Cronaca

Iran, Hamas e Guterres: i tre fronti aperti di Israele

“Le istruzioni per gli atti di terrorismo arrivano da un solo luogo, l’Iran”. Mentre sul piano diplomatico non si placano le polemiche per le parole del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, accusato da Israele di giustificare gli attacchi di Hamas, lo stato ebraico torna a puntare il dito contro il suo più potente nemico nella regione: la Repubblica islamica d’Iran. Secondo il portavoce delle forze armate Daniel Hagari, Teheran sosterrebbe il movimento estremista palestinese con soldi, tecnologia e addestramento. “Quando i rappresentanti iraniani in Iraq, Yemen e Libano agiscono, ciò avviene su ordine dell’Iran”, ha detto oggi in conferenza stampa. Un’accusa che giunge mentre il movimento sciita libanese Hezbollah conferma in una dichiarazione che il suo leader Hassan Nassrallah ha incontrato in Libano il capo della Jihad islamica palestinese Ziad Nahleh e il vice capo dell’ufficio politico di Hamas, Saleh al-Arouri.

Una riunione, organizzata per discutere i modi in cui “l’asse della resistenza” dovrebbe agire per ottenere una “vera vittoria” a Gaza, e sugellata da una foto emblematica, che li mostra seduti in una stanza, proprio sotto le immagini, appese a un muro, del padre spirituale della Repubblica islamica, l’Ayatollah Khomeini, e del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Quest’ultimo, stamane, ha accusato gli Stati Uniti di “complicità” nei crimini perpetrati da Israele a Gaza. Lo Stato ebraico “si sta vendicando contro i civili perché ha fallito e fallirà contro la resistenza”, ha commentato, aggiungendo che “le visite dei leader di Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna e Francia mostrano la loro preoccupazione per il collasso di Israele”.

 

Colpite centinaia di postazioni di Hamas

 

Nell’attesa del via libera delle autorità di governo all’operazione di terra, rimandata di qualche giorno, Hagari ha intanto ribadito l’appello delle forze armate israeliane ai residenti del Nord di Gaza affinché si spostino verso Sud, aggiungendo che non dovrebbero ascoltare Hamas che dice loro di non abbandonare le loro abitazioni. Secondo il portavoce israeliano, si tratterebbe comunque di uno spostamento solo tenmporaneo; alla fine della guerra, tutti i palestinesi sfollati potranno tornare nel Nord della Striscia, ha precisato. D’altra parte, l’esercito continua a prendere di mira i suoi obiettivi nell’area. Nelle ultime ore sono state colpite centinaia di postazioni di Hamas, inclusi tunnel, quartier generali militari, depositi di armi, lanciatori di mortai e lanciamissili anticarro.

I soldati dello Stato ebraico, in particolare, hanno puntato l’apparato operativo di emergenza di Hamas, considerato responsabile proprio della creazione di quei blocchi che hanno impedito agli abitanti di Gaza di evacuare verso aree più sicure nel sud della Striscia. Secondo Hamas sono state almeno 80 le vittime palestinesi per gli attacchi della notte. Tra loro, ha reso noto lo Shin Bet, ci sarebbe anche il comandante del battaglione settentrionale Khan Yunis di Hamas, Tisir Mbasher, considerato vicino ad alti funzionari del gruppo estremista palestinese, incluso il capo del braccio militare, Muhammad Deif.

 

Razzi dalla Siria e Cisgiordania

 

Ma nelle ultime ore l’esercito israeliano è stato impegnato su almeno altri due fronti. Nel Nord ha risposto al lancio di due razzi dalla Siria, caduti in campo aperto. I raid aerei dello Stato ebraico, giunti in risposta all’attacco, hanno colpito lanciatori di missili e un radar vicino a Qarfa, nella regione di Daraa, e i magazzini della 12a Brigata corazzata a Izraa. Almeno otto militari siriani sono morti, secondo la stampa locale. In Cisgiordania, invece, i militari hanno lanciato un attacco con droni contro un gruppo di palestinesi armati che “hanno sparato e lanciato ordigni esplosivi”. Tre persone hanno perso la vita, più di 20 sono rimaste ferite, ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa. Fornendo un bilancio complessivo delle vittime, il ministero della Sanità palestinese ha aggiunto che almeno 103 residenti sono morti negli attacchi di Israele in Cisgiordania dal 7 ottobre scorso. Si tratta solo di una piccola parte di quella che la regina Rania di Giordania ha definito alla Cnn “una catastrofe”.

