Il razzo Space Launch System sfida i limiti della fisica verso la Luna

I tecnici di Cape Canaveral hanno ultimato i controlli sulla piattaforma 39B per garantire la separazione della capsula Integrity, che sfrutterà una traiettoria a otto prima del rientro critico nell’Oceano Pacifico.

astronauti

Il conto alla rovescia per il ritorno dell’uomo nelle vicinanze della Luna è fissato alle 6,24 del primo aprile in Florida, le 00,24 italiane di giovedì 2 aprile. Dopo una serie di rinvii dovuti a problemi tecnici, il razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion “Integrity” attendono il via dalla storica piattaforma 39B del Kennedy Space Center. L’equipaggio, già arrivato a Cape Canaveral, è in quarantena: quattro astronauti che per tre anni si sono addestrati nell’area di Houston per una missione che nessuno compie da oltre mezzo secolo.

Reid Wiseman, comandante, è un capitano di Marina in congedo. Victor Glover, pilota, e Christina Koch, specialista di missione, sono della Nasa. Jeremy Hansen, il quarto uomo, viene dall’Agenzia Spaziale Canadese. Insieme rappresentano una serie di primati inediti: Glover sarà il primo afroamericano a spingersi oltre l’orbita terrestre, Koch la prima donna a viaggiare verso la Luna, Hansen il primo non statunitense a prendere parte a una missione lunare.

Un razzo da 98 metri e un modulo europeo

Lo Space Launch System è tra i più potenti mai costruiti. Alto 98 metri, sviluppa una spinta di milioni di chilogrammi affidata a due enormi razzi ausiliari a propellente solido – i più grandi mai utilizzati in volo – e ai motori principali RS-25, ereditati e aggiornati dal programma Space Shuttle. Circa otto minuti dopo il lancio, la capsula Integrity si separerà dallo stadio centrale.

L’equipaggio resterà inizialmente un giorno in orbita terrestre per verificare i sistemi della navicella. Poi, l’accensione del motore principale della Orion inietterà la capsula in una traiettoria a forma di otto attorno alla Terra e alla Luna. Il secondo modulo di servizio, fondamentale per energia, propulsione, aria, acqua e controllo termico, è stato realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea con la partecipazione di oltre venti aziende in dieci Paesi. L’Italia contribuisce attraverso Thales Alenia Space, sotto la guida del contraente principale Airbus.

Il volo, il record e il rientro critico

Il viaggio durerà dieci giorni. Il punto di massimo avvicinamento alla superficie lunare è previsto intorno al quinto giorno, con gli astronauti in grado di osservare anche il lato nascosto, esperienza riservata finora a pochissimi esseri umani. A seconda dell’orario di lancio, la traiettoria potrebbe consentire di superare il record di distanza dalla Terra stabilito nel 1970 dalla missione Apollo 13.

Il rientro rappresenta una delle fasi più delicate. La Orion entrerà nell’atmosfera a circa 25 mila miglia orarie, con temperature prossime a 3 mila gradi Fahrenheit. Undici paracadute rallenteranno progressivamente la discesa fino all’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, al largo della California.

Simboli, riti e il peso delle storie personali

Prima di ogni lancio Victor Glover ascolta due brani: “Whitey on the Moon” di Gil Scott-Heron e “Make Me Wanna Holler” di Marvin Gaye. Canzoni di un’era, quella delle missioni Apollo, dominata dagli astronauti bianchi. Nel 2018 Glover è stato pilota del primo volo operativo della Crew Dragon di SpaceX verso la Stazione Spaziale Internazionale, diventando il primo afroamericano a trascorrere un lungo periodo a bordo. In vista di Artemis II racconta di aver dedicato più tempo a preparare le sue quattro figlie che se stesso.

Christina Koch, ingegnere elettronico di 47 anni, detiene il record del più lungo singolo soggiorno nello spazio per una donna: 328 giorni. Nel 2019 partecipò anche alla prima passeggiata spaziale tutta al femminile, con Jessica Meir. Jeremy Hansen, pilota di caccia e fisico canadese, 50 anni, è al debutto nello spazio: cresciuto in una fattoria nel Canada rurale, è stato colonnello nella Royal Canadian Air Force prima della chiamata dell’Agenzia Spaziale Canadese nel 2009.

Reid Wiseman, comandante, ha già trascorso oltre cinque mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2014. Tre anni fa ricopriva l’incarico di capo degli astronauti della Nasa quando gli è stato chiesto di guidare l’equipaggio.

Una nuova era oltre i record

La missione ha un forte valore simbolico, riflettendo una fase dell’esplorazione spaziale caratterizzata da inclusività e cooperazione internazionale. Come ha osservato Wiseman, il viaggio porterà l’equipaggio a circa 250 mila miglia dalla Terra, in coincidenza con il 250° anniversario degli Stati Uniti. Ma il compito principale resta tecnico: verificare che la capsula Orion sia in grado di trasportare esseri umani in sicurezza nello spazio profondo, aprendo la strada alle future missioni Artemis che riporteranno gli astronauti sulla superficie lunare.

Christina Koch ha sottolineato che i primati rappresentano solo una parte della storia. Il vero valore, secondo lei, risiede nella diversità dell’equipaggio e nella capacità di affrontare sfide complesse grazie a prospettive differenti. In questo senso, Artemis II non è soltanto un test tecnologico, ma un passo decisivo verso una nuova era dell’esplorazione umana dello spazio.