L’errore di Joronen e la deviazione di Ceccaroni condannano un Palermo opaco in riva all’Adriatico
Il portiere finlandese propizia il pareggio di Insigne con un rinvio errato, mentre una traiettoria sfortunata all’ottantasettesimo minuto regala i tre punti ai padroni di casa e frena le ambizioni siciliane.
(foto palermofc.com)
Il Palermo cade a Pescara sotto i colpi di un’incoscienza tattica e di errori individuali che pesano come macigni. Dopo quattordici risultati utili consecutivi, la squadra di Filippo Inzaghi abdica all’Adriatico, sconfitta 2-1 da un avversario ultimo in classifica ma animato da una necessità di sopravvivenza superiore alla qualità tecnica espressa dagli ospiti. La rete di Pohjanpalo in apertura di ripresa sembrava aver incanalato il match sui binari della logica, prima che l’ingenuità di Joronen e una deviazione fortunosa di Ceccaroni ribaltassero l’esito della contesa.
L’illusione del vantaggio e il blackout
Il primo tempo scivola via tra fiammate intermittenti e una gestione del possesso palla sterile da parte dei rosanero. Se Saio si deve superare su Johnsen, è il Pescara a dare l’impressione di avere più fame, sfiorando il vantaggio con Di Nardo. La ripresa inizia sotto i migliori auspici per il Palermo: al 47’ Pohjanpalo trasforma in oro un assist di Segre, siglando lo 0-1. È un’illusione che dura otto minuti. Al 55’, un rinvio totalmente errato di Joronen regala il pallone a Di Nardo, il quale serve Lorenzo Insigne: il capitano biancazzurro non perdona, siglando il pareggio e ritrovando il gol dopo un digiuno durato oltre cinquemila giorni.
L’inerzia del match cambia padrone
Subìto l’1-1, il Palermo scompare dal campo. La manovra diventa farraginosa, le distanze tra i reparti si dilatano e il Pescara, rinvigorito, inizia a produrre occasioni in serie. Joronen tenta di riscattarsi con un intervento prodigioso su Faraoni, ma l’inerzia è ormai segnata. Inzaghi prova a rimescolare le carte con gli ingressi di Le Douaron e Blin, senza tuttavia ritrovare la bussola. Il Pescara preme con insistenza, sfruttando la vivacità di Meazzi, subentrato proprio a un esausto Insigne, e la fisicità di un centrocampo che vince ogni duello individuale.
Il sorpasso finale e la classifica
Il verdetto arriva all’87’. Meazzi si accentra e calcia dal limite dell’area; la traiettoria, sporcata in modo decisivo dalla schiena di Ceccaroni, scavalca l’incolpevole Joronen per il definitivo 2-1. Il forcing finale del Palermo produce solo una serie di calci d’angolo e molta confusione, mentre il Pescara si difende con ordine fino al triplice fischio di Maresca. Per gli abruzzesi sono tre punti vitali che riaprono il discorso salvezza, portandoli a 21 punti. Per il Palermo è un brusco risveglio: la vetta, occupata da Monza e Venezia, dista ora sei lunghezze, e il terzo posto del Frosinone rimane a tre punti di distanza.
