Iran, Trump sospende l’offensiva: “Le uccisioni in Iran si sono fermate, vediamo”. Gli arabi frenano la Casa Bianca

Spazio aereo riaperto e diplomazia in azione mentre Washington invia segnali contraddittori

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Donald Trump

La riapertura dello spazio aereo iraniano dopo ore di chiusura improvvisa segna un primo passo indietro rispetto all’escalation militare temuta nelle ultime quarantotto ore. I voli commerciali hanno ripreso stamattina a sorvolare il territorio persiano, seppur con cautela: molte compagnie internazionali continuano infatti a evitare la regione per ragioni di sicurezza.

Nel frattempo, su richiesta degli Stati Uniti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce oggi per un briefing sulla situazione in Iran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato ieri sera di aver ricevuto rassicurazioni da “fonti molto importanti dall’altra parte” secondo cui le uccisioni dei manifestanti sarebbero cessate e le esecuzioni programmate non avrebbero più luogo. Washington, ha precisato lo stesso Trump, non ha tuttavia verificato in modo indipendente tali affermazioni e continuerà a “osservare e vedere” prima di decidere su un’eventuale azione militare.

Secondo l’organizzazione Iran Human Rights, con sede in Norvegia, la repressione delle proteste avrebbe causato almeno 3.428 morti e oltre 10.000 arresti. Il presidente americano aveva evocato più volte nei giorni scorsi la possibilità di intervenire in sostegno della popolazione iraniana, contribuendo a far salire la temperatura internazionale.

Evacuazioni precauzionali e minacce incrociate nel Golfo

Gli Stati Uniti hanno comunque avviato misure precauzionali. Parte del personale di una base in Qatar ha ricevuto indicazioni di evacuazione, mentre il personale diplomatico in Kuwait e Arabia Saudita è sottoposto a restrizioni nei movimenti. Teheran, dal canto suo, aveva parallelamente avvertito alcuni Paesi della regione che eventuali basi statunitensi sul loro territorio sarebbero diventate obiettivi legittimi in caso di attacco americano. L’Italia, come altri Paesi europei, ha invitato i propri cittadini a lasciare il Paese.

Nel frattempo, una portaerei statunitense ha lasciato il Mar cinese meridionale dopo un’esercitazione a fuoco reale e si sta dirigendo verso il Medio Oriente. Lo ha riferito l’emittente NewsNation, citando fonti del Pentagono. Il Dipartimento della Difesa ha ordinato alla portaerei USS Abraham Lincoln e al suo gruppo d’attacco, che comprende cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke, di abbandonare la loro posizione nel Mar cinese meridionale e fare rotta verso il Medio Oriente.

La portaerei Lincoln lascia il Pacifico e punta al Golfo

In base al tracciatore delle portaerei dell’US Naval Institute, all’inizio della settimana non risultavano portaerei statunitensi dispiegate nella regione sotto il comando dello US Central Command. La Abraham Lincoln era la più vicina all’area tra i gruppi d’attacco in servizio attivo, operando nelle acque nei pressi di Scarborough Shoal. La portaerei ha lasciato il porto di San Diego a novembre ed era presente nel Mar cinese meridionale dallo scorso mese, operando per almeno due settimane nella rotta marittima ricca di risorse rivendicata da più paesi della regione.

Filmati diffusi dal Defence Visual Information Distribution Service del Pentagono mostrano che la scorsa settimana la Abraham Lincoln ha condotto diverse attività addestrative, tra cui un’esercitazione a fuoco reale l’8 gennaio con il sistema Phalanx di difesa ravvicinata, oltre a operazioni di volo, rifornimenti in mare, addestramento al controllo dei danni e attività di neutralizzazione di ordigni esplosivi. Le esercitazioni si sono svolte pochi giorni prima di un nuovo scambio di accuse tra Cina e Filippine per episodi di tensione nelle acque contese.

Contatti diplomatici e messaggi diretti da Washington a Teheran

Lunedì Manila ha respinto le affermazioni di Pechino secondo cui le Filippine starebbero adottando azioni provocatorie nel Mar cinese meridionale, accusando invece la Cina di attività “persistenti, illegali, coercitive, aggressive e ingannevoli”. L’ambasciata cinese a Manila ha definito tali accuse “infondate e fuorvianti”. A metà dicembre, unità della guardia costiera cinese avevano utilizzato cannoni ad acqua contro pescherecci filippini nei pressi di Sabina Shoal, nelle contese isole Spratly.

Il presidente Trump ha scritto sui social che le autorità iraniane “pagheranno un prezzo elevato” per l’uccisione di civili, invitando la popolazione a continuare a protestare e affermando che “gli aiuti sono in arrivo”. Ieri ha però attenuato i toni, sostenendo che “le uccisioni in Iran si stanno fermando”. Teheran ha avvertito che colpirebbe le forze statunitensi in Medio Oriente in caso di attacco, provocando l’uscita di parte del personale militare statunitense e britannico dalla base di Al Udeid Air Base in Qatar.

Un funzionario iraniano di stanza in Pakistan ha dichiarato oggi che Trump avrebbe informato l’Iran di non avere intenzione di attaccare. Secondo quanto riferisce l’emittente Al Jazeera, per l’inviato iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, Trump ha comunicato a Teheran la sua volontà di evitare il conflitto, chiedendo al contempo moderazione. L’inviato ha spiegato di aver ricevuto la comunicazione intorno all’1 di notte ora pachistana di mercoledì, corrispondente alle 22:00 di martedì in Italia, che confermava la posizione di Trump e il suo invito all’Iran a non attaccare gli interessi statunitensi nella regione.

Arabia Saudita e Qatar frenano la Casa Bianca

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran si sono temporaneamente allentate grazie a intensi sforzi diplomatici messi in campo per dissuadere Trump da un’azione militare contro Teheran. Lo riporta il Financial Times, citando tre fonti vicine a governi arabi, secondo cui contatti diretti e indiretti tra Washington e la Repubblica islamica hanno contribuito a una fase di distensione nel Golfo.

Paesi della regione come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Oman ed Egitto hanno sollecitato l’amministrazione statunitense alla prudenza, mettendo in guardia dalle conseguenze di un eventuale attacco contro l’Iran, in particolare per i paesi vicini e per l’impatto sui prezzi globali di petrolio e gas. “Per ora le cose hanno avuto una distensione”, ha affermato un funzionario arabo, aggiungendo che gli Stati Uniti stanno concedendo tempo ai colloqui con Teheran per valutarne gli sviluppi.

Secondo le fonti, le comunicazioni tra Washington e Teheran avrebbero permesso alle autorità iraniane di assicurare a Trump che non ci sarebbero state esecuzioni dei manifestanti e che il bilancio delle vittime non sarebbe così elevato come riportato all’estero. Tali contatti, facilitati anche da attori terzi come Russia o Oman, potrebbero aprire la strada a ulteriori colloqui nei prossimi giorni. Non è chiaro se il dispiegamento della portaerei Lincoln preluda a un attacco o abbia una funzione deterrente.