Politica

Catalogna: domenica referendum. Madrid: pronti 10mila poliziotti

Conto alla rovescia per il referendum sull’autodeterminazione della Catalogna. A pochi giorni dal voto la polizia spagnola – e gli stessi Mossos d’esquadras catalani, la polizia regionale – temono disordini mentre non è chiaro cosa possa concretamente succedere in occasione del voto. Unico dato certo è che la magistratura ha dato l’ordine alle forze dell’ordine di bloccare l’accesso ai seggi. In un messaggio diffuso su Twitter la polizia catalana evoca “conseguenze non desiderabili” per quanto riguarda “la sicurezza in città dal punto di vista dell’ordine pubblico”. La magistratura, dal canto suo, ha chiesto alla polizia nazionale e a quella catalana di coordinarsi” per impedire fino al primo ottobre l’utilizzazione di edifici pubblici…per la preparazione del referendum”. Particolarmente interessante la situazione nei licei e all’università. L’università di Barcellona è di fatto occupata e in molti licei gli studenti favorevoli all’indipendenza potrebbero occupare gli istituti per poi favorire voto, in un modo o nell’altro. Alta tensione prevista anche fuori dalla ‘capitale’. In molti paesi e villaggi fuori Barcellona un sindacato di contadini si è impegnato a mobilitarsi con trattori e altri mezzi pesanti. L’idea è di dispiegarli nei pressi dei seggi elettorali “per renderne più difficile la chiusura”. Dunque, le autorità catalane sono determinate a tenere domenica prossima un referendum sull’indipendenza della Catalogna che il governo spagnolo vuole impedire.

La legge elettorale, adottata dalla maggioranza separatista del parlamento regionale il 6 settembre scorso, precisa che il censimento delle persone che possono votare, adottato il 30 marzo, comprende “elettori residenti in Catalogna e residenti all’estero”, pari a 5,5 milioni di persone. Tuttavia non viene precisata l’origine dei dati. Il governo centrale afferma di essere il solo competente per il censimento nazionale, accusando le autorità catalane di aver “rubato” questi dati. Le liste degli elettori devono essere trasparenti e pubbliche, ma non sono state pubblicate. Raul Romera, capo dei Rapporti internazionali per la regione, ha detto ieri: “Possiamo garantire che tutto il materiale necessario per il voto è pronto. Le schede possono essere stampate tutte le volte che vogliamo, abbiamo la lista degli elettori, le urne e i seggi”. Per sapere dove votare, gli elettori devono visitare siti web dove inserire il numero del proprio documento di identità. Questi siti cambiano regolarmente dal momento che le autorità giudiziarie puntano a chiuderli. Un collaboratore della France presse ha trovato così l’indirizzo del proprio seggio, ma diversi familiari non sono riusciti. Oggi il vicepresidente Oriol Junqueras ha annunciato che gli elettori potranno ottenere su Telegram maggiori informazioni sui seggi.

Sono 712, su 948, i comuni che hanno accettato di partecipare al voto. Tra le 10 principali città, cinque – Barcellona, Terrassa, Badalona, Sabadell, Reus – hanno autorizzato il voto o hanno annunciato che lo tollereranno. Queste cinque città contano 2,3 milioni di abitanti su complessivi 7,5. La lista completa dei seggi non è stata pubblicata. La procura ha chiesto ieri alla polizia regionale, Les Mossos d’Esquadra, di identificare i seggi e di sigillarli al più tardi venerdì sera e di controllarli fino a domenica, impedendo il voto in un raggio di 100 metri attorno a questi siti. La polizia ha detto che rispetterà l’ordine purché non comporti il rischio di problemi all’ordine pubblico. Le forze dell’ordine, che hanno moltiplicato le perquisizioni, hanno già sequestrato quasi 10 milioni di schede elettorali. Dal 9 settembre scorso, il portavoce del governo catalano, Jordi Turull, ha incoraggiato i catalani “del XXI secolo” a stampare le schede a casa. La polizia non ha ancora trovato le urne. Secondo il quotidiano El Mundo, la polizia sospetta che siano stati gli autisti di panifici industriali e di una catena di supermercati ad averle distribuite con i loro furgoni. E sarebbero già nei municipi.

La commissione elettorale che avrebbe dovuto presiedere il processo referendario si è dimessa dopo che la Corte costituzionale ha minacciato multe da 6.000 a 12.000 euro al giorno. L’esecutivo catalano potrebbe comunque nominarla all’ultimo minuto per “risparmiare” sulle multe. Secondo la Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, un referendum deve essere organizzato da un “organismo imparziale”. La commissione elettorale era stata nominata dal governo indipendentista e i suoi membri avevano tutti rapporti con i separatisti. Secondo El Mundo, la polizia sta cercando il centro informatico che dovrebbe raccogliere i risultati del conteggio dei voti, che si troverebbe nei pressi di Barcellona. La sicurezza è la questione che più preoccupa gli abitanti e le autorità. La polizia regionale ritiene “più che prevedibile” che l’ordine di chiudere i seggi elettorali provocherà “violazioni all’ordine pubblico”. Le autorità catalane hanno lanciato appelli alla calma, mentre il governo di Madrid ha dispiegato i due terzi delle sue unità antisommossa, secondo quanto riferito da El Pais, e più di 10.000 agenti delle forze dell’ordine, oltre ai 16.000 agenti di Les Mossos d’Esquadra.

 

 

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