’anima dell’Italia”, segnata dalla forza della Magna Grecia e da una legge di amore e attrazione.

Sul Cretto di Burri, l’opera monumentale bianca che ricopre le rovine dell’antica Gibellina, il ministro ha pronunciato un passaggio di rara intensità: “Nel suo essere biancheggiante e a volte imbronciato a seconda dei tagli di luce, è l’espressione più potente non soltanto del fatto che una città ha preso coscienza di sé attraverso un tragico terremoto, ma che attraverso l’arte ha inverato ciò che diceva Hölderlin: ‘Dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva’”. E ciò che salva, ha concluso, è “l’arte, la cultura, la creatività, la possibilità di trasformare una tragedia del genere in una luce di grandezza”.

Un unicum nazionale e internazionale

L’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha definito Gibellina “simbolo autentico di rinascita, forza e resilienza”. Un unicum nel panorama culturale nazionale e internazionale: da quando fu ricostruita, la città ha trasformato la distruzione in laboratorio di sperimentazione artistica, richiamando artisti poliedrici da ogni parte del mondo.

Oggi incarna una vocazione multiculturale e contemporanea che le vale il titolo di Capitale. Il governo Schifani ha investito 3 milioni di euro, cogliendo con prontezza l’opportunità: si apre una stagione nuova, di valore culturale straordinario, attrattività turistica e sviluppo concreto per l’intero territorio, nel segno della bellezza, della memoria e dell’innovazione.

La data destinata alla memoria collettiva

Un momento della cerimonia

Per la Valle del Belice intera, oggi è una data storica. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha ricordato le cicatrici profonde lasciate dal sisma di 58 anni fa e ha celebrato la straordinaria esperienza di rinascita civile e culturale della comunità. Qui si è realizzata la visione del sindaco Ludovico Corrao, affiancato da maestri quali Burri, Consagra, Accardi e Paladino.

Le opere diffuse nel paesaggio testimoniano che la comunità non ha mai rinunciato al proprio futuro.L’Assemblea regionale ha sostenuto da subito la candidatura e continuerà a stare accanto al Belice durante quest’anno di residenze creative, start-up culturali, turismo di qualità e formazione per i giovani. Galvagno ha espresso gratitudine al ministero della Cultura, al ministro Giuli, al governo di Giorgia Meloni “che tanto sta facendo per la Sicilia”, alla Regione Schifani, ai deputati, al sindaco Salvo Sutera e alla sua amministrazione.

Guardare al domani senza dimenticare il passato

Il messaggio finale è rivolto soprattutto ai ragazzi del Belice: “Guardiamo al domani senza dimenticare il passato perché non può esserci un futuro senza memoria”. Gibellina 2026 non è solo un riconoscimento: è la dimostrazione che la cultura può riscattare un territorio ferito, restituirgli dignità e proiettarlo verso orizzonti nuovi. Un modello virtuoso, da raccontare e da esportare.