Politica

L’allarme di Draghi: su clima promesse non mantenute, rischio catastrofe

I Paesi che hanno sottoscritto l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici stanno “venendo meno” alle loro promesse e senza un cambiamento repentino delle politiche le conseguenze “sarebbero catastrofiche”. È l’allarme lanciato oggi dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Un messaggio ribadito due volte: in un videomessaggio al forum sull’ambiente convocato dal presidente americano Joe Biden e nel suo intervento nella prima sessione dei lavori del summit EuMed che si chiude questa sera ad Atene.

Gli incendi di questa estate, ha detto esprimendo la sua solidarietà alla Grecia, sono la “lezione migliore” per comprendere la necessità di “procedere con rapidità e determinazione nella lotta al cambiamento climatico”. Invece, ha accusato nel videomessaggio, le promesse fatte non sono state mantenute. “Se continuiamo con le politiche attuali – ha sottolineato – raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo. Le conseguenze di un tale aumento delle temperature sarebbero catastrofiche”. Quello che serve è “una trasformazione radicale delle nostre economie in un tempo molto breve”.

Tale processo, però, ha ammonito, “comporta costi economici e sociali immensi e abbiamo davanti un programma che non è facile da conciliare: da un lato siamo determinati a percorrere la strada della transizione con massimo impegno e massima rapidità ma dall’altro siamo anche altrettanto determinati a proteggere soprattutto i più deboli da costi sociali che potrebbero essere veramente significativi”. Lo dimostrano, ad esempio, gli aumenti delle bollette di energia e gas, su cui il governo italiano interverrà la prossima settimana con un decreto da 3-3,5 miliardi per limitare i rincari. Una “toppa” per tamponare un problema che è però molto grande e per affrontare il quale sarà “fondamentale” la Commissione europea. Dal summit, infatti, giunge la proposta, illustrata da Draghi, di attribuire a Bruxelles la funzione di “acquirente collettivo” per sfruttarne il potere di acquisto, come accaduto per i vaccini. Una possibilità che in altri settori è tutta da verificare e su cui non sarà facile trovare un accordo, visto anche che non tutti i Paesi sono sullo stesso piano: quelli del Nord, ha fatto notare, sono infatti molto meno dipendenti da alcuni idrocarburi di quelli del Sud.

Altro tema (divisivo) affrontato nel corso dei lavori è quello del Patto di stabilità. Le nuove regole – ha detto il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis – devono far sì che non ci siano “squilibri” perché “non servono nuove misure di austerità ma prospettive di crescita”. La discussione sul “nuovo” Patto si è appena aperta e sarà complessa e lunga. Quello su cui invece occorre essere rapidi è procedere nella costituzione della difesa unica europea, perché le crisi recenti (come quella afghana) mostrano, per Draghi, che “non c’è molto tempo da aspettare”.

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