Proprio nel giorno in cui il presidente francese Emmanuel Macron è in visita ad Amman, per discutere della crisi mediorientale con il re Abdallah prima di recarsi al Cairo ed essere ricevuto dal presidnete Al Sisi, Rania ha accusato i leader dell’Occidente di un “evidente doppio standard” per non aver condannato la morte di civili sotto i bombardamenti israeliani. “Ci viene detto che è sbagliato uccidere una famiglia, un`intera famiglia, sotto la minaccia delle armi, ma va bene bombardarli a morte? Voglio dire, qui c`è un evidente doppio standard”, ha detto. “Le persone in tutto il Medio Oriente, inclusa la Giordania” sono “semplicemente scioccate e deluse dalla reazione del mondo”, ha commentato. “Il 7 ottobre, il mondo si è schierato immediatamente e inequivocabilmente dalla parte di Israele e del suo diritto di difendersi e ha condannato l’attacco avvenuto”, ma “nelle ultime due settimane…stiamo vedendo il silenzio nel mondo,” ha insistito la regina, secondo la quale “è la prima volta nella storia moderna che si verifica una tale sofferenza umana e il mondo non chiede nemmeno un cessate il fuoco”. “Il silenzio è assordante, e per molti nella nostra regione rende complice il mondo occidentale”.

 

Polemiche su dichiarazioni Guterres

 

Intanto, non si placano le polemiche per le ultime dichiarazioni del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che hanno creato grande indignazione in Israele, perché intese come una sorta di giustificazione del brutale attacco di Hamas. L’ambasciatore alle Nazioni Unite, Gilad Erdan, che ha chiesto le dimissioni del leader Onu, ha confermato che lo stato ebraico negherà i visti ai funzionari del Palazzo di Vetro. “Abbiamo già rifiutato il visto al sottosegretario generale per gli Affari umanitari Martin Griffiths”, ha spiegato Erdan. “È giunto il momento di dare loro una lezione”, ha confermato alla radio militare, dopo che Guterres aveva detto che gli attacchi di Hamas non nascono dal nulla, considerando che “i palestinesi sono sottoposti a 56 anni di occupazione soffocante”. Il segretario Onu questa mattina è tornato sulla questione con un post su X che secondo la stampa israeliana avrebbe avuto l’intento di attenuare le polemiche.

Di fatto, però, Guterres ha ribadito un paio di concetti già espressi ieri. “Le lamentele del popolo palestinese non possono giustificare gli orribili attacchi di Hamas”, ha scritto Guterres, che poi ha aggiunto: “Quegli orrendi attacchi non possono giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese”. Domani pomeriggio la crisi a Gaza sarà in cima all’agenda del vertice dei capi di Stato e di Governo europei. Alla vigilia della riunione, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ha scritto ai primi ministri e presidenti di tutta l’Unione per esprimere “grave preoccupazione” per l’escalation delle violenze e la situazione umanitaria nella Striscia.

“Dobbiamo discutere, in primo luogo, su come garantire con urgenza l`effettiva fornitura di aiuti umanitari e l`accesso ai bisogni più elementari. In secondo luogo, dobbiamo impegnarci, in un fronte unito e coerente, con i partner per evitare una pericolosa escalation regionale del conflitto”, ha sottolineato. Secondo Michel bisogna poi “rilanciare il processo di pace basato sulla soluzione dei due Stati”, che “è l`unica via da seguire”. “Infine”, ha concluso il presidente del Consiglio Ue, si dovranno “affrontare gli effetti di questo conflitto nell`Ue, esaminando le sue implicazioni per la coesione delle nostre società, la nostra sicurezza e i movimenti migratori”. askanews

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