Groenlandia, Meloni rompe il silenzio da Seul: “Trump ha sbagliato sui dazi, glielo ho detto”
Giorgia Meloni
Foto governo.it
Per la prima volta Giorgia Meloni ammette pubblicamente che Donald Trump ha commesso un errore. Lo fa da Seul, nell’ultima tappa della missione asiatica, convocando fuori programma la stampa per commentare i dazi annunciati dal presidente americano contro i Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia. “Secondo me è un errore.
E ovviamente non lo condivido”, afferma la premier, che racconta di averlo detto direttamente a Trump in una telefonata. Non è una differenza da poco. Solo ventiquattro ore prima, quando la mossa della Casa Bianca sembrava ancora una minaccia, la presidente del Consiglio aveva definito quelli di Trump “metodi assertivi” usati “per segnalare con maggiore forza una problematica reale”.
Meloni rompe il silenzio
Ora il cambio di passo è netto. Meloni sceglie di parlare in una giornata che doveva essere tutta dedicata a impegni istituzionali chiusi alla stampa: la visita mattutina al cimitero nazionale di Seul, dove ha firmato il libro d’onore sottolineando che “l’Italia e la Corea sono fianco a fianco per difendere la libertà e costruire la pace”, e nel pomeriggio un incontro con imprenditori italiani sullo scenario commerciale. Impossibile però restare in silenzio.
La premier non gira attorno al problema. “La previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia, secondo me, è un errore”, ribadisce. Ma subito dopo riprende quel ruolo di mediatrice tra Stati Uniti ed Europa che ha adottato sin dall’insediamento di Trump. Meloni spiega di condividere “l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico, una zona strategica nella quale va evitata un’eccessiva ingerenza di attori ostili”.
L’iniziativa europea non era contro Washington
È in quest’ottica, secondo la premier, che andrebbe letta l’iniziativa Arctic Endurance promossa da alcuni Paesi europei. “Non era fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori”, precisa Meloni, riferendosi esplicitamente a Cina e Russia. Un tentativo di far comprendere a Trump che l’Europa non ha mosso le pedine contro di lui, ma per arginare influenze ben più preoccupanti nell’area artica. La presidente del Consiglio racconta di aver trovato nella telefonata con il tycoon un interlocutore “interessato ad ascoltare”.
Per uscire dalla crisi, la strada è quella del dialogo da gestire nell’ambito della Nato. “Credo sia molto importante parlarsi ed evitare un’escalation”, sottolinea Meloni. La telefonata con Trump non è l’unica. La premier riferisce di aver sentito anche il segretario generale della Nato Marc Rutte e annuncia una serie di interlocuzioni con i leader europei, avute nel corso della giornata. Un’intensa attività diplomatica per spegnere un incendio che rischia di compromettere i rapporti transatlantici.
Nessuna tensione con la Lega sul dossier dazi
A proposito della necessità di evitare tensioni, la presidente del Consiglio nega che ce ne siano con la Lega sul tema della Groenlandia e dei dazi. Eppure il partito di Matteo Salvini ha addebitato ai “deboli d’Europa” ispirati da un “bellicismo parolaio e dannoso” la scelta di Trump di passare dalle parole ai fatti. Una posizione che sembra in aperto contrasto con quella della premier, ma che Palazzo Chigi minimizza. Nessuna frattura nella maggioranza, assicurano, solo differenti sensibilità su un tema delicatissimo.
Con ogni probabilità anche di Groenlandia, oltre che di Gaza, dovrà occuparsi il Board of Peace creato dal presidente americano. Come annuncia ufficialmente la stessa Meloni, l’Italia è stata chiamata a farne parte. “Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nella costruzione del piano di pace in Medio Oriente, e quindi siamo pronti a fare la nostra parte”, afferma la premier. Data e luogo della prima riunione non sono ancora stati ufficializzati, anche se resta probabile che la convocazione si tenga già a margine del World Economic Forum a Davos. Di certo, fanno sapere fonti del governo, la premier ci sarà.
