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Il Teatro Massimo di Palermo riapre la stagione lirica con una nuova Cavalleria rusticana contro i femminicidi

Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2026 23:46
Redazione
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Il Teatro Massimo di Palermo riapre la stagione lirica sabato 12 settembre proponendo un nuovo allestimento di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, reinterpretata come rievocazione e denuncia della violenza contro le donne. La produzione, in programma fino a domenica 20 settembre per otto recite complessive, segna la ripresa delle attività dopo la pausa estiva e impiega l’Orchestra e il Coro della Fondazione guidati dal direttore d’orchestra palermitano Gaetano d’Espinosa, con la regia di Marco Gandini.

Contents
  • La drammaturgia del possesso maschile
  • Il team creativo e le scenografie
  • Il doppio cast per le otto recite

La drammaturgia del possesso maschile

La scelta artistica della Fondazione poggia sull’esplicito parallelo tra il testo novellistico di Giovanni Verga, musicato da Mascagni su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, e la sequenza dei fatti di cronaca nera contemporanei. L’allestimento focalizza l’attenzione sulla deriva patriarcale per cui l’affetto si trasforma in pretesa proprietaria e il rifiuto del legame sfocia nell’eliminazione fisica del partner o del rivale.

Questa impostazione concettuale stabilisce una linea di continuità con l’opera che ha aperto la stagione, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, titolo storicamente accoppiato al capolavoro verista. Entrambi i lavori condividono la rappresentazione della mascolinità intesa come esercizio dell’aggressività e preffissazione dell’onore virile sopra la vita umana. “Il teatro lirico conserva la responsabilità di farsi specchio del proprio tempo”, ha dichiarato la direzione della Fondazione Teatro Massimo, “proponendo capolavori del repertorio che interrogano direttamente le fratture civili della nostra società”.

Il team creativo e le scenografie

Gaetano d’Espinosa

La regia è affidata a Marco Gandini, formato alla scuola di Giuliano Montaldo, Mauro Bolognini, Nuria Espert, Graham Vick e per vent’anni stretto collaboratore di Franco Zeffirelli, del quale riprende gli allestimenti nei teatri internazionali. Le scenografie firmate da Italo Grassi ricostruiscono gli spazi prescritti dal libretto, con una piazza dominata dalla scalinata della Cattedrale di San Giorgio a Ragusa Ibla, la locanda di Mamma Lucia e l’impianto prospettico della chiesa.

I costumi storici sono disegnati da Francesco Zito, scenografo e costumista palermitano formatosi alla Slade School of Art di Londra e attivo nei maggiori enti lirici dal 1977. Il disegno luci porta la firma di Marco Filibeck, light designer del circuito operistico, che ha impostato la drammaturgia luminosa in aderenza ai volumi scenici. L’assistenza alla regia è curata da Jesus Noguera.

Il doppio cast per le otto recite

Sul piano vocale si alternano due cast nei ruoli principali. Nelle recite del 12, 16, 18 e 20 settembre i protagonisti Santuzza e Turiddu sono interpretati dal soprano Teresa Romano e dal tenore Fabio Sartori, mentre il ruolo di Alfio è affidato al baritono Ambrogio Maestri. Nelle date del 13, 15, 17 e 19 settembre subentrano il soprano Martina Belli, il tenore Ivan Gyngazov e il baritono Claudio Sgura.

I ruoli di fianco vedono impegnati il mezzosoprano Sofia Koberidze nella parte di Lola e il contralto Kamelia Kader in quella di Mamma Lucia. L’impiego delle masse corali, elemento portante della partitura verista per la presenza dei celebri brani d’assieme e dell’Inno religioso, è preparato dal maestro del coro Salvatore Punturo. Non sono ancora stati resi noti i dettagli relativi alla vendita dei biglietti e ai protocolli di accesso per le singole serate.

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