Gli Emirati Arabi Uniti hanno completato la costruzione autonoma di una sonda da 10 chilogrammi destinata all’asteroide Justicia, segnando un passaggio chiave per posizionare il Paese tra le quattro potenze spaziali capaci di raggiungere un corpo celeste minerale nel 2035. Il veicolo spaziale, concepito e fabbricato ad Abu Dhabi dal Technology Innovation Institute (TII), parte nei prossimi giorni per l’Università del Colorado Boulder, dove i tecnici statunitensi provvederanno all’integrazione con il modulo madre MBR Explorer prima del lancio ufficiale fissato per marzo 2028.
La missione Emirates Mission to the Asteroid Belt (EMA) effettuerà rilevamenti su sei asteroidi differenti tramite spettrometri e telecamere ad alta risoluzione, conducendo contestualmente osservazioni di supporto sui pianeti Venere e Marte. Giunta a destinazione nella fascia compresa tra Marte e Giove, la sonda madre sgancerà il piccolo lander per posizionarlo in rotta d’impatto controllato su Justicia.
L’enigma dell’asteroide rossastro
La composizione molecolare di Justicia presenta una colorazione rossa anomala, caratteristica tipica dei corpi celesti collocati nelle zone più esterne del Sistema Solare. L’ipotesi degli astrofisici indica che l’asteroide si sia migrato verso l’interno nel corso dei millenni, conservando elementi primordiali utili a comprendere la genesi dei pianeti e la distribuzione dell’acqua.
“La struttura dell’asteroide lo rende un antico viaggiatore dal passato in grado di fornire indizi fondamentali sull’origine del Sistema Solare e delle sue riserve idriche”, ha dichiarato Elias Tsoutsanis, responsabile di ricerca presso il Centro per la Propulsione e lo Spazio del TII.
Sviluppo hardware e autonomia ad Abu Dhabi
La realizzazione della sonda ha richiesto 18 mesi di lavoro continuativo e l’impiego di un team dedicato composto da 40 ingegneri e ricercatori. A differenza della missione marziana Hope del 2021, sviluppata attraverso partnership internazionali di co-progettazione, la nuova sonda per l’asteroide è stata interamente realizzata all’interno delle strutture di ricerca governative degli Emirati Arabi Uniti.
“Sono molto fiduciosa che nella prossima missione non avremo bisogno di Colorado, perché tutto può essere realizzato qui dall’inizio alla fine”, ha precisato Najwa Aaraj, amministratore delegato del Technology Innovation Institute, sottolineando il raggiungimento della piena autonomia industriale nel settore della scienza spaziale.
L’impatto sismico senza sistema frenante
Il piccolo modulo esplorativo non dispone di retrorazzi o sistemi di frenatura per l’allunaggio morbido. Il profilo di missione prevede un impatto cinetico diretto sulla superficie rocciosa, il quale distruggerà la sonda ma solleverà al contempo uno strato di detriti e polvere sotterranea.
“L’impatto creerà un piccolo cratere che darà agli strumenti dell’orbiter la possibilità di analizzare il materiale al di sotto dello strato superficiale”, ha spiegato Anton Ivanov, responsabile del progetto presso il TII. La ricercatrice Fatima Alnaqbi, specialista nei sistemi di discesa, ha confermato che il veicolo opererà la trasmissione dei dati fino al momento del contatto finale con il suolo. Non sono stati resi noti i dettagli finanziari relativi al costo complessivo di produzione del modulo.
L’impatto sul sistema educativo nazionale
Il programma di esplorazione spaziale emiratino ha generato ricadute dirette sul sistema universitario nazionale a partire dal primo annuncio del progetto marziano. Le iscrizioni ai corsi di laurea scientifici, tecnologici e ingegneristici sono aumentate del 30%, mentre gli atenei dotati di percorsi di specializzazione in ingegneria aerospaziale sono raddoppiati nel decennio 2015-2025.
“Quella prima missione ci ha fornito il know-how, ha formato le persone necessarie e ha consentito lo sviluppo di un settore industriale spaziale autoctono”, ha affermato Ahmad Belhoul Al Falasi, presidente dell’Agenzia Spaziale degli EAU, evidenziando come i giovani ingegneri arruolati nel 2014 guidino oggi le varie fasi operative della missione EMA.
Il club ristretto delle missioni asteroidali
L’esplorazione dei corpi minori del Sistema Solare vede attualmente impegnato un numero ridotto di agenzie governative. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha effettuato lo sbarco della sonda Philae sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nel 2016, mentre l’agenzia giapponese JAXA e la NASA americana hanno completato il recupero di campioni di polvere da asteroidi vicini.
I programmi attivi vedono la sonda americana Lucy diretta verso gli asteroidi troiani di Giove e la missione cinese Tianwen-2 pianificata per il rientro di materiale roccioso sulla Terra. L’esordio degli Emirati Arabi Uniti nella fascia degli asteroidi consolida il ruolo del Paese arabo accanto ai player consolidati del settore spaziale globale.

