L’arte di Van Gogh in mano agli scienziati per renderla immortale

“L’arte è lunga e la vita è corta” scriveva Vincent Van Gogh. Il rischio, passati oggi 125 anni dalla morte del pittore olandese, è che anche le sue opere vivano una vita relativamente breve. In un incontro al Politecnico di Milano si è parlato di pittura, colori e di tecniche per conservare i capolavori dell’arte. Ella Hendriks, conservatore del Museo Van Gogh di Amsterdam: “La sfida è esporre i quadri e al tempo stesso preservarli per il futuro in modo che in molti possano ancora apprezzarli. Utilizziamo le più recenti tecnologie per ricreare attraverso la simulazione digitale i colori originali. E’ un modo per recuperare il volto originale dei dipinti, ma anche il loro significato”. In questi ultimissimi anni la ricerca europea nel settore della chimica per i beni culturali si è focalizzata su questi temi. Attraverso un progetto di ricerca scientifica la ricercatrice del Cnr Letizia Monico ha scoperto che un fattore determinante del deterioramento dei dipinti è l’esposizione alla luce solare: “Possiamo dettare linee guida, utlizzando queste indagini scientifiche avanzate, su quali strategie siano più opportune per stabilire le condizioni di illiuminazione all’interno di musei”.Alcuni studi scientifici sui dipinti possono rivelare aspetti di degrado dei colori, ha spiegato Daniela Comelli, del Politecnico di Milano: “In tutti i punti di un’opera d’arte è possibile andare a misurare un’emissione di luminescenza per poter identificare i materiali usati dall’artista”.Le analisi sui pigmenti offrono indicazioni per una corretta conservazione di un dipinto. Un modo per rendere l’arte più lunga della vita e per restituire il significato originale dell’opera.

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