L’Italia si riscopre spettatrice di un evento naturale senza precedenti. Una potente tempesta geomagnetica ha colorato i cieli del Nord-Est, regalando visioni solitamente riservate alle latitudini artiche. Da Trieste al Friuli, il fenomeno ha raggiunto l’apice nelle scorse ore, frutto di un’attività solare straordinaria che ha colpito l’atmosfera terrestre con un’intensità raramente registrata alle nostre latitudini.
Il sipario si è alzato poco dopo le venti, quando le prime sfumature cremisi hanno iniziato a solcare l’orizzonte sopra Rupinpiccolo e le alture triestine. Non si è trattato di un semplice riflesso atmosferico, ma di un’aurora polare in piena regola. Molti cittadini hanno immortalato scie verdi e violacee, simili a quelle che danzano abitualmente sopra la Scandinavia, documentando uno degli eventi più spettacolari dell’ultimo decennio nel nostro Paese.
Gli esperti confermano l’eccezionalità del momento: il fenomeno, iniziato lo scorso 19 gennaio, è il risultato di una collisione magnetica che ha tenuto il mondo scientifico col fiato sospeso per tre giorni consecutivi. Ora che il Sole sembra aver ritrovato la sua quiete, resta il racconto di una notte che ha trasformato il paesaggio italiano in un frammento di Nord Europa. La tempesta, che inizialmente aveva raggiunto il grado di intensità G4, è gradualmente scesa a livello G3 secondo i rilevamenti del centro Noaa statunitense.
Lo spettacolo magnetico che ha acceso il nord
Dietro la magia visiva si nasconde una dinamica fisica imponente. Il fenomeno è scaturito da una potente eruzione solare che ha scagliato verso la Terra una nube di particelle energetiche, principalmente protoni, a velocità che sfiorano le decine di migliaia di chilometri al secondo. Si tratta di una “tempesta di radiazioni” che ha accompagnato l’attività geomagnetica, creando un flusso costante di energia verso il nostro pianeta. Se da un lato il risultato è stato un’estetica celestiale, dall’altro le autorità hanno monitorato con attenzione i rischi potenziali per le infrastrutture tecnologiche.
Queste particelle, infatti, possono interferire pesantemente con tutto ciò che si trova al di fuori dello scudo naturale offerto dall’atmosfera. Gli astronauti in orbita, i satelliti per le comunicazioni e i voli di linea che percorrono le rotte polari sono i soggetti più esposti a questo tipo di radiazioni. La tempesta di radiazioni ha sfiorato il picco massimo, toccando il livello S4 su una scala di 5, confermando la magnitudo di un evento che ha colmato la distanza tra il Sole e la Terra in poco più di un giorno di viaggio nello spazio.
Un vento di particelle solari verso la terra
Il motore di questo evento è stata una veloce espulsione di massa coronale, tecnicamente definita Cme. Si è trattato di un getto di plasma che ha viaggiato nel vuoto cosmico a circa 1.700 chilometri al secondo, percorrendo il tragitto verso la Terra in appena 25 ore. Un tempo record che testimonia la violenza dell’eruzione originaria. A innescare il tutto è stato un brillamento di classe X1.9, ovvero la categoria di potenza più elevata, sprigionatosi da una regione solare particolarmente inquieta, catalogata dagli scienziati con la sigla AR 4341.
Questa porzione della superficie solare, composta da ben 18 macchie scure, occupava un’area pari a circa tre volte l’intera superficie del nostro pianeta. Un gigante magnetico che ha riversato la sua energia nello spazio profondo, finendo per impattare contro il campo magnetico terrestre. Ciò che ha reso l’aurora italiana così vivida e persistente è stata anche la durata dell’eruzione: un processo estremamente lento che ha permesso la formazione di una nube di plasma di dimensioni mastodontiche. Ora che la tempesta è ufficialmente terminata e i dati sono al vaglio dei ricercatori, resta la consapevolezza di aver assistito a un evento storico per la meteorologia spaziale italiana.
