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Politica

Il parlamento siciliano parte civile contro Galvagno: decisione storica a Palazzo dei Normanni

14 Gennaio 2026 22:27
Redazione
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Gaetano Galvagno
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Il Parlamento siciliano scrive una pagina inedita della propria storia istituzionale. L’Assemblea regionale ha deliberato stamane la costituzione di parte civile nell’eventuale processo a carico del proprio presidente, Gaetano Galvagno, esponente di Fratelli d’Italia. La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato, truffa e corruzione. L’udienza preliminare è fissata per il 21 gennaio. Una decisione che pesa come un macigno sul futuro politico del presidente e sulla tenuta della maggioranza di centrodestra.

Contents
  • Il presidente abbandona l’aula prima del voto cruciale
  • Schifani e il caso Amata: il governo non si costituisce

La riunione del Consiglio di Presidenza si è svolta questa mattina a Palazzo dei Normanni in un clima di massima tensione. Presente lo stesso Galvagno, che ha chiesto formalmente di mettere a verbale una richiesta precisa: il Consiglio doveva esprimersi seguendo i precedenti pareri dell’Avvocatura dello Stato. Il riferimento è al caso dell’ex presidente Gianfranco Miccichè, accusato di peculato in altra inchiesta, per il quale gli avvocati dello Stato proposero all’Ars la costituzione di parte civile. Una mossa che sa di accettazione preventiva della decisione, quasi una resa istituzionale di fronte all’inevitabile.

Dei dieci componenti del Consiglio di Presidenza si sono presentati in nove. Assente solo Riccardo Gallo di Forza Italia. Tra i presenti, i sei deputati regionali espressione della maggioranza di centrodestra. Secondo quanto confermato da esponenti delle opposizioni, sarebbe stato lo stesso Galvagno a sollecitare la presenza dei colleghi di maggioranza per evitare la mancanza del numero legale. Un paradosso che fotografa la solitudine politica del presidente: costretto a garantire il quorum per una delibera che lo vede sul banco degli imputati.

Il presidente abbandona l’aula prima del voto cruciale

Al momento della votazione, Galvagno ha abbandonato la seduta. Ha lasciato la presidenza al vicario Nuccio Di Paola del Movimento Cinque Stelle e si è allontanato dall’aula. Sui sette presenti, cinque hanno votato a favore della costituzione di parte civile. Due gli astenuti, gli stessi che avevano assunto identica posizione nel caso Miccichè. Nessun voto contrario. Il risultato consegna all’Ars una delibera compatta, al di là delle appartenenze politiche, a difesa dell’istituzione contro chi è accusato di averla tradita.

“Galvagno ha riconosciuto il ruolo del Parlamento, assumendo un atteggiamento di rispetto dell’istituzione nonostante sia lui la persona coinvolta”, ha dichiarato il deputato del Pd Nello Dipasquale, componente del Consiglio di Presidenza. Parole che suonano come un elogio amaro, il riconoscimento di una coerenza formale che non cancella la gravità delle accuse. Ma Dipasquale non si ferma e punta il dito contro un’altra vicenda che agita la politica siciliana.

Schifani e il caso Amata: il governo non si costituisce

“Di tutt’altro avviso invece l’atteggiamento del presidente della Regione siciliana Renato Schifani”, continua Dipasquale. “Il governo non si è costituito parte civile nei confronti dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, esponente di Fratelli d’Italia, per la quale la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per corruzione”. Due pesi, due misure. L’Ars sceglie la linea del rigore istituzionale, il governo regionale quella del garantismo selettivo. Una contraddizione che alimenta polemiche e sospetti sulla tenuta etica della maggioranza.

Le accuse a carico di Galvagno sono pesanti. Peculato, truffa, corruzione: un’inchiesta che mette in discussione l’integrità di chi siede al vertice del Parlamento siciliano. L’udienza del 21 gennaio dirà se il presidente dovrà affrontare un processo. Ma la decisione dell’Ars di costituirsi parte civile segna già un punto di non ritorno. L’istituzione si dissocia dal proprio rappresentante, rivendica la propria autonomia morale rispetto alle responsabilità individuali.

Resta da capire se Galvagno resisterà fino all’udienza preliminare o se le pressioni politiche lo spingeranno a un passo indietro. La maggioranza di centrodestra, che pure ha garantito il numero legale, osserva in silenzio. Fratelli d’Italia, partito di appartenenza del presidente, non ha ancora preso posizione ufficiale. Ma il messaggio lanciato oggi da Palazzo dei Normanni è chiaro: la difesa dell’istituzione viene prima delle tessere di partito.

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