L’Inter sperimenta, soffre e vola in semifinale di Coppa Italia

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(foto x.com/Inter)

L’Inter batte il Torino 2-1 a Monza, si qualifica per la semifinale di Coppa Italia e conferma il suo percorso nella competizione. Decide una formazione inedita disegnata da Cristian Chivu, tra giovani lanciati dal primo minuto, rotazioni profonde e scelte obbligate. I nerazzurri vanno avanti con Bonny e Diouf, resistono al ritorno granata e chiudono una serata tutt’altro che scontata davanti a poco più di 13 mila spettatori.

Il risultato certifica il passaggio del turno, ma racconta solo in parte una partita che è stata soprattutto un manifesto di sperimentazione. San Siro chiuso per i preparativi legati all’apertura delle Olimpiadi invernali, sede traslocata a Monza, clima da calcio d’agosto più che da quarto di finale. In questo contesto, l’Inter si presenta con dieci cambi rispetto alla gara di Cremona, due Under 23 sulle fasce e una regia affidata all’esperienza di Mkhitaryan.

Scelte radicali e una Inter mai vista

Chivu azzera le certezze e ridisegna la squadra. In tribuna finiscono Sommer, Akanji, Zielinski e Dimarco. Dietro tornano De Vrij e Acerbi, davanti spazio a un attacco rimaneggiato. È un’Inter di necessità, ma anche di convinzione: quella che usa la Coppa Italia come banco di prova per allargare il gruppo e testare alternative.

Il Torino di Baroni risponde con prudenza nel primo tempo, più intraprendenza nella ripresa. I granata arrivano a Monza con sei assenze pesanti per infortunio e una panchina inizialmente ricca di nomi importanti tenuti a riposo: Maripan, Zapata e Ilkhan. La prima mezz’ora scivola via tra studio e ritmo controllato, con i nerazzurri più presenti nella metà campo avversaria ma poco incisivi.

La partita si sblocca al 35’. Bonny svetta di testa e segna su cross di Issiaka Kamate, classe 2004, all’esordio assoluto in prima squadra. Doveva essere una serata di copertura, diventa una notte da ricordare. Il giovane francese, richiamato dal prestito, entra all’ultimo per il forfait di Darmian colpito da una sindrome gastrointestinale acuta e firma subito un assist pesante.

I giovani protagonisti e il vantaggio nerazzurro

Nel primo tempo c’è spazio anche per la traversa di Carlos Augusto, oggi adattato a braccetto di difesa, e per una conclusione di Frattesi, l’unico titolare confermato rispetto a Cremona. Il Torino risponde con Prati, che calcia alto al termine di una buona azione costruita sulla corsia destra da Pedersen, tra i più vivaci.

L’Inter rientra dagli spogliatoi e colpisce subito. Al 47’ Diouf, per la prima volta titolare nel ruolo di mezzala, sfrutta l’assist di Thuram e firma il 2-0. È il terzo gol stagionale per il numero 17, già decisivo agli ottavi contro il Venezia. Sembra il colpo del ko, ma il Torino reagisce con carattere.

Nel giro di dieci minuti Martinez è chiamato tre volte all’intervento: prima da Njie, poi da Vlasic e infine da Tameze. Il pubblico granata cresce di volume e al 57’ arriva il gol che riapre tutto. Pedersen supera ancora Cocchi sulla sinistra e serve Kulenovic, che di testa batte Martinez e firma il 2-1.

Il Toro spinge, l’Inter stringe i denti

Chivu corre ai ripari: cambia l’attacco, inserisce Lautaro e Pio per Thuram e Bonny, poi mette mano alla regia togliendo Mkhitaryan per Sucic. Il Torino però continua a spingere, sospinto dall’entusiasmo e da un’Inter che perde campo e certezze.

Al 74’ arriva il momento più delicato della serata nerazzurra. Prati segna di testa il possibile 2-2, ma il gol viene annullato per fuorigioco. Un brivido lungo la schiena di Chivu, che risponde con un altro cambio difensivo: dentro Bisseck, fuori Cocchi.

Nel finale il Torino ci prova con cuore e orgoglio, ma l’Inter regge, gestisce e porta a casa la qualificazione. Dopo il ko di Riad contro il Bologna, Chivu vince ancora una gara da dentro o fuori in Coppa Italia, dopo quella con il Venezia. La semifinale è il premio per una squadra sperimentale, imperfetta, ma capace di restare in piedi quando conta.