Il centrosinistra cerca l’unità impossibile tra Iran e Ucraina prima del voto

Pd, M5s e Avs al lavoro per costruire una posizione comune in vista delle comunicazioni della presidente del Consiglio mercoledì in Parlamento, ma le divergenze sugli aiuti militari a Kiev rendono assai difficile una risoluzione condivisa.

giuseppe-conte-elly-schlein

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Il lavoro è in corso. Proseguirà anche martedì, probabilmente fino a tarda sera. Il centrosinistra non vuole disperdere la posizione unitaria faticosamente raggiunta la scorsa settimana sull’Iran, ma le comunicazioni di Giorgia Meloni mercoledì in Parlamento riguarderanno anche l’Ucraina. E qui le distanze tra i partiti restano profonde.

Pd, M5s e Avs stanno lavorando per capire come comporre il puzzle. Allo stato attuale, sottoscrivere una risoluzione unitaria che comprenda entrambi i dossier appare assai complicato.

La linea sull’Iran tiene

Sul Medio Oriente, l’accordo regge. Anzi, le ultime dichiarazioni della premier offrono un comodo assist alle opposizioni. La formula scelta da Meloni — “Non condivido e non condanno” — ha suscitato reazioni immediate. Attacca Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Stessa linea per Francesco Boccia e Peppe Provenzano in casa Pd, e per Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi Sinistra. I partiti del campo largo intendono riproporre il testo presentato giovedì scorso, in occasione delle comunicazioni dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani. Il problema, appunto, è altrove.

Il nodo irrisolto degli armamenti

Sull’Ucraina, le posizioni divergono in modo strutturale. M5s e Avs dicono “no” all’invio di ulteriori armi a Kiev da tempo, e non sembrano intenzionati a cambiare linea. Il Pd ribadisce invece che la capitale ucraina va sostenuta con tutti gli aiuti necessari, inclusi quelli militari, pur aggiungendo che l’Unione europea deve intensificare lo sforzo diplomatico per cercare una soluzione negoziale al conflitto.

Una strada percorribile, suggerita da qualcuno degli alleati, sarebbe quella di un documento volutamente vago sul punto, costruito in modo da consentire la convergenza delle diverse sensibilità. Un’operazione però complicata, che in casa Pd parecchi parlamentari considerano poco praticabile. Il rischio, percepito con chiarezza, è quello di un testo che non soddisfa nessuno e che espone la coalizione a critiche di opportunismo.

L’ipotesi delle risoluzioni separate

L’altra opzione di cui si parla, per tenere insieme tutto senza forzature, è quella che prevede risoluzioni distinte per ciascun partito, con la parte relativa all’Iran identica in tutti i documenti. Questo consentirebbe — quanto meno alla Camera, dove il regolamento favorisce questa procedura — di andare al voto per parti separate.

Si ribadirebbe così la linea comune sulla guerra voluta da Trump e Netanyahu, consentendo al tempo stesso a ciascun partito di riaffermare la propria posizione sull’Ucraina senza doverla mediare o ammorbidire. È, in sostanza, un’architettura di compromesso procedurale: non un’intesa politica piena, ma uno strumento per evitare la rottura pubblica. Il lavoro, appunto, proseguirà nelle prossime ore.