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Lettura: Pandoro gate, Chiara Ferragni prosciolta dall’accusa di truffa aggravata: “Finito un incubo”
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Cronaca

Pandoro gate, Chiara Ferragni prosciolta dall’accusa di truffa aggravata: “Finito un incubo”

18 Gennaio 2026 0:57
Giuseppe Novelli
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Chiara Ferragni in tribunale
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Il tribunale di Milano archivia il caso. Chiara Ferragni esce libera dall’aula di giustizia dopo due anni di silenzio e accuse. Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha deciso: assoluzione per improcedibilità. Cade l’aggravante della “minorata difesa”, il reato si derubrica a truffa semplice. Serviva una querela di parte per procedere. Ma il Codacons, che l’aveva presentata, l’ha ritirata. Mezzo incassato: 3,4 milioni di euro versati dall’influencer ai consumatori.

Contents
  • Le lacrime in aula e la voce ritrovata
  • L’aggravante cancellata che ha salvato l’influencer
  • Le sanzioni Agcom e lo scandalo del pandoro
  • Dall’apice mediatico all’iscrizione nel registro indagati

La Procura aveva chiesto un anno e otto mesi. Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano costruito un’accusa pesante: tra 2021 e 2022 l’imprenditrice digitale avrebbe ingannato follower e consumatori, realizzando “ingiusti profitti” con la vendita di prodotti spacciati per benefici. Le indagini della Guardia di Finanza parlavano chiaro. O almeno così sembrava. Oggi tutto crolla. Insieme a Ferragni escono puliti anche Fabio Damato, ex braccio destro, e Francesco Cannillo, presidente del cda di Cerealitalia. Formula: non luogo a procedere.

“È finito un incubo”. Chiara Ferragni non nasconde l’emozione uscendo dal palazzo di giustizia. “Sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita. Sono stati anni durissimi, avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”. Voce rotta, occhi lucidi. “Ringrazio tutti, i miei avvocati e i follower”. Due anni di silenzio forzato, per rispetto delle istituzioni. Ora può finalmente parlare.

Le lacrime in aula e la voce ritrovata

“Mi sono commossa in aula, è normale”, racconta l’influencer ai cronisti. “Queste cose toccano nel profondo. Ho passato due anni senza mai dire niente, per rispetto del procedimento. Sono contenta di potermi riappropriare della mia voce”. Qualcuno le chiede dei follower persi. Risposta secca: “Un pochino, poche persone”. Nessun drammi, nessuna retorica.

I legali esultano. Giuseppe Iannacone e Marcello Bana, difensori di Ferragni, non nascondono la soddisfazione. “Ho sempre pensato che Chiara fosse innocente. Oggi è stato acclarato in tribunale”, spiega Iannacone. “L’ho ammirata in questi due anni. È stata una cittadina modello. Ha portato rispetto alla pubblica amministrazione, all’Agcom, all’autorità giudiziaria. Questo rispetto è stato ripagato. Se tutti i cittadini si comportassero così, sarebbe una gran bella cosa. In questo Paese la giustizia c’è”.

L’aggravante cancellata che ha salvato l’influencer

Il cuore della sentenza sta in una scelta tecnica. Il giudice Mannucci Pacini ha fatto cadere l’aggravante della “minorata difesa”. La Procura l’aveva contestata richiamandosi alla giurisprudenza della Cassazione: le truffe online configurano questa aggravante perché sfruttano “la distanza tra il luogo dove si trova la vittima e quello in cui opera l’autore del reato, che può facilmente schermare la propria identità, non sottoponendo il prodotto a un efficace controllo dell’acquirente”.

Salta l’aggravante, cambia tutto. La truffa diventa semplice. E la truffa semplice richiede una querela di parte. Il Codacons l’aveva presentata, poi l’ha ritirata dopo aver incassato i risarcimenti. Senza querela, niente processo. L’accusa perde il suo pilastro portante. Crolla l’impianto accusatorio.

Le sanzioni Agcom e lo scandalo del pandoro

Dicembre 2023. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato colpisce duro. Sanzione da 400 mila euro a Fenice, 675 mila a TBS Crew. Sono le società che gestiscono marchi e diritti legati “alla personalità e all’identità personale di Chiara Ferragni”. Balocco spa Industria Dolciaria paga 420 mila euro. L’accusa: pratica commerciale scorretta. Il Pandoro Pink Christmas, griffato Ferragni, veniva pubblicizzato lasciando intendere che l’acquisto avrebbe finanziato una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino.

Obiettivo: comprare un macchinario per curare bambini affetti da osteosarcoma.
Il Pandoro gate esplode proprio in quel dicembre 2023. Primo capitolo della stagione più nera per Chiara Ferragni. Tre anni prima il New York Times la celebrava in prima pagina: “la Kardashian italiana”, “una delle influencer più famose al mondo”. Crescita inarrestabile, sui social come nei bilanci. Poi il crollo.

Dall’apice mediatico all’iscrizione nel registro indagati

Fine anno. Fusco e Barilli iscrivono Ferragni nel registro degli indagati. Accusa: truffa aggravata dalla minorata difesa. Base: la querela del Codacons, presentata dopo un articolo di Selvaggia Lucarelli che solleva i primi sospetti sull’operazione benefica. La Guardia di Finanza di Milano scava, verifica, documenta. Emerge un’ipotesi di reato che devasta la reputazione dell’influencer. Ferragni, Damato e Cannillo avrebbero ingannato i consumatori.

Come? Facendo credere che la vendita del Pandoro Pink Christmas Limited Edition Chiara Ferragni, Natale 2022, e delle Uova di Pasqua Chiara Ferragni, Pasqua 2021 e 2022, fosse collegata a raccolte fondi. Destinatari: Ospedale Regina Margherita di Torino e associazione Bambini delle Fate. Operazioni commerciali travestite da beneficenza. Così le carte dell’indagine. “Indotto in errore un numero imprecisato di acquirenti”, si legge negli atti. Consumatori convinti di aiutare bambini malati comprando prodotti griffati. Dicembre 2023: Agcom sanziona Fenice e TBS Crew per quasi un milione. Motivazione: pubblicità ingannevole sui pandori. Oggi quella bufera si chiude. Chiara Ferragni ritrova voce, libertà, futuro.

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