Cronaca

Proteste in tutta Russia contro presidenziali, 240 arresti. In manette anche Navalny

Sono circa 240 le persone arrestate oggi in Russia nel corso delle manifestazioni contro le elezioni presidenziali del 18 marzo, definite una “farsa” dal leader dell’opposizione Alexey Navalny, finito anch’egli in manette a Mosca per aver organizzato una protesta non autorizzata. Il numero degli arresti è stato precisato dalla ong russa OVD-Info. Migliaia le persone che hanno partecipato alle manifestazioni tenute in decine di città del Paese contro quelle che Navalny ha definito “pseudo-elezioni”. Il leader dell’opposizione non può sfidare il presidente russo Vladimir Putin perché dichiarato ineleggibile per una condanna penale a suo carico. In molti hanno scandito slogan e mostrato striscioni con su scritto “sciopero degli elettori” e “senza di me”. Secondo giornalisti della France presse, a Mosca sono state tra 3.000 e 4.000 le persone che hanno partecipato alla manifestazione. Le autorità hanno consentito loro di sfilare sulla piazza Rossa. Come riporta la stessa ong, che monitora le azioni della polizia durante le dimostrazioni, la maggior parte dei fermi, per ora, si e’ verificata a Ufa, Murmansk e Mosca, dove e’ stato portato via dalla polizia, come detto, anche Navlany, poco dopo che si era riuscito a unire ai suoi sostenitori. La polizia ha detto che il motivo del fermo e’ la “violazione della legge sull’organizzazione di manifestazioni e raduni”.

Il comune della capitale russa non aveva accettato la richiesta di tenere la marcia in centro, sulla via Tverskaya, e aveva proposto alcune zone periferiche come alternativa. “No, non andremo nel bosco”, e’ stata la risposta dell’oppositore, che ha confermato ai suoi l’appuntamento sulla lunga via che porta al Cremlino, diventata ormai il simbolo del dissenso. Anche se il numero di chi ha deciso di scendere in piazza – sfidando il divieto delle autorita’, come e’ successo a Mosca e San Pietroburgo – e’ nell’ordine di alcune migliaia di persone quello che risalta ed e’ significativo e’ l’estensione geografica della protesta. Le dimostrazioni sono state indette in 115 citta’ e si sono svolte in ogni angolo del vasto paese: Samara, Novosibirsk, Togliatti, Astrakhan, Kaluga, Vladivostok, fino a Makhachkala, in Dagestan, dove per tradizione il rating di Putin sfiora il 100% dei consensi, e Murmansk, dove i manifestanti hanno sfidato temperature intorno ai -20 . Le proteste erano unite sotto il titolo “Lo sciopero degli elettori”, perche’ quello che chiede Navalny ai russi e’ di dimostrare con un vasto astensionismo alle urne il loro il loro sdegno, per elezioni prive di competizione politica e destinate solo a riconfermare Vladimir Putin per un quarto mandato di altri sei anni al Cremlino.

Tra gli slogan scanditi tra i manifestanti – soprattutto giovani, ma anche numerosi adulti e famiglie – vi sono “Elezioni + Putin = Russia senza futuro”, “Putin ladro”, “La Russia sara’ libera” e “Quarto mandato in prigione”. La giornata si era aperta con fermi e blitz della polizia a Mosca, negli uffici della campagna elettorale di Navalny, il quale e’ riuscito a far perdere per alcune ore le sue tracce per poi apparire in via Tverskaya, insieme ai circondati dai suoi sostenitori. Pochi minuti dopo, alcuni agenti lo hanno trascinato via, mentre la folla urlava “vergogna”. Navalny aveva dichiarato la sua intenzione di sfidare Putin alle urne gia’ nel dicembre 2016. Da allora, per un anno, ha girato il paese organizzando comizi per farsi conoscere dagli elettori e facendo affidamento sui social network, visto che di fatto non ha accesso ai media nazionali. L’oppositore e’ riuscito ad aprire 84 uffici in diverse regioni e sostiene di aver raccolto 200.000 volontari a suo sostegno. A dicembre, la Commissione elettorale lo ha ufficialmente squalificato dalla competizione elettorale, per via di una condanna a cinque anni con la condizionale, comminatagli per frode in un caso che, a suo dire, e’ politicamente motivato. Impossibilitato a partecipare alle presidenziali, ora l’oppositore e’ intenzionato a delegittimare la quasi scontata vittoria di Putin a marzo con un record negativo di affluenza.

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