Lega, i fedelissimi di Vannacci tremano: “Non molliamo ma siamo nel limbo”
Emanuele Pozzolo
Dopo lo strappo di Roberto Vannacci con Matteo Salvini, i deputati leghisti vicini al generale si trovano in bilico. Nel transatlantico di Montecitorio le parole sono misurate, gli sguardi sfuggenti. Ma i fatti parlano chiaro: Rossano Sasso ed Edoardo Ziello si preparano a sfidare ancora una volta la linea del partito sul decreto Ucraina, dopo aver già votato contro la risoluzione unitaria della maggioranza per l’invio di armi a Kiev. La frattura è aperta, e nessuno sa quanto si allargherà.
Il provvedimento approda lunedì prossimo nell’aula della Camera. Le commissioni esteri e difesa lo hanno licenziato con una modifica di compromesso: la parola “militari” è sparita dal titolo e dalla rubrica, ma resta nell’articolato. Una mediazione tutta interna al centrodestra che ha permesso a Salvini di salvare la faccia. Per Sasso e Ziello, però, non basta. “Stiamo presentando emendamenti e ordini del giorno, in coerenza con quello che abbiamo votato”, annuncia Sasso senza nascondere l’intenzione di replicare il dissenso.
Furgiuele tentenna: “Resto nella Lega, ma sono pacifista”
C’è poi Domenico Furgiuele, il deputato che aveva deciso di ospitare alla Camera la conferenza stampa sulla remigrazione organizzata da CasaPound e altre formazioni neofasciste. L’evento era stato annullato dal presidente Lorenzo Fontana per “motivi di ordine pubblico”, dopo l’occupazione della sala da parte di parlamentari di Pd, M5S e Avs. Furgiuele non scioglie la riserva sulla sua permanenza nel Carroccio. “Io non mollo mai”, ripete due volte quando gli chiedono se lascerà la Lega. E respinge le voci: “Hanno scritto che ci sto pensando, è falso”. Sul decreto Ucraina tentenna. Il giorno della risoluzione era assente dai banchi leghisti. “Non lo so, se a uno viene il mal di pancia…?”, risponde evasivo. Poi aggiunge: “Io sono pacifista”.
Sasso e Ziello fedeli al generale: “Mai dire mai”
Sul loro eventuale passaggio al neonato “Futuro Nazionale” di Vannacci, Sasso e Ziello cercano di smarcare le domande. Ma la vicinanza al generale è evidente, esibita da tempo senza remore. “L’ultima cosa che farei al mondo è aiutare la sinistra”, dichiara Sasso. Poi difende lo strappo di Vannacci: “Non è un’operazione di palazzo”. E respinge il paragone fatto da Salvini con Gianfranco Fini, che abbandonò il Popolo della Libertà di Berlusconi. Il vicepremier aveva definito Vannacci “disertore” e “traditore”, evocando la parabola finiana. Per Sasso il caso è diverso. Ziello resta sul vago: “Sul futur non vi è certezza, mai dire mai”. Rivendica però di condividere le idee contenute nel libro del generale, “Il mondo al contrario”, ricordando che fu lo stesso Salvini ad aprire le porte a Vannacci quando il militare presentava il suo manifesto nelle piazze italiane.
Pozzolo si schiera: “Vannacci è il nostro de Gaulle”
L’ex deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo, espulso dal partito per la vicenda degli spari a una festa di Capodanno, non ha dubbi. Affida a Facebook la sua decisione: “Seguirò Roberto Vannacci in Futuro Nazionale, perché il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche”. E lancia la provocazione: “Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano”. Per Pozzolo sul generale “possono convergere tradizioni diverse, una destra autentica che difende la sicurezza”. La sfida a Salvini è lanciata. Ora si vedrà quanti seguiranno.
