Politica

La Brexit affonda l’economia britannica, attività imprese a minimi da 7 anni

Duro contraccolpo del voto per la Brexit su imprese e famiglie della Gran Bretagna. Specialmente sulle prime, che hanno visto improvvisamente collassare l’attività a valori che non si registravano da 7 anni a questa parte, dai tempi della crisi economica e finanziaria globale. Il Purchasing manager’s index (indice Pmi) relativo alle imprese Gb, indagine che viene condotta tra i responsabili degli approvvigionamenti, è infatti crollato a 47,7 punti a luglio, dai 52,4 punti di giugno, secondo la società di ricerche Markit. Si tratta del valore più debole da 87 mesi a questa parte, bisogna infatti risalire all’aprile del 2009 per trovare livelli analoghi su un indicatore in cui i 50 punti rappresentano la soglia limite tra crescita e calo dell’attività. Per le imprese britanniche quindi si è bruscamente passati da un contesto di crescita moderata ad un quadro recessivo. Sempre secondo Markit, è la prima volta dal 2012 che si assiste ad una contestuale caduta della produzione e dei nuovi ordinativi. L’unico spiraglio positivo è stato il rafforzamento della crescita delle esportazioni del comparto manifatturiero, che potrebbe riflettere i deprezzamenti della sterlina già precedenti al voto per la Brexit del 23 giugno. L’indagine è stata condotta tra il 12 e il 21 luglio.

Contestualmente un indice sulle attese delle famiglie sui prezzi degli immobili, elaborato sempre da Markit, è piombato in territorio di contrazione per la prima volta dal 2013. In questo caso la rilevazione è stata effettuata tra il 14 e il 18 luglio con l’indice Hpsi a 48,3 punti, in picchiata dai 59,7 punti del mese precedente e dal picco di 63,2 punti segnato nel maggio 2014. Anche in questo caso i 50 punti sono la soglia limite tra crescita e contrazione. Luglio ha contrassegnato una drammatico deterioramento dell’economia”, ha rilevato il capo economista di Markit, Chris Williamson. “Che sia da attribuire a disdette, mancanza di nuovi ordini o al rinvio di progetti, la svolta negativa viene in un modo o nell’altro attribuita alla Brexit”. Secondo Williamson, i dati attuali dovrebbero corrispondere ad una contrazione dello 0,4 per cento del Pil nel quadro trimestre, anche se l’esatta portata della contrazione dipenderà da come si evolverà il quadro su agosto e settembre. In ogni caso “il crollo dell’indice Pmi dà un forte incitamento ad agire subito ai policy maker, in attesa di indicatori macroeconomici” più strutturati. Infine, oggi Markit ha riportato un rallentamento dell’attività anche per le imprese dell’area euro. A luglio la ripresa è proseguita nonostante tutto, dalla Brexit agli attentati terroristici, seppur ridimensionata ai minimi da 18 mesi.

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