Giornata amara per la Juve: rigore sbagliato, pali e Falcone muro. Il Lecce resiste all’assalto

Un momento dell'incontro Juve-Lecce (foto x.com_juventusfc)

Un momento dell'incontro Juve-Lecce (foto x.com/juventusfc)

Un punto che non serve a nessuno e che brucia come una sconfitta. Soprattutto per la Juventus, che allo Stadium ha sprecato tutto il possibile e l’impossibile contro un Lecce coriaceo e fortunato. Finisce 1-1, con i bianconeri a mordersi le dita per un rigore fallito da Moise Kean, due legni colpiti e una serie di parate miracolose del portiere salentino Wladimiro Falcone. Al vantaggio leccese, firmato da Lameck Banda in pieno recupero del primo tempo su un clamoroso regalo di Andrea Cambiaso, ha risposto dopo il riposo l’americano Weston McKennie. Ma il risultato finale non riflette l’assoluto dominio di squadra e occasioni della Juventus, che così vede allungare l’Inter in vetta e lascia punti pesanti lungo la strada dello Scudetto.

La partita è stata un monologo bianconero dall’inizio alla fine. Massimiliano Allegri schiera l’undici tipico del 3-5-2, con Kenan Yildiz dietro al tandem Kean-Milik. Il Lecce, in difficoltà, è costretto a un esordio in Serie A bruciante per il giovane difensore argentino Matias Perez, classe 2005. È proprio lui il punto debole su cui la Juve concentra i suoi attacchi, con Yildiz a orchestrare e a far girare il pallone con una classe rara per i suoi 18 anni. Cambiaso e Filip Kostic sulle fasce soffocano gli avversari, la regia di Manuel Locatelli è precisa. Le occasioni, però, non si trasformano. La più pericolosa la ha Moise Kean su un cross di Kostic: potente colpo di testa, Falcone devia con un riflesso incredibile sul palo.

L’errore che risveglia il Lecce e il pareggio di McKennie

Il Lecce, fino a quel momento annichilito, sembrava non poter uscire dalla propria metà campo. Poi, al 47’, il cortocircuito. Un retropassaggio azzardato e insensato di Andrea Cambiaso viene intercettato da Lameck Banda. L’attaccante dello Zambia parte veloce, entra in area e batte Wojciech Szczesny con un preciso diagonale basso. Un gol controcorrente, nato da un autogol involontario di gioco della Juventus, che va allo spegnersi del primo tempo.

La reazione bianconera dopo l’intervallo è immediata e furiosa. Bastano quattro minuti per tornare in pari. Azione rapida sulla destra, dove l’inserimento del neoacquisto kosovaro Florent Zhegrova (subentrato a Kostic) aggiunge imprevedibilità. È proprio lui a servire McKennie sul limite. L’americano prolunga per Yildiz, il cui tiro viene deviato proprio sulle gambe di McKennie, bravissimo a controllare e depositare il pallone in rete da pochi passi. Lo Stadium esplode, la Juve cerca il sorpasso con ancor più convinzione.

Il dominio territoriale è schiacciante. Il Lecce arranca, si chiude in difesa, spera nei contropiedi di Banda. Al 62’ arriva l’occasione d’oro per il vantaggio. Palla in area per Kean, il cui tiro viene bloccato dal braccio alzato del leccese Ylber Ramadani. L’arbitro Michael Fabbri, dopo la chiamata al Var, indica il dischetto. Si fa avanti Moise Kean, ma il suo tiro è centrale, morbido e tecnicamente imperfetto: una sorta di “cucchiaio” mal riuscito che Falcone respinge senza troppe difficoltà con un piede. Un errore imperdonabile per un attaccante di Serie A, che peserà come un macigno sul finale.

Falcone eroe salentino, la Juve naufraga nei dettagli

Da lì in avanti, è un assedio. La Juventus butta tutto in avanti, il Lecce resiste con le unghie e con i denti, e soprattutto con un Falcone in stato di grazia. Al 89’, su un cross dal fondo, Dusan Vlahovic (subentrato a Milik) stacca di testa per Kean: l’attaccante, di prima intenzione, gira il pallone verso l’angolino. Falcone vola e con la punta delle dita allunga la palla sulla traversa. È l’ultimo, disperato assalto. I salentini, tra ritardi e furia agonistica, riescono a preservare il punto. La Juventus esce dal campo tra i fischi di una parte dello Stadium, mentre la squadra di Luca Gotti esulta come per una vittoria.

Questo pareggio lascia strascichi pesanti per Allegri. Oltre al punto perso, che allontana ulteriormente dall’Inter, emerge con forza la cronica inefficienza in fase realizzativa. Aver prodotto 13 conclusioni verso la porta, aver dominato per 90 minuti, aver avuto un rigore e non vincere è un dato allarmante. La Juve dimostra di avere un gioco molto più solido dello scorso anno, ma deve ritrovare freddezza e determinazione sotto porta. Il Lecce, invece, porta a casa un punto d’oro nella corsa alla salvezza, costruito su cuore, organizzazione e un portiere che ha firmato una delle sue migliori prestazioni in maglia giallorossa.

L’amara conta degli sprechi e il cammino verso lo Scudetto

Le statistiche parlano chiaro: la Juventus ha commesso un autogol nei minuti che fanno più male, ha sbagliato un rigore, ha colpito due volte i pali e si è scontrata con un portiere in estasi. In una stagione dove il margine per lottare con l’Inter è minimo, errori del genere sono un lusso che non ci si può permettere. Il cammino verso lo Scudetto, dopo questo stop, si fa più impervio. Serve subito una reazione, perché in campionato non si perdona. Il Lecce, invece, può tirare un sospiro di sollievo e crederci: con questa grinta, la salvezza non è un’utopia. Per la Juventus, invece, è ora di voltare pagina in fretta. Le occasioni vanno chiuse. Sempre.