Un attacco missilistico condotto dalle milizie Houthi ha colpito l’aeroporto internazionale Re Khalid di Riad intorno alle 14 italiane, provocando almeno 12 morti e 50 feriti. Le autorità dello scalo hanno evacuato la struttura mentre l’operatività è stata completamente sospesa a partire dal primo pomeriggio, con sette voli cancellati e gli aerei in arrivo dirottati verso altri aeroporti. Tre fonti ufficiali hanno confermato il bilancio delle vittime, mentre la Farnesina ha invitato i cittadini italiani a evitare qualsiasi spostamento non essenziale nell’area.
La reazione di Riad si è concretizzata immediatamente con il lancio di un’operazione militare su vasta scala annunciata dal portavoce della coalizione a guida saudita, generale Turki al-Maliki. I raid aerei della coalizione hanno già distrutto 136 obiettivi militari nelle zone controllate dagli insorti filoiraniani, con l’obiettivo dichiarato di smantellare la rete missilistica balistica avversaria e fornire copertura continuativa 24 ore su 24 alle forze armate regolari yemenite.
La posizione della Casa Bianca
Sul piano internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto alla possibilità di un coinvolgimento diretto delle forze americane nella campagna militare contro i ribelli Houthi. Prima di imbarcarsi per un appuntamento elettorale nel Tennessee, la Casa Bianca ha precisato che la decisione sull’eventuale adesione agli attacchi della coalizione saudita sarà presa in tempi rapidi.
L’escalation si inserisce all’interno della controffensiva avviata dal Consiglio presidenziale yemenita per riprendere il controllo dei territori occupati dagli Houthi dal 2014, inclusa la capitale Sana’a. Le operazioni congiunte sul campo hanno già consentito la riconquista della città costiera di Mocha e il ripristino del controllo strategico sullo stretto di Bab el-Mandeb.
L’attivazione del patto della Mecca
Il quadro regionale vede inoltre il coinvolgimento diplomatico e militare degli alleati di Riad sulla base del patto di difesa congiunta siglato ad agosto alla Mecca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Fonti di sicurezza a Islamabad hanno confermato il rispiegamento di centinaia di soldati pakistani sul territorio saudita, smentendo tuttavia la partecipazione diretta della propria aviazione ai bombardamenti in Yemen. Ankara ha invece chiarito che il trattato non prevede l’invio di contingenti di terra, garantendo comunque supporto tecnico-militare al governo saudita.

