Il ddl Zan si è schiantato contro la “tagliola”, addio alla legge

Il ddl Zan si è schiantato contro la “tagliola”, addio alla legge
Maria Elena Boschi
27 ottobre 2021

L’Aula del Senato ha approvato la proposta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Zan. La cosiddetta ‘tagliola’ presentata da Lega e Fratelli d’Italia ha ottenuto con il voto segreto 154 sì, 131 no e due astenuti. Viene stoppato quindi due anni di iter parlamentare di un provvedimento tanto contestato fino all’ultimo voto. I numeri sono fin troppo eloquenti. Mancano all’appello almeno 16 voti tra le file della coalizione che approvò il testo alla Camera. E per il Pd il colpevole è principalmente il partito di Matteo Renzi. Vincitore ne esce il centrodestra che rivendica di aver fermato un progetto che non condivide e di aver ottenuto di spaccare la coalizione avversa. Un buon auspicio, secondo alcuni, anche in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica.

“Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l`Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un`altra parte. E presto si vedrà”. Sentenzia il segretario del Pd, Enrico Letta, che pochi giorni fa aveva cercato di spiazzare tutti aprendo alle modifiche del testo. Ieri il tavolo di maggioranza però si era concluso con un nulla di fatto, paralizzato dai veti contrapposti. Il Pd ha chiesto a Lega e Fi di rinunciare al voto sulla tagliola di oggi, proposta giudicata irricevibile dagli interlocutori che chiedevano modifiche sostanziali al testo. Questa mattina poi l’estremo appello del Pd alla Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, a non concedere il voto segreto e anche quello di Italia viva a “fermarsi” per tentare una mediazione sui punti più controversi.

Il risultato certifica errori di calcolo da parte del gruppo Pd al Senato convinto fino a poco prima del voto di avere almeno 148 senatori dalla sua. C’è chi, a caldo, ha invocato “dimissioni” o quantomeno una “riflessione” sulla gestione della vicenda. Ma la differenza di 23 voti è più ampia di quanto si potesse prevedere. Chi conosce bene il Senato dice che i franchi tiratori sono stati almeno 8 nel Pd e pochi meno, 6, da parte di Italia viva, se a questi si aggiungono alcuni franchi tiratori nel M5s e i tanti ex M5s che sono nel gruppo Misto e che non sono più legati a nessuna coalizione si arriva facilmente a quel numero: 23. I toni usati dai dirigenti nel dopo voto segnalano un clima davvero teso soprattutto tra Pd e Iv: “Lega e Iv sono uguali, spero provino la stessa vergogna” dice Francesco Boccia, deputato PD e responsabile Regioni e Enti locali della Segreteria nazionale.

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La vittoria del centrodestra in Senato è motivo di orgoglio per Matteo Salvini, leader della Lega: “Sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle: hanno detto di no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre, dalle associazioni e da molte famiglie, e hanno affossato il Ddl Zan. Ora ripartiamo dalla proposte della Lega: combattere le discriminazioni lasciando fuori i bambini, la libertà di educazione, la teoria gender e i reati di opinione”. I sette senatori di Idea-Cambiamo hanno votato a favore della richiesta di non passaggio agli articoli del ddl Zan. 

“Chi per mesi, dopo l`approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddl Zan è il responsabile del voto di oggi al Senato – afferma il deputato Pd Alessandro Zan -. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare”. “L`arroganza di cinque stelle e Pd ha prodotto una sconfitta incredibile, non solo per il Parlamento, che ha perso l`occasione di far approvare una legge di civiltà, ma per le tante donne e uomini che aspettavano di essere finalmente tutelati da aggressioni e discriminazioni – dichiara Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva -. Oggi si è verificato quello che abbiamo paventato da mesi, così la cecità e l`ostinazione di pochi ha fatto affossare una legge necessaria al Paese. Noi siamo quelli che hanno portato a casa la legge sulle unioni civili, loro hanno giocato sulla pelle di persone che meritavano una legge, non delle bandierine. Lo dico con amarezza perché fino alla fine ho sperato di sbagliare le previsioni, ma purtroppo è andata come avevamo immaginato. Un vero dispiacere”, conclude.

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Il senatore del Pd Andrea Marcucci si dice “molto dispiaciuto, è un gravissimo danno per il paese. Si dovrà riflettere su quanto accaduto, è una grave sconfitta di tutto il Parlamento”. “Sono mancati almeno 20 voti, sinceramente non mi aspettavo questo voto – aggiunge – bisogna fare una riflessione su come è stata gestita perché se questa è la conclusione vuol dire che degli errori sono stati fatti ma non arrivo a emettere sentenze”. Per la senatrice Pd Monica Cirinnà, “non c’è più nessuna possibilità che prosegua il ddl Zan, i numeri hanno detto questo. Dopo 6 mesi si può solo presentare un nuovo testo sullo stesso argomento, ma un nuovo testo. Oggi non è finito il ddl Zan, sono finiti i diritti di chi è perseguitato”. “Il centrodestra ha votato compattamente contro, erano tutti compatti, militarizzati. In questo momento le persone sono abbandonate a se stesse di fronte ai crimini d’odio – conclude Cirinnà – sono triste perché questo paese si allinea all’oscurantismo”.

“Chi ha forzato la mano e ha voluto insistere su un testo divisivo, rifiutando qualsiasi compromesso per migliorarlo, adesso deve avere il coraggio di assumersi la responsabilità di aver negato una legge a chi la aspetta a da tempo – dice la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato Lucia Ronzulli -. Abbiamo provato in tutti i modi a cercare un confronto per scrivere una buona norma ed evitare questo affossamento, ma l`ostinazione, la prepotenza e l`arroganza della sinistra hanno vanificato tutti i nostri sforzi. Chi ha portato a questa debacle ci metta la faccia!” conclude Rozulli. Per il presidente di Fratelli d`Italia, Giorgia Meloni, “cala il sipario sul ddl Zan, una pessima proposta di legge che Fratelli d’Italia ha contrastato con coerenza e nel merito fin dall’inizio. Non abbiamo mai cambiato idea e lo abbiamo dimostrato oggi in Senato: siamo stati l’unico gruppo interamente presente e unito nel voto”.

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La Meloni parla di “una vittoria che non appartiene solo a noi ma anche a tutte le realtà, le associazioni, le famiglie e i cittadini che in questi mesi si sono battuti ad ogni livello per denunciare follie, contraddizioni e aspetti negativi di una follia firmata Pd-Cinquestelle di cui l`Italia non aveva alcun bisogno. Patetiche le accuse di Letta, Conte e della sinistra – dice ancora la leader di FdI – i primi ad aver affossato la legge sono i suoi stessi firmatari, Zan in testa, che in questa proposta hanno scritto e difeso fino alla fine norme e principi surreali (dal self-id al gender nelle scuole) che nulla avevano a che fare con la lotta alle discriminazioni”. Per il leader M5s, Giuseppe Conte, infine, “chi oggi gioisce per questo sabotaggio dovrebbe rendere conto al Paese che su questi temi ha già dimostrato di essere più avanti delle aule parlamentari”.

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