La sifilide torna a correre tra i giovanissimi: “Un’epidemia silenziosa”
Redazione 11 Marzo 2026
L’infettivologo Matteo Bassetti lancia l’allarme per l’aumento esponenziale dei casi di sifilide in Italia, con un’impennata delle diagnosi tra i 15 e i 17 anni. A determinare il fenomeno sono il calo dell’uso del preservativo, una percezione del rischio azzerata e il deserto dell’educazione sessuale nelle scuole. Per arginare la curva dei contagi, servono test gratuiti e informazione mirata sui canali digitali dei giovani.
Un allarme che arriva dai social
Si chiamava “mal francese” e per secoli ha flagellato l’Europa, finché l’avvento della penicillina non l’aveva relegata nei manuali di storia della medicina. Invece, la sifilide è tornata. E lo ha fatto in silenzio, tra i banchi di scuola e le chat delle app di appuntamenti. Negli ultimi anni, i bollettini epidemiologici registrano una crescita a doppia cifra delle infezioni sessualmente trasmesse e, al centro di questa nuova ondata, c’è la sifilide batterica. A lanciare l’allarme con la consueta schiettezza è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino di Genova. In un reel pubblicato sui suoi canali social, l’infettivologo parla di un “aumento impressionante” di diagnosi già nella fascia d’età tra i 15 e i 17 anni, spesso alla loro prima esperienza sessuale. Un trend che colloca l’Italia nel solco di un fenomeno internazionale in preoccupante risalita.
Perché i giovanissimi sono i più esposti
Non è una malattia esotica né un fantasma del passato. La sifilide è un’infezione batterica che circola oggi nei luoghi della socialità giovanile: licei, università, locali e dating online. Se diagnosticata in tempo, si cura facilmente con gli antibiotici. Se trascurata, però, può provocare danni irreversibili a livello neurologico e cardiovascolare e, in gravidanza, conseguenze gravissime per il feto. Il nodo, per Bassetti, è duplice. Da un lato, la normalizzazione del sesso occasionale resa fluida dalle piattaforme digitali aumenta l’esposizione al rischio. Dall’altro, il preservativo non è più percepito come uno strumento imprescindibile. L’attenzione mediatica su altre emergenze sanitarie ha offuscato la memoria storica dei rischi legati al sesso non protetto.
Il deserto dell’educazione sessuale
A complicare il quadro si aggiunge un vuoto strutturale: l’educazione sessuale resta un tabù nella maggior parte delle scuole italiane, sostituita da informazioni frammentarie e spesso inaffidabili raccolte sul web e sui social. La conseguenza, spiega l’infettivologo, è una generazione che vive la sessualità con maggiore libertà ma con strumenti insufficienti per proteggersi. Non si tratta di fare terrorismo, tiene a precisare, ma di ripristinare una percezione realistica del pericolo e di ricordare che il profilattico è l’unica barriera efficace.
Test gratuiti e informazione mirata
La risposta, per Bassetti, deve essere pubblica e strutturata. Non basta l’appello individuale al buon senso. Servono campagne di informazione mirate che parlino il linguaggio dei giovanissimi, utilizzando gli stessi canali che frequentano ogni giorno: da TikTok a Instagram, dalle piattaforme video alle app. Tra le proposte concrete, la distribuzione gratuita di preservativi nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, affiancata da percorsi obbligatori di educazione alla sessualità e all’affettività. Un altro pilastro fondamentale è l’accesso facilitato ai test. Occorrono ambulatori dedicati con orari flessibili, pensati ad hoc per gli under 25, dove potersi sottoporre a controlli periodici senza stigma e senza barriere economiche.
Gli esperti raccomandano di non sottovalutare segnali come piccole lesioni genitali o orali, rash cutanei insoliti e sintomi simil-influenzali, che possono manifestarsi dopo un rapporto non protetto. La sifilide, infatti, agisce in modo subdolo: i sintomi iniziali possono scomparire spontaneamente, ma l’infezione continua a progredire nell’organismo, danneggiando cuore e sistema nervoso e favorendo la trasmissione ad altri. L’allarme lanciato da Matteo Bassetti è, in fondo, un invito a colmare un vuoto prima culturale che sanitario. La sifilide non è il residuo di un’epoca in bianco e nero, ma il termometro di un presente in cui parlare di sesso in modo aperto, informato e non giudicante è il primo, fondamentale atto di prevenzione.
