Politica

M5s “corteggia” il Pd, ma Zingaretti non apre: no a furbizie

Al momento non si può parlare di un vero e proprio “corteggiamento”, ma sicuramente il Movimento 5 stelle sta “studiando” le prime mosse di Nicola Zingaretti alla guida del Pd. Certo il governo appare ancora saldo, ma i pentastellati escono dalle batoste alle regionali di Abruzzo e Sardegna e guardano i sondaggi in calo. E allora perché non coltivare un possibile piano B? Ieri a fare la prima mossa è stato Luigi Di Maio, sfidando il neo segretario Dem sulla questione del salario minimo. “Mi auguro di vedere sul tema un’ampia convergenza parlamentare. Perché è una cosa giusta. Chi vuole fare gli interessi dei lavoratori non può tirarsi indietro”, ha detto il vicepremier, rivolgendosi al Pd.

Oggi un altro passo lo ha fatto Emilio Carelli, giornalista e deputato pentastellato, intervenuto ad Agorà su Rai3 insieme al senatore democratico Antonio Misiani. “Io non ho mai avuto pregiudiziali, e mi fa piacere incontrare qui in studio il collega, per un dialogo con il Partito democratico”, ha detto l’ex direttore di SkyTg24. Del resto, un “cantiere” tra Zingaretti e M5s è stato aperto da tempo, tra alterne fortune, alla Regione Lazio. La pentastellata sconfitta Roberta Lombardi ha a lungo lavorato per una intesa con il governatore, anche in contrasto con i vertici nazionali del Movimento. Dopo l’elezione a segretario, spiega al ‘Messaggero’ la Lombardi, capogruppo alla Pisana, “dovremmo valutare il suo approccio. Se lavorerà sui temi, per il territorio, è un conto, se farà politica attaccando i 5 stelle un giorno sì e l’altro pure, è ovvio che il dialogo con noi si interrompe”.

Dunque, sintetizza, “noi faremo opposizione con chiarezza” ma senza chiusure, a nessun livello: “Le vicende del Lazio vanno di pari passo con quelle nazionali, che si rivoti tra 4 mesi o 4 anni. Il M5s è equidistante da destra e sinistra, non cambierà. Si possono fare accordi, ma solo dopo il voto e in base ai programmi”. Da parte sua, per il momento, Zingaretti evita di affrontare il tema, limitandosi a rispondere a Di Maio che non si possono accettare “furbizie”. La priorità, adesso, è dare una nuova struttura al partito. Il nuovo tesoriere, in sostituzione del renzianissimo Francesco Bonifazi, dovrebbe essere Luigi Zanda, mentre come vice potrebbe arrivare Paola De Micheli. A cambiare dovrebbero poi essere anche i capigruppo di Senato e Camera, più (Andrea Marcucci) o meno (Graziano Delrio), legati al senatore di Rignano sull’Arno. Il tutto per arrivare pronti alle elezioni europee. Il nuovo vertice del Nazareno è convinto che il Pd, dopo aver toccato il fondo, abbia iniziato a risalire la china, e che i 5s siano in declino, schiacciati dall’alleato leghista. Una difficoltà di cui Zingaretti vorrebbe approfittare subito. askanews

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