Iran, l’Italia alza la voce: “Rispettate i diritti del popolo”. Al Senato corsa per una risoluzione unitaria
Senato
Il governo italiano rompe gli indugi e chiede ufficialmente a Teheran di “assicurare il rispetto dei diritti” dei manifestanti. Una presa di posizione netta, arriva da Palazzo Chigi, mentre le notizie sul numero di vittime nelle proteste in Iran continuano a giungere, definite dal governo “preoccupanti”. Parallelamente, al Senato è in corso un lavoro serrato per varare una risoluzione bipartisan di condanna, che potrebbe vedere la luce già domani in commissione Esteri.
“Il governo italiano segue con forte preoccupazione la situazione”. È l’incipit secco della nota diffusa da Palazzo Chigi. Un linguaggio diplomatico ma inequivocabile, che traduce in posizione ufficiale il crescente allarme per la repressione in atto. L’esecutivo, stando al comunicato, chiede alle autorità iraniane di garantire “il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l’incolumità di chi manifesta”. Una richiesta diretta che si accompagna all’impegno a lavorare “insieme ai partner europei e del G7” per una soluzione positiva della crisi, “rispettosa delle aspirazioni di libertà e parità di diritti del popolo iraniano”.
La spinta parlamentare per un segnale unitario di condanna
Mentre la Farnesina segue i canali diplomatici, il Parlamento si muove per dare un segnale politico forte e unitario. La commissione Esteri del Senato, presieduta da Stefania Craxi (Forza Italia), potrebbe infatti varare una risoluzione comune sugli avvenimenti iraniani. Fonti parlamentari riferiscono di contatti in corso tra maggioranza e opposizione su una bozza di testo, elaborata in prima battuta dalla stessa presidente Craxi. Non esiste ancora un documento condiviso da tutti i gruppi, ma la volontà di trovare un’intesa sembra concreta. I partiti ne discuteranno nelle prossime ore, con l’obiettivo di una rapida approvazione.
La situazione descritta dagli osservatori internazionali e dalle organizzazioni per i diritti umani è drammatica. Si parla di centinaia, forse migliaia, di morti, tra cui moltissimi giovani. La repressione del dissenso, sistematica e violenta, ha portato la comunità internazionale sul banco degli imputati, accusata da più parti di un’eccessiva cautela. “La situazione in Iran è totalmente fuori controllo”, afferma senza mezzi termini il senatore Alessandro Alfieri, capogruppo del Partito Democratico in commissione Esteri e Difesa.
La chiamata all’Europa: “Servono sanzioni vere, non solo parole”
Il monito del capogruppo dem va oltre la condanna formale e delinea una possibile strategia. “Le continue violazioni dei diritti umani, la repressione nel sangue del dissenso e la negazione delle libertà fondamentali non possono più essere condannate con mere dichiarazioni di rito”, sostiene Alfieri. La sua è una chiamata diretta all’azione dell’Europa, affinché assuma “un ruolo attivo: non con la forza, ma attraverso iniziative coerenti e credibili”. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato “imporre sanzioni vere” al regime, dall’altro “sostenere una transizione democratica guidata dagli iraniani”.
Proprio per dare un segnale in questa direzione, spiega il senatore, si sta lavorando in questi giorni a Palazzo Madama. L’intento è superare le divisioni di partito e trovare una linea comune di pressione sul governo italiano, affinché si faccia promotore di iniziative più incisive a livello europeo e internazionale. “Domani in commissione Esteri e Difesa – annuncia Alfieri – il gruppo del Partito Democratico voterà a favore della risoluzione bipartisan a difesa del popolo iraniano”. Un passaggio che, se confermato dall’appoggio di tutto l’arco costituzionale, darebbe peso politico aggiuntivo alla posizione già espressa dall’esecutivo.
Il difficile equilibrio tra diplomazia e pressione sui diritti
La strada per una posizione europea realmente efficace è però irta di ostacoli. Il nodo cruciale resta l’equilibrio tra la ferma condanna della repressione e la necessità di mantenere canali di dialogo, anche alla luce dei negoziati sul nucleare, attualmente in stallo. L’Italia, in coordinamento con i principali alleati, sembra voler percorrere una doppia binario: da un lato l’appello pubblico al rispetto dei diritti umani, dall’altro un lavoro diplomatico più riservato per cercare di influenzare le gerarchie di Teheran. L’iniziativa parlamentare, se unitaria, spingerebbe verso un profilo più alto e una richiesta di azioni concrete, come l’estensione delle sanzioni agli alti responsabili della repressione. La prossima mossa attesa è proprio l’adozione formale della risoluzione in commissione Senato, che potrebbe arrivare già nella giornata di domani, diventando il punto di riferimento per la posizione italiana nei prossimi consessi internazionali.
