L’oro olimpico che sembrava impossibile: Brignone regina del Super G a Milano Cortina 2026
Federeca Brignone
Il 3 aprile 2025 Federica Brignone si procurava una frattura scomposta di tibia e perone. Dieci mesi dopo, il 12 febbraio 2026, vince l’oro olimpico nel Super G di Cortina. Tra questi due momenti si colloca un’impresa che va oltre la dimensione sportiva. Perché il trionfo di Brignone non è soltanto una medaglia. È la dimostrazione che esiste un confine mobile tra il possibile e l’impossibile, e che quel confine si sposta quando la volontà incontra la competenza.
La portabandiera italiana parte con il pettorale numero sei. Scia come se il tempo non si fosse mai fermato. Come se quei mesi di riabilitazione, dubbi e paure fossero stati soltanto una parentesi lontana. Sul tracciato disegnato dall’allenatore norvegese – una pista piena di trappole, curve cieche e linee da interpretare – cadono in cinque tra le prime nove al via. Tra loro alcune delle favorite. Brignone invece disegna i curvoni in velocità con una sicurezza che altre, come Aicher e Weidle, non riescono a trovare. Resta alta dove serve, attacca quando la pista lo consente, non sbaglia un ingresso.
La gara perfetta sotto gli occhi del Quirinale
Sotto gli occhi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di Deborah Compagnoni, ferma il cronometro su 1’23″41. Un tempo che nessuna, dopo di lei, riesce ad avvicinare. Alle sue spalle salgono sul podio la francese Romane Miradoli, seconda a 41 centesimi, e l’austriaca Cornelia Huetter, terza a 52 centesimi. Quinta Laura Pirovano a 76 centesimi, settima Elena Curtoni a 77, altro segno di un’Italia profonda, solida, competitiva.
“Ho pensato a sciare, a fare il massimo, ma non pensavo di poter vincere, o la va o la spacca mi sono detta”, sono le prime parole della nuova regina olimpica. “Campionessa olimpica? Mai nella vita me lo sarei aspettata, è qualcosa di speciale. Ce l’ho fatta perché non mi mancava, sapevo che era qualcosa di più, ero tranquilla, mi valutavo outsider, sapevo di aver già fatto tanto”.
È l’oro che le mancava. Dopo l’argento in gigante e il bronzo in combinata a Pechino, e il bronzo in gigante a Pyeongchang, a 35 anni completa il cerchio. Una carriera gigantesca: due ori mondiali – combinata 2023, gigante 2025 –, tre argenti iridati, due Coppe del Mondo generali, cinque di specialità e trentasette vittorie nel circuito maggiore.
La commozione del presidente del Coni
Commosso il presidente del Coni, Luciano Bonfiglio: “Ha dimostrato come si deve reagire, arrivando qui con grande professionalità. Dietro c’è tutto lo staff, è una delle poche volte in cui mi sono commosso. Gareggiare in Italia hai la pressione di tutti, isolarsi vuol dire essere dei fenomeni. Mi dispiace per Sofia, ma abbiamo dimostrato di essere uno squadrone. Che volete di più: siamo forti, siamo italiani e stiamo vincendo. Il presidente Mattarella è molto competente ed è presente, è il nostro primo tifoso. Non siamo ancora stanchi di vincere”.
E poi le parole di mamma, Nina Quario, ex campionessa anche lei: “È fantastica, non so cosa dire. Credevo che sarebbe tornata, ma vincere l’oro in Super G è incredibile, ora non manca più l’oro olimpico. Grazie a tutti quelli che ci sono stati vicini in questo periodo, spero siano felici come noi oggi. Come festeggiamo? Come sempre, a dirle brava quando è brava e sbagli quando sbaglia”.
Niente grandi festeggiamenti, ora il gigante
“Devo tornare a fare quello che devo fare e poi ho lo slalom gigante. Le mie gambe hanno bisogno di molte cure”, ha dichiarato Brignone dopo la conquista dell’oro, rispondendo a chi le chiedeva come avrebbe festeggiato. “Penso che resterò con la mia squadra, con i miei fratelli, mia madre e i miei amici. Voglio solo passare un po’ di tempo con loro e festeggerò dopo le Olimpiadi”.
“Mi ha commosso ancora di più vedere mia madre e i miei due fratelli, che erano stati mostrati alla partenza, piangere. Avevo già superato il momento emotivo, quindi sul podio ho cercato davvero di godermi tutto”. Quanto all’incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la sciatrice ha detto che “come al solito, è stato molto umile e gentile, e quello che mi ha detto mi ha reso ancora più orgogliosa. Ha detto che era orgoglioso di me”.
“Più di una lacrima mi è scesa sulle guance. Ho sofferto. È stata una sofferenza meravigliosa che ricorderò per sempre”, ha ricordato Davide Brignone, fratello e allenatore di Federica, rievocando quanto vissuto a Cortina durante la discesa che è valsa la medaglia d’oro nel Super G. “Ero seduto lì sulla mia panchina, ho provato tante, tante emozioni forti e, alla fine, tutto è andato per il verso giusto. È stato bellissimo e ne sono davvero grato”.
La medaglia d’oro “sembra un film in cui uno dice: tutto va bene, poi tutto va male. Queste sono le Olimpiadi in casa” e all’inizio “non va tanto bene, e poi vinci. Ce l’ha fatta a raggiungere questo obiettivo. Non era un nostro obiettivo, ma un sogno. Questa volta, è stato davvero un sogno dopo quello che le è successo, l’infortunio”. “Ti senti davvero come se i sogni potessero diventare realtà e sono orgoglioso di lei, sono orgoglioso di noi per averci provato. Se non ci avessimo provato, non sarebbe mai successo”. Quanto al suo ruolo: “Non posso gareggiare per lei, ma forse posso alleggerirla di certi pesi. Farla diventare più leggera e allenarla con più coraggio, con più voglia. I risultati dicono che è stato così. Io e Fede siamo così uniti, passiamo così tanto tempo insieme che è come se anch’io avessi vissuto quelle emozioni. In realtà lei è stata molto più brava di me nell’elaborarle, nel vedere le cose in modo positivo”.
Il sogno era tornare. L’impresa era vincere. Federica Brignone ha fatto entrambe le cose. E Cortina l’ha incoronata per sempre.
