La teca riaperta ad Assisi segna l’ottavo centenario della morte del Santo

Chi guida l’iniziativa, cosa viene mostrato al pubblico, dove si trovano le reliquie, quando furono traslate e riscoperte, perché la Chiesa insiste sul valore non macabro della venerazione.

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Per la prima volta, le reliquie di San Francesco sono esposte al pubblico ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della morte del fondatore dell’ordine francescano. La decisione, maturata dopo mesi di valutazioni interne, interrompe una tradizione di riservatezza che ha accompagnato per secoli la custodia delle spoglie. La teca di plexiglass, riempita di azoto e recante l’iscrizione latina Corpus Sancti Francisci, è stata estratta dalla cassa metallica che la protegge dal 1978, anno dell’ultima esposizione, durata appena un giorno e riservata a pochi.

Il corpo del Santo, morto il 3 ottobre 1226, fu traslato nella basilica a lui dedicata nel 1230. La tomba, però, venne riscoperta solo nel 1818, dopo scavi condotti in segreto per evitare intrusioni e furti. Da allora, le esumazioni sono state rare e finalizzate a ispezioni o analisi scientifiche.

L’allestimento e la vigilanza continua

La teca che contiene le ossa, già protetta da un involucro trasparente, è stata collocata all’interno di un ulteriore contenitore di vetro antiproiettile e antieffrazione. Le telecamere di sorveglianza restano attive senza interruzione. L’apparato di sicurezza, discreto ma capillare, riflette la consapevolezza del valore simbolico e storico delle reliquie.

Giulio Cesareo, responsabile della comunicazione del convento, parla di un’occasione destinata a coinvolgere credenti e non credenti. Sottolinea lo stato “danneggiato” e “consumato” delle ossa, interpretandolo come testimonianza di una vita spesa interamente nell’opera di assistenza ai poveri. Una lettura che si inserisce nella tradizione cristiana della venerazione dei resti dei martiri, mai percepita come pratica macabra.

L’afflusso straordinario e la risposta della città

Le prenotazioni hanno già superato le trecentomila richieste, con una prevalenza italiana ma con presenze significative dal Brasile, dal Nordamerica e da diversi Paesi africani. In un periodo solitamente tranquillo, la basilica accoglie circa mille visitatori al giorno nei feriali e quattromila nel fine settimana. Per l’esposizione, i frati prevedono quindicimila ingressi quotidiani nei giorni lavorativi e fino a diciannovemila nel sabato e nella domenica.

La città si prepara a un mese di flussi intensi, con ricadute logistiche e organizzative che coinvolgono strutture ricettive, trasporti e servizi di ordine pubblico. L’evento, pur religioso, assume così un rilievo civile e territoriale, capace di incidere sull’economia locale e sull’immagine internazionale di Assisi.