Il cinema d’Oltralpe dichiara guerra al saccheggio operato dalle intelligenze artificiali

L’associazione Adami sostiene una petizione senza precedenti per proteggere i diritti delle persone fisiche, denunciando come le nuove macchine attingano illegalmente a opere preesistenti per generare contenuti sintetici privi di anima.

Il cinema francese trasforma la celebrazione dei Cesar in un fronte di resistenza sindacale e culturale. Al centro della disputa non vi è la tecnica, ma la legittimità: quattromila firmatari denunciano l’intelligenza artificiale come strumento di “saccheggio sistematico” del lavoro creativo. La richiesta, sostenuta dall’associazione Adami, è chiara: una regolamentazione politica che tuteli i diritti d’autore e l’identità fisica degli artisti, impedendo che l’algoritmo si trasformi da supporto a sostituto antropomorfo.

Difesa del diritto d’autore

Il cuore della questione è giuridico. Swann Arlaud, protagonista di “Anatomia di una caduta”, articola il dubbio che attraversa l’intero comparto: la gestione della proprietà intellettuale nell’era della riproducibilità algoritmica. Se la macchina attinge al lavoro collettivo per sintetizzarlo, il concetto stesso di diritto decade. La tecnologia è accettabile finché rimane strumento sussidiario. Oltrepassata la soglia della sostituzione, il rischio è il collasso del sistema professionale.

Protezione della dignità umana

La protesta non riguarda una nicchia di privilegiati, ma l’intero spettro delle professioni artistiche. Léa Drucker sottolinea l’assurdità di dover ricorrere a una lettera aperta per evidenziare una minaccia che appare evidente. Non è una battaglia luddista, ma una richiesta di civiltà. L’obiettivo è sollecitare l’intervento dei legislatori affinché i diritti umani e artistici siano protetti da una rivoluzione che, senza regole, agisce come una forza estrattiva.