Cronaca

Libia, almeno 21 morti. E ora Sarraj lancia operazione “Vulcano di rabbia”

E ora, in Libia, si registrano i primi morti. “Il bilancio degli scontri alla periferia di Tripoli e’ arrivato finora a 21 morti e 27 feriti”, scrive il sito Alwasat citando il portavoce del ministero della Sanita’, Amin Mohamed Al Hashmi, il quale ha precisato che fra le vittime ci sono “un medico, un assistente medico” e due altri civili. Ieri sera l’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar aveva annunciato che, dall’inizio degli scontri, quindi in due giorni, aveva perso 14 militari.

E, intanto, il portavoce delle forze armate del governo di accordo nazionale di Sarraj, il colonnello Mohamed Gounonou, ha annunciato l’inizio della controffensiva “vulcano di rabbia” per “ripulire tutte le citta’ dagli aggressori e dalle forze illegittime”, ovvero gli uomini del generale Khalifa Haftar. Lo riferisce il Libya Express riportando le parole del portavoce il quale ha affermato che “l’esercito libico respinge colpi di stato e una sua militarizzazione: la Libia sara’ sempre uno stato civile, l’esercito lo proteggera’ e garantira’ la sicurezza della popolazione”.

Nel segnalare i primi raid aerei da parte delle forze del generale Khalifa Haftar, la pagina Facebook della “Divisione informazione di guerra” dell’Esercito nazionale libico, ha confermato che “aerei da caccia” hanno compiuto alla “periferia di Tripoli” incursioni contro “postazioni delle milizie” che difendono il governo del premier Fayez al-Sarraj Il post, che conferma informazioni del sito Libya Observer, sostiene che gli obbiettivi sono stati colpiti “con alta precisione dopo che queste milizie hanno usato armi pesanti”. In questo scenario, l’Onu ha lanciato un appello urgente per una tregua provvisoria che permetta di evacuare feriti e civili intrappolati negli scontri tra le forze leali al governo di unita’ nazionale di Fayez al Serraj e le truppe legate al generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica.

 La missione Onu in Libia (Manul) ha lanciato “un appello a tutte le parti armate che si trovano nella regione di Wadi Rabi, al-Kayekh, Gasr ben Ghachir e Al-Aziziya (a sud di Tripoli) a rispettare una tregua umanitaria dalle 16 alle 18 ora locale (14-16 Gmt) per assicurare l’evacuazione dei feriti e dei civili da parte dei soccorritori della Croce Rossa libica”. Ma la Libia e la sua capitale in particolare, è in pieno caos.  A Tripoli e’ iniziata la corsa all’ accaparramento di beni di prima necessita’ generato dai timori che il conflitto tra le milizie a difesa della citta’ e le forze del generale Khalifa Haftar possa prolungarsi.

“In effetti c’e’ una corsa agli acquisti delle cose che piu’ servono, ma non e’ eccessiva”, ha sostenuto una fonte che preferisce restare anonima all’Ansa. “C’e’ il timore che lo scontro possa durare a lungo. Ma se Haftar comincia a sparare missili, allora si’ che potrebbe essere un vero accaparramento. La gente potrebbe anche cominciare a partire”, ha aggiunto l’uomo ricordando che Tripoli ha “tre milioni di abitanti”, di cui “tanti non-censiti” e arrivati in citta’ “da sud ed est”: “ci sono anche 115 famiglie provenienti da Bengasi. Anti-haftariani”, ha detto la fonte riferendosi a sfollati creati dai combattimenti quasi casa per casa condotti per tre anni e mezzo fino al 2017 dalle milizie del generale per la conquista della seconda maggiore citta’ libica.

